Chi ha paura del lupo

Niente abbattimenti, niente doppiette, niente piombo per uccidere i lupi che di tanto in tanto si incrociano con il bestiame negli alpeggi di montagna. Nel nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia”, elaborato dopo molti mesi di discussioni e confronti dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa per sostituire quello risalente ormai al 2002, non c’è il paragrafo sugli “abbattimenti controllati”, contemplati nel piano consegnato nel 2017 dal ministero guidato all’epoca da Gianluca Galletti, che aveva provocato accese polemiche. Nelle 55 pagine (65 tenendo conto anche degli allegati) l’obiettivo emerge senza possibilità di dubbio: il lupo – è il concetto chiave del documento – deve essere salvaguardato. Non è tuttavia detto che il Piano del ministro Costa – già entrato nel mirino della Lega, e che vede anche una certa freddezza da parte della provincia di Bolzano e della Regione Toscana – riesca a superare il vaglio della Conferenza Stato-Regioni, che dovrà formalmente approvarlo.

“Non servono abbattimenti, ma una strategia che abbiamo delineato in 22 azioni di mitigazione”, spiega il ministro Costa, precisando che “la convivenza con i lupi è possibile”, e che la strada è quella di “una prevenzione attiva e diversificata dei possibili conflitti” con greggi o altri animali preda o di eventuali danni all’agricoltura. Tra le 22 azioni indicate si prevede un maggiore contrasto al bracconaggio e la prevenzione delle ibridazioni tra lupi e cani, causa dei maggiori contrasti con le attività produttive sul territorio; un maggiore coinvolgimento del ministero dell’Ambiente nel monitoraggio attraverso il suo istituto di ricerca Ispra, e una diffusa informazione e comunicazione pubblica dell’impatto dei cani vaganti e degli ibridi lupo-cane sulla conservazione della specie. Attualmente, si legge nel piano, sulle Alpi si stima ci siano 293 individui (erano 100-130 nel 2015), mentre sugli Appennini sono 1.580 animali in media. L’Italia ospita circa il 9-10% dei lupi d’Europa, non considerando la Russia.

Un lupo ucciso da bracconieri nel Veronese e i carabinieri della Forestale che hanno recuperato il corpo. In apertura, un predatore avvelenato.

C’è spazio per tutti, uomini e lupi? “Prepariamoci a una grande polemica”, scrive Michele Serra (grande amico della montagna, tra le personalità che hanno aderito al Comitato etico scientifico di Mountain Wilderness) nella sua rubrica quotidiana su Repubblica del 14 aprile 2019. “Siccome i lupi, per loro fortuna e per la salute dell’ambiente, sono in costante aumento, e oltre a selezionare secondo natura cinghiali e caprioli ogni tanto scannano qualche pecora o tacchino o gatto, rinasce la ‘paura del lupo’. Non si segnalano aggressioni all’uomo da un paio di secoli; quanto ai danni al bestiame, vengono risarciti. Ma la paura è diventata l’ingrediente determinante della politica. C’è chi vuole governarla, riducendola a ragionevole prudenza. Chi ci specula sopra, la gonfia, ci sguazza”.

“Con i lupi sarà come con i migranti”, prevede Serra, “vedrete se sbaglio: la Lega, che è il partito delle armi, dirà che li si deve abbattere perché sono pericolosi, dannosi, feroci. L’animalismo fondamentalista (quello pietista, antiscientifico e dunque antinaturalista) dirà che vanno difesi per principio, anche se facessero irruzione in un McDonald’s mangiando prima gli hamburger, poi i clienti. I lupologhi (ce n’è almeno un paio, in Italia, prestigiosissimi) diranno che il lupo va scrupolosamente protetto perché è prezioso per l’equilibrio ambientale; salvo rari e molto specifici interventi per regolarne il numero laddove non fosse più compatibile con l’areale. Ma questa terza posizione, che onora la ragione, sarà subissata dalle urla degli armigeri che vogliono ‘proteggere i nostri bambini’ sparando a tutto quello che si muove. E dalla lagna finto-zoofila, che tratta la natura come un ninnolo e non come quel luogo magnifico e ferino che è”.

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