Gli “Dèi di pietra” del maestro valdostano

Donato Savin è uno dei più famosi artisti valdostani, un artigiano contemporaneo che interpreta e rivisita le rocce delle sue montagne in modo essenziale, con molti tipi di realizzazioni ma, soprattutto, con le sue stele – Dèi di pietra – a cui è dedicata la mostra aperta a Trento al pubblico fino al 19 maggio, tutti i giorni dalle 9 alle 19, nel cortile e nel porticato di Palazzo Thun. Il progetto espositivo è un evento promosso dal TrentoFilmfestival e dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta, curato da Aldo Audisio e Daria Jorioz: in esposizione, venti pezzi, molti di grandi dimensioni (fino a oltre 2,60 metri di altezza), e una serie di ritratti realizzati dal fotografo Maurizio Rosati. Alla presenza del giornalista de “La Stampa” Enrico Martinet, è stato presentato a Trento il 23 aprile in occasione dell’inaugurazione della mostra anche il catalogo in italiano, francese e inglese, che raccoglie interventi di Aldo Audisio, Laura Gallo, Daria Jorioz e Paola Marini.

Donato Savin con uno dei venti pezzi esposti a Palazzo Thun, molti di grandi dimensioni (fino a oltre 2,60 metri di altezza).

Come tutte le persone che sono abituate a vivere in stretto contatto con la natura, Savin è, prima di tutto, un abilissimo osservatore. Del paesaggio, degli animali, delle sue montagne. Solo così si può spiegare la sua attenzione nella scelta dei monoliti e dei particolari su cui intervenire. Le sue stele assumono allora una nuova fisionomia e, sottratte al proprio habitat naturale, si confrontano con paesaggi urbani e spazi espositivi. Nella loro essenziale verticalità, nel protendersi verso il cielo, riaffermano però prepotentemente, di volta in volta, la loro provenienza. I verdi acidi dei licheni si mescolano e contrastano con le venature, la porosità della pietra, le sue lievi asprezze, i solchi sottili ci raccontano la composizione minerale della roccia.

Tutto ha inizio quando, giovanissimo, visitando la Fiera di Sant’Orso ad Aosta, Savin scopre il mondo dell’artigianato tradizionale, ricco di espressioni artistiche. Sceglie un suo percorso da autodidatta e si avvicina alla pietra che scolpisce instancabilmente. Nel 1987 partecipa alla stessa Fiera e vince uno dei prestigiosi premi. È l’inizio della sua carriera: mostre personali e collettive. Oggi le sue opere sono conservate in collezioni private, in musei o sono collocate permanentemente in spazi pubblici all’aperto. “Le mie opere”, sottolinea Savin, “sono aperte a ogni interpretazione. Io vedo degli Dèi, principalmente femminili, che salgono verso l’alto; quando non ci sarò più, saranno testimoni del mio passaggio nella vita terrena”.

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