Mezzalama 2019, spunta un terzo quattromila

Il Trofeo Mezzalama, prova finale del circuito europeo di scialpinismo “La Grande Course”, annuncia che la prossima 22a edizione si corre sabato 27 aprile 2019, con partenza dal centro di Breuil-Cervinia e traguardo a Gressoney-La-Trinité. Previste fin d’ora come date di riserva in caso di maltempo domenica 28 aprile, sabato 4 e domenica 5 maggio 2019. “La data effettiva di svolgimento”, spiega la guida di Champoluc Adriano Favre, a capo dello staff organizzativo, “verrà confermata pochi giorni prima del via e comunicata agli atleti via internet sulla base delle previsioni meteo aggiornate. Dalla rinascita 1997 siamo riusciti a garantire il regolare svolgimento biennale del Mezzalama individuando ‘finestre’ di bel tempo a volte di poche ore, grazie alla collaudata intesa con la Società Meteorologica Italiana coordinata da Luca Mercalli”.

La storica gara nata nel 1933 è l’unica al mondo a svolgersi sui ghiacciai attraversando due quattromila, la vetta del Castore (4126 m) e il Naso dei Lyskamm. “Quest’anno”, annuncia Favre, “il percorso supererà la calotta nel Naso (4275 m), più alta del Castore. Ma la vera novità dell’edizione 2019 sarà un terzo quattromila. Invece di cominciare la discesa verso Gressoney appena valicato il Naso, da quota 3900 gli atleti risaliranno con gli sci verso il colle del Lys fino alla Roccia della Scoperta (4177 m). Come nel Mezzalama 1978, vogliamo ricordare l’impresa dei sette montanari di Gressoney che nel 1778 raggiunsero questo piccolo isolotto roccioso che emerge dai ghiacciai tra Valle d’Aosta e Vallese. Fu un’impresa di livello europeo, compiuta otto anni prima della conquista del Monte Bianco. I sette pionieri gressonari, ricordati da un bel monumento a Gressoney- Saint-Jean, inaugurarono così sia la scoperta del massiccio del Monte Rosa, sia la storia dell’alpinismo”.

Le iscrizioni si sono chiuse sul sito www.trofeomezzalama.it lunedì 25 marzo. Sono ammesse 300 squadre nella storica formazione da tre atleti ciascuna, per un totale di 900 concorrenti. Per maggiore sicurezza sui ghiacciai il regolamento prescrive ora la piccozza in dotazione a ogni singolo atleta, mentre in passato ne bastava una per cordata. Sono inoltre obbligatori ramponi con punte d’acciaio almeno nella parte anteriore.

Va ricordato che la Fondazione Trofeo Mezzalama, come tutti i comitati organizzatori all’interno del circuito internazionale della Grande Course, ha sempre rivolto ai più giovani particolare attenzione con l’inserimento di una gara apposita, all’interno del programma ufficiale. La gara Mezzalama Jeunes riservata ad atleti under 18 si corre sulle nevi di Gressoney venerdì 26 aprile. Il giorno successivo i giovani partecipanti, accompagnati da guide alpine, potranno risalire in quota verso il Rifugio Mantova e la Capanna Gnifetti per assistere alla discesa degli atleti del Trofeo Mezzalama.

 

La scoperta del Monte Rosa

L’ascensione dei sette giovani di Gressoney che a metà agosto del 1778 sfidarono per primi i vasti ghiacciai del Monte Rosa raggiungendo la Roccia della Scoperta (4177 m) inaugura la scoperta del massiccio fino ad allora sconosciuto e temuto. Cercavano la “valle perduta” degli antenati tramandata dalle leggende walser, trovarono un nuovo orizzonte aperto verso il Vallese e individuarono una corona di alte cime che sarebbero state salite da figli e nipoti.

I gressonari Jean Nicolas Vincent e Joseph Zumstein nel 1819 e 1820 raggiunsero le alte vette che presero il loro nome (Piramide Vincent 4235 m, quest’anno il bicentenario!, e Punta Zumstein 4567 m), come pure gli alagnesi Pietro Giordani (nel 1800) e don Giovanni Gnifetti che capitanò la spedizione del 1842, vittoriosa dopo tre tentativi interrotti. Nel 1824 il topografo militare austriaco Ludwig von Welden pubblicò a Vienna il primo libro con una descrizione del grande massiccio (Der Monte-Rosa), divulgando i resoconti del gressonaro Zumstein e battezzando le cime più alte: Piramide Vincent, Punta Zumstein, Punta Parrot (scienziato tedesco autore di un tentativo con Zumstein nel 1817), SignalKuppe (che diverrà la Punta Gnifetti), Punta Ludwig e la “Punta più alta” (Höchstespitze, che diverrà nel 1863 la Dufourspitze, Punta Dufour, grande topografo svizzero). Questa vetta più alta sarà scalata solo nel 1855 da inglesi con guide svizzere. Dopo metà Ottocento matura l’alpinismo organizzato che dilagherà sulle Alpi e su tutte le montagne del mondo, un’attività emblematica dei tempi moderni che fonde la ricerca esplorativa con la competizione sportiva. Nasce a Londra per primo l’Alpine Club alla fine del 1857. Sulle Alpi gli inglesi vengono imitati dagli svizzeri (1862), dagli austriaci e dagli italiani (1863).

Il nostro Club Alpino viene fondato a Torino dal geologo, ingegnere e uomo politico biellese Quintino Sella, per adeguarci alla nuova tendenza europea e migliorare la reputazione del nostro paese. Poichè le grandi montagne a ridosso di Biella sono i quattromila del Monte Rosa, cominciando dalla valle di Gressoney, lo scienziato biellese Quintino Sella si formò su questo massiccio. Nel 1854 compì una delle prime ascensioni del Breithorn. Perciò il Monte Rosa fu la culla del Club Alpino Italiano e dell’alpinismo nazionale, alle origini dell’Italia unita (L’unità d’Italia comportò la perdita della Savoia, ceduta da Cavour alla Francia, con la valle di Chamonix e gran parte del Monte Bianco).

L’arrivo nel 1889 a Gressoney della regina Margherita darà un grande impulso alla moda del turismo alpino che trasformerà l’antico villaggio di contadini in una delle mete più ricercate della valle d’Aosta. Nel 1893 sulla Punta Gnifetti il Cai edifica la capanna-osservatorio Regina Margherita che rimarrà la più alta d’Europa, battendo lo stesso Monte Bianco. La regina, sostenitrice dell’opera e abituale frequentatrice di Gressoney, sale alla nuova capanna a 4554 m di quota a pernottarvi per prima.

Ci sono splendide foto che lo documentano, allora diffuse sui giornali di mezza Europa. Nel 1907 la regina Margherita appoggerà la costruzione dell’Istituto scientifico al col d’Olen, ideato dal fisiologo Angelo Mosso, che è stato di recente ricostruito dall’Università di Torino. L’epopea esplorativa del Monte Rosa viene idealmente coronata nel 1933 dal Trofeo Mezzalama, la gara di sci più alta e ambita delle Alpi (e del mondo): gli scialpinisti legati in cordata attraversano il versante valdostano del massiccio da Breuil-Cervinia a Gressoney passando dalla vetta del Castore (4226 m) e dal Naso del Lyskamm (4275 m). Ottorino Mezzalama fu un pioniere torinese dello scialpinismo, perito sotto una valanga nel 1931. La gara si disputa dal 1933, ma la prima edizione viene interrotta a metà per il maltempo. Così la prima edizione completa dal colle del Teodulo al Lago Gabiet sopra Gressoney si svolge nel 1934.

Nelle prime 10 edizioni disputatesi negli anni Trenta e negli anni Settanta la gara venne vinta quasi sempre dalle cordate militari degli alpini. Rammentiamo che la Scuola Militare Alpina di Aosta venne fondata nel 1934, proprio all’epoca della nascita del Mezzalama. Nelle Olimpiadi di Garmisch del 1936 (le Olimpiadi di Hitler) la gara di sci a squadre venne vinta dalla squadra italiana degli alpini campioni del Mezzalama. L’edizione del Mezzalama 1978 celebrò il bicentenario dell’ascensione alla Roccia della Scoperta (4177 m) prolungando il tracciato dal Naso del Lyskamm fino a quel piccolo quattromila raggiunto dai sette gressonari nel 1778. Qui venne posata una targa ricordo in bronzo. Nello stesso tempo a Gressoney-Saint-Jean venne inaugurato un bel monumento ai sette gressonari che si ammira tuttora nell’area di sosta tra il torrente Lys e il centro storico.

Quest’anno i novecento concorrenti del Mezzalama si spingeranno fino alla Roccia della Scoperta per ricordare l’impresa di 241 anni fa. L’affascinante epopea è stata illustrata nella mostra I pionieri del Monte Rosa allestita nella scorsa estate all’Alpenfaunamuseum di Gressoney-Saint-Jean. In mostra, accanto alla ricostruzione storica dell’esplorazione del Monte Rosa, una selezione di straordinarie foto di fine Ottocento e inizio Novecento pressoché sconosciute di storici fotografi gressonari dagli archivi Curta-Guidani e Monterin. Ne rimane un bel catalogo pubblicato da Guindani di Gressoney.

Appunti di Pietro Crivellaro, le foto sono state gentilmente concesse dall’organizzazione

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