Monte Bianco, rivoluzione in vista

Si avvicina il periodo estivo delle salite in alta montagna e perciò a Chamonix, capitale mondiale dell’alpinismo, e a Saint Gervais, base di partenza per la normale francese al Monte Bianco, si stanno affinando le nuove procedure ed approntando gli strumenti per la regolamentazione delle salite alla massima vetta delle Alpi (e non d’Europa, come alcuni continuano a dire e scrivere). E’ venuto il momento di sperimentare quanto, nel mese di settembre 2018, l’ANSA aveva annunciato riguardo la “straordinaria” decisione assunta il 3 settembre u.s. dalle autorità francesi così riassunta: “M. Bianco, dal 2019 in vetta solo col permesso”. Infatti, in  una riunione tra il sindaco di Saint-Gervais Jean Marc-Peillex, il Prefetto dell’Alta Savoia, e altri enti interessati, dalla gendarmeria, alle guide alpine, al club  alpino francese, è stato deciso che dal 2019 servirà un “permesso” per poter salire sul Monte Bianco lungo la via normale francese del Goûter, la più frequentata.

STORICA DECISIONE. Dopo l’introduzione all’inizio della stagione scorsa della prenotazione obbligatoria al rifugio del Goûter, il più alto sulla via “normale” francese per il Bianco, nel 2019 entrerà in vigore anche questa nuova restrizione. Il Sindaco Peillex – precisa la notizia – ha dimostrato anche in questa occasione di avere a cuore il problema del sovraffollamento: “Sono fiero di annunciare – ha comunicato nel suo post – che nel 2019 il Monte Bianco non sarà più violato (violato?), fiducioso che questa nuova misura risolverà definitivamente il problema…”, e perciò ha parlato di “giornata storica”. Questo accordo prevede che la quantità dei permessi rilasciati dipenderà dalla disponibilità di posti del rifugio del Goûter. Ciò significa che i pass giornalieri saranno al massimo 214, attuale capienza del rifugio (resta da capire perché Wikipedia indica 120 posti: forse che al Goûter si dorme in due nello stesso letto?).

LA BRIGADE BLANCHE. Il documento, che attesta l’autorizzazione alla salita, verrà dunque consegnato a seguito della prenotazione al rifugio. Una squadra di agenti giurati, denominata “Brigade Blanche”, sarà autorizzata ad effettuare controlli sul posto ed emettere contravvenzioni per i trasgressori. Ovviamente non sono mancate le polemiche su questa “determinante” decisione. I commenti da parte di Hervé Pellissier, di Pietro Giglio e mio sono stati fin troppo facili ed ovvii; vale tra tutti quello di Hervé Barmasse, che, a fronte del trionfante Peillex, così ha commentato: “Vietare l’accesso alle montagne significa togliere la libertà. Il sindaco di Saint-Gervais esulta, e parla di “giornata storica”, ma questa è la più triste nella storia dell’alpinismo”. Giglio, segnala che “le guide valdostane non sono favorevoli alle regolamentazioni”.

DUE PROBLEMI. Io sono indignato per la faciloneria, l’improntitudine con cui deliberatamente l’ineffabile sindaco sposta i termini del problema, banalizzando l’intera questione. A questo punto tento di portare un po’ d’ordine perché rilevo, con stupore, che nessuno finora si è accorto che si fa una grande confusione tra due problemi:

– il primo problema è l’affollamento delle montagne: riguarda non solo una via per il Bianco, ma anche altre montagne delle Alpi (si pensi, per esempio, al Cervino), e non solo (si pensi agli ottomila, per esempio, l’Everest),

– il secondo problema è la pericolosità della via del Goûter, di cui si discute da molti anni, visto il ripetersi degli incidenti con morti e feriti.

E’ un misero escamotage, un puerile tentativo quello del sindaco di attribuire all’affollamento le disgrazie che si sono verificate in questi anni; il “canalone della morte” è così chiamato perché la sua pericolosità è stata denunciata fin dai primi salitori.

Il rifugio Goûter sulla “normale” francese. In apertura il Dome de Gouter.

LIBERTA’ VIOLATA. E’ pura follia pensare di correlare la sicurezza nel percorrere questa pericolosissima via al numero chiuso coincidente con i posti del rifugio del Goûter. Forse che si può impedire a qualcuno di salire al rifugio anche al di fuori di questo numero? Tra i punti fondanti della Repubblica Francese compare al primo posto la parola “Liberté ”: come si può pensare di impedire a chiunque voglia, a suo rischio e pericolo, di salire e di bivaccare fuori del Goûter o di continuare la salita senza fermarsi in questo rifugio, o, al limite, di scendere? “L’ascesa si può tranquillamente fare dalla Tête Rousse”, diceva Christophe Profit, guida alpina locale e leggenda degli anni ’80. E per alleggerire l’affollamento del Cervino, una proposta simile l’ha formulata il Presidente delle Guide del Cervino Flavio Bich: fare la salita in giornata, partendo dall’Oriondé, ed evitando la capanna Carrel.

Ciò succedeva anche prima della ristrutturazione di questo rifugio: a me è capitato di riparare, sotto un’improvvisa bufera, al Goûter di ritorno da una salita al Bianco, molti anni fa: era una topaia ignobile ed ho trascorso la notte sotto un tavolo in un fetore insopportabile tanto che il mio compagno ha preferito bivaccare alla meglio all’esterno perché dentro si sentiva soffocare. Quando sono salito al Bianco lungo itinerari sul versante Brenva, ho pernottato fuori dal bivacco Ghiglione come sempre strapieno, e quando ho salito la cresta di Peutérey ho sostato al Col Moore, assieme ad altri alpinisti, perché il Bivacco Ghiglione era stato smontato.

LO SCANDALO DEL CANALONE. Ora non mi rimane che ripetere ancora una volta quanto ho proposto nel mio Dossier intitolato “Lo scandalo del canalone del Goûter” quando a fine agosto 2015 (!) lo pubblicai, dopo anni di mio interesse al riguardo. Questo dossier, composto di 21 pagine, non è nato da una notte insonne ma da  lunghe ricerche e studi da me compiuti, e anche da quanto hanno detto e scritto molti esperti. L’ho diffuso sia in Italia che in Francia, a enti pubblici, club alpinistici, società delle guide, Associazione Montagna Sicura ecc., ma, sul piano operativo finora si sono fatte solo chiacchiere e nulla di risolutivo. Così, ciò che scrivevo quattro anni fa è rimasta lettera morta nel disinteresse di tutti. Ma ecco che l’ineffabile sindaco Peillex, in una ennesima futile riunione come le molte che si sono tenute in precedenza, se ne esce con questa luminosa trovata.

Questa volta però fa la faccia feroce da ducetto paesano, e minaccia di fare sfracelli quest’anno, dichiarando guerra a questi alpinisti incoscienti di fronte ai quali vuole schierare i suoi giannizzeri (la”Brigade Blanche”), 24 ore su 24, all’ingresso del famigerato canalone della morte, pronto ad aggiornare il numeratore, come quello del Colosseo o delle sale d’aspetto degli ospedali. Poi, contento di sé stesso, aggiornerà le macabre statistiche dei morti ed “entrerà in sonno” fino alla prossima stagione, ed al prossimo raduno. E se poi le disgrazie, come purtroppo è certo, si ripeteranno, “peggio per coloro che non hanno prenotato” pare che voglia dire il sindaco: lui se ne lava pilatescamente le mani.

Il sindaco di Saint-Gervais Jean Marc-Peillex.

SOPRUSI. Peillex intende sottopone gli alpinisti che vogliono salire al Bianco per la via del Goûter, ad un duplice sopruso:

– il primo, perché impedisce di salire a chi intenda proseguire, o di bivaccare evitando il rifugio,

– il secondo, perché costringe a prenotare il rifugio: a questo riguardo, La Stampa del 9 settembre 2018 ha pubblicato un articolo di Enrico Martinet sempre sul tema dell’affollamento, da cui abbiamo appreso che il pernottamento costa 150 euro (compresa o no la colazione? E la cena quanto costa?). Insomma, in parole povere, per avere un posto letto, si devono pagare 150 euro che servono anche come un lasciapassare che consenta di rischiare la vita due volte (salita e discesa) nel canalone della morte, magari sotto gli occhi dell’ ”Armade Blanche”. E ciò per 214 alpinisti = 428 passaggi al giorno: complimenti, bella trovata. Ecco perché il sottotitolo del mio dossier è “Roulette russa sul Monte Bianco”.

NIENTE FACILITAZIONI. Un discorso a parte merita la proposta avanzata nel 2017 dalle guide francesi: quella “di smantellare tutte le facilitazioni presenti sulla via normale francese al Monte Bianco in modo da non permettere l’ascesa al tetto delle Alpi agli alpinisti meno esperti”, che in questo modo sperano di limitare gli incidenti – anche mortali – che avvengono sulla via. Ma questo solo sul Bianco? E il Cervino, il Dente del Gigante, ecc: togliamo su tutte le vette le corde fisse, i fittoni, gli scalini, le catene, ecc.? Ma sono proprio sicure le guide che questo provvedimento sia applicabile e possa essere efficace?

UNA SOLUZIONE. Tornando alla nostra questione, vorrei ricordare ancora una volta la soluzione da me prospettata, vale a dire “Attrezzare una via sulla costola destra orografica del canalone”.  Ora vorrei aggiungere al riguardo alcune proposte operative, con le quali chiudevo il mio dossier nel 2015, e col quale termino questo mio intervento: “Questa nuova via potrebbe essere messa in sicurezza, su indicazione delle Guide Alpine di Saint-Gervais con impiego di imprese locali, con un’ottica – oserei dire – da “ferrata”, attrezzandola perciò con cavi, fittoni, corde, scale, protezioni varie.  Ritengo che potrebbe essere realizzata in poco tempo (qualche mese di lavoro) e con spesa contenuta: comunque tra tutte le soluzioni ipotizzabili sarebbe senza dubbio la meno costosa e la meno impattante sull’ambiente naturale. Non si deve più perdere altro tempo, nei discorsi, riunioni, discussioni, occorre chiedere alle autorità competenti (Sindaco e Prefetto) di procedere in questo modo:

1°- Da subito porre delle barriere insormontabili che impediscano in modo categorico l’entrata nel famigerato canalone; se occorre presidiandolo con una presenza fissa di gendarmi.

2° – Provvedere ad un accurato ed approfondito primo “disgaggio” del percorso sulla destra orografica del vallone (variante 192 della Vallot), fin sulla Cresta Payot.

3° – Attrezzare velocemente questa via e metterla in sicurezza con cavi, corde, scale, nicchie e ripari, e con adeguati segnavia.

4° – Provvedere a dare comunicazione di queste decisioni a tutto il mondo alpinistico con adeguati mezzi informativi.

Luciano Ratto

• Le modalità. I rifugi interessati dai nuovi provvedimenti sono sulla via “normale” francese al Monte Bianco il Refuge du Nid d’Aigle, il Refuge de Tête Rousse, il Refuge du Goûter. Le prenotazioni per il pernottamento saranno obbligatorie e nominative. Con la prenotazione, da farsi on line sul sito della FFCAM, sarà emessa una ricevuta che ogni alpinista dovrà portare con sé e mostrare ai controlli. Questi potranno essere fatti dai gestori dei rifugi, dagli agenti del Comune di Saint-Gervais o da quelli del PGHM. Importanti novità anche per quanto riguarda l’area di campeggio che si trova nei pressi del Refuge de Tête Rousse: i posti saranno limitati a 40 e l’area sarà gestita con tende installate in modo permanente. Anche qui la prenotazione sarà obbligatoria e il sito, prima libero, diventerà a pagamento (informazioni tratte dal sito Up Climbing)

Va precisato che 300 mila euro di multa sono previste per  chi campeggia. “Accéder au Mont-Blanc, une affaire d’alpinistes” (“salire sul Monte, un affare da alpinisti”, ndr). Così scrive la Prefettura di Annecy, dell’Alta Savoia. “Alpinisti” che devono seguire regole ferree perché si evitino “i numerosi atti d’inciviltà che sono accaduti nell’estate del 2018”, si legge nella premessa delle nuove disposizioni di accesso. La prenotazione obbligatoria per tutti i rifugi lungo il percorso della “Via reale”, quella che passa per il Gouter. E divieto assoluto di campeggiare sui ghiacciai. Pene salatissime e condanne penali. 

Per quanto riguarda la prenotazione dei posti nei rifugi, giudicata “complessa” dalla stessa Prefettura, occorre farla con nome e cognome e numero di notti e di partecipanti “e non sarà modificabile”. Prenotazioni per il Nid d’Aigle (20 posti), il rifugio Tête Rousse (74 posti), rifugio del Goûter (120 posti) fatte via internet con tanto di ricevuta che è soggetta a controlli, quindi occorre averla con sé. L’eccezione per poter modificare il nome è riservata alle guide alpine che possono cambiare entro le 48 ore precedenti la salita. Per i posti già prenotati che riguardano l’estate 2019 “non sono messi in discussione”. Ancora: occorre prenotare nelle settimane 16, 17 e 18. “La data esatta sarà comunicata in seguito”, scrive ancora la Prefettura. I posti – si legge nel regolamento – saranno messi in vendita a blocchi di 4 per il Gouter e Tête Rousse e 2 per il Nid d’Aigle. È anche previsto un “campo base” alla Tête Rousse (3.167 metri) con 40 posti nelle tende che saranno fornite sul posto. Anche qui occorre prenotare per poter “gestire un volume che garantisca sicurezza e eviti qualsiasi forma di campeggio al di fuori del campo base”.

In alto sulla cresta il rifugio Goûter in un’immagine di M. Romelli tratta da “Up Climbing”.

                                                                 

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