I nuovi confini dell’avventura

Un esploratore di oceani del calibro di Giovanni Soldini (nella foto) è tra le star della edizione numero 66 del TrentoFilmfestival in programma dal 27 aprile al 5 maggio 2019. Come sempre, a Trento è la montagna a indossare gli abiti da primadonna ma l’avventura è sempre vista con un’accentuazione più ampia. Nell’altro secolo, e precisamente nel 1989, un altro insigne velista, Cino Ricci, fu tra le vedettes. Si trattò in quell’occasione, di discutere sui confini dell’avventura. All’incontro organizzato dall’indimenticabile giornalista Emanuele Cassarà, parteciparono con Ricci alcuni dei più grandi protagonisti dell’avventura di tutti i tempi, da Reinhold Messner a Riccardo Cassin, ad Alfonso Vinci, a Fosco Maraini a Kurt Diemberger. Senza voler fare antipatici confronti, quelli erano dei colossi rispetto agli odierni protagonisti di questo gioco di fantasmi che è diventato l’alpinismo con i suoi corifei. Ora tocca a Soldini salire degnamente alla ribalta del festival: 52 anni, milanese, skipper impareggiabile, campione di regate oceaniche, Soldini divenne famoso soprattutto per le sue traversate in solitaria, come i due giri del mondo e le oltre 30 navigazioni transoceaniche.

“Noi velisti”, spiegò Ricci trent’anni fa, “siamo legati a due grandissime variabili che sono il vento e il mare. Noi l’avventura ce la troviamo di fronte anche non avendola programmata. Mentre in montagna o da qualsiasi altra parte, in una grotta oppure in un deserto, chi va può fermarsi per cercare riparo, per riposarsi, oppure per pensare, in barca non succede questo. In una barca a vela in mezzo all’oceano è impossibile fermarsi. A bordo, in mezzo alla tempesta, si continua a venire sballottati nel tentativo di mantenere la rotta giusta e si deve continuare ad andare avanti anche se non si vede l’ora di ‘scendere’, cosa naturalmente impossibile in quelle condizioni”.

Parole, quelle di Ricci, condivisibili fino a un certo punto. Perchè, come spiegò Messner in quella circostanza, la prima condizione perché in montagna ci sia avventura è “l’incertezza totale”. La stessa in fondo che regna a bordo di uno sloop che lotta con gli elementi. Che cos’altro avrà da aggiungere in questi giorni Soldini? E quale sarà l’opinione di Hervè Barmasse, altro ospite di riguardo a Trento, nato e cresciuto ai piedi del Cervino, in una famiglia in cui il mestiere di guida alpina si tramanda da generazioni? Nell’anno delle sciagure che hanno spietatamente tolto di mezzo alcuni protagonisti dell’avventura in montagna, sarà interessante valutare al TrentoFilmfestival dove è arrivato oggi il senso del limite e se facendo attività in montagna si rischia più di una volta come risulta da recenti statistiche del Soccorso alpino.

La sensazione, come giustamente osserva Agostino Da Polenza il 26 aprile nel sito Montagna.tv a proposito delle litanie che si accompagnano sui media alla scomparsa di alcuni fuoriclasse noti solo agli addetti ai lavori, è che oggi “la “vittima” di turno venga assurta a martire, agnello sacrificale, di un ideale molto, molto più grande. “Ma lo scopo finale”, osserva Da Polenza, “non è la liberazione di un popolo, la difesa dei diritti di un’etnia, di professare una religione: trattasi ‘solo’ di alpinismo. Alpinismo! Di sport, certo particolare, condito con aneliti ambientali, culturali e forse estetici, spirituali, libertari e individualisti (non che gli altri sport ne siano totalmente privi, come con una certa supponenza ho il dubbio che pensino gli alpinisti)”. Bravo Agostino, speriamo che siano in molti a condividere le tue idee! (Ser)

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