Quelle Dolomiti amiche del Dalai Lama

L’incomparabile scenario delle Dolomiti di Brenta fece da sfondo nel 2001 a una cerimonia che vide coinvolte le valli Giudicarie. Ad accogliere Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama del Tibet, nella piazza centrale di Pinzolo dove gli venne consegnata la Targa d’Argento della Solidarietà Alpina, c’era una grande folla: tutti i sindaci della valle con i gonfaloni dei Comuni, le associazioni di volontariato, i vigili del fuoco, il coro Presanella, gli scout, i bambini delle scuola materna, coloratissimi e con decine di disegni sventolanti, e, naturalmente, gli uomini del Soccorso alpino. Al suo arrivo il Dalai Lama fu accolto da un lungo applauso, mentre i bambini di Pinzolo gli consegnarono dei doni e un mazzetto di stelle alpine. L’evento è stato ricordato in occasione del sessantesimo anniversario dell’Insurrezione di Lhasa e dell’inizio dell’esilio di Tenzin Gyatsto.

La fuga del Dalai Lama, al centro, attraverso l’Himalaya. In apertura Tenzin Gyatso mentre a Pinzolo, nel 2001, riceve il Premio della solidarietà alpina dalle mani di Angiolino Binelli, presidente del comitato organizzatore.

Il leader, seguito da 80.000 tibetani dopo che si era diffusa la voce di un rapimento da parte dei cinesi, scelse la via dell’esilio e nella notte del 17 marzo 1959 lasciò il Palazzo del Norbulinka, dirigendosi verso l’India attraverso le montagne himalayane. Fu accolto dal Premier Pandit Nehru, che gli assicurò il sostegno del governo indiano e accolse la diaspora tibetana. Il Dalai Lama fu dapprima ospitato a Mussorie, e dal maggio 1960 risiede a McLeod Ganji, poco sopra la città di Dharamsala e a ridosso della catena montuosa dell’Himalaya. Va sottolineato che nell’avvicinarsi dell’anniversario della rivolta di Lhasa le autorità della Repubblica Popolare Cinese hanno chiuso in questi giorni, a quanto si apprende, le frontiere del Tibet a media e turisti stranieri fino al 1° aprile.