Solitudine e avventura fra i tremila dell’Ossola

Settantacinque vette “fatte”, cioè spogliate di ogni mistero e diventate parte di loro stessi. Questo offrono Erminio Ferrari e Alberto Paleari nel nuovo libro della Monte Rosa Edizioni “Ossola quota 3000. 75 cime da scoprire” (256 pagine, 27,50 euro). Sono racconti di ascensione  ravvivati, per dirla con le parole del musicologo alpinista Massimo Mila, da considerazioni, riflessioni, spunti descrittivi, dialogici e narrativi non senza sprazzi umoristici. Il modello insuperato risulta Mummery, anche questo dice Mila. Destinatari di questa appassionante guida scritta a quattro mani risultano gli alpinisti curiosi, coloro che cercano ancora solitudine e avventura, elementi di cui l’Ossola è prodiga a tutte le quote. Piccolo retroscena. I due autori (ossolani purosangue, ci mancherebbe!) hanno dedicato le estati del 2017 e del 2018 a queste cime di tremila metri che non avevano ancora salito e a ripeterne molte di quelli che già conoscevano. Ferrari scrive per mestiere guide, raccolte di racconti e romanzi e va in montagna per passione. A sua volta Paleari, a lungo attivissima guida alpina, è scrittore di montagna particolarmente versatile brillando particolarmente nella narrativa, nei saggi e nelle autobiografie. In questo caso Erminio e Alberto hanno trovato il modo di esprimersi in perfetta sintonia come era già avvenuto in precedenza con i libri “Una valanga sulla est” (Tararà), “Tracce Bianche” (MonteRosa ed.), “I 3900 delle Alpi” (MonteRosa ed.).

La guida è anche un documento sullo stato attuale della montagna che in cinquant’anni di frequentazione gli autori hanno visto cambiare giorno dopo giorno.

“Quando l’abbiamo cominciato”, ammette Paleari riferendosi alla nuova fatica letteraria, “cioè ad agosto 2017, non sapevamo che i Tremila dell’Ossola fossero così tanti e l’impresa, almeno a me, parve disperata. Poi adagio adagio, uno dopo l’altro, tranne qualcuno che conoscevamo già molto bene, ce li siamo camminati e scritti tutti. Si dice fatica letteraria ma nel caso dei Tremila per me la fatica non è stata letteraria, semmai a scriverlo mi sono riposato dalle marce per salire tutte quelle cime, e alla sera, quando tornavo, il piacere più grande era tirare una riga sull’ultima che avevo fatto”. A quanto suggeriscono gli autori, la guida si legge a più livelli: come un libro dove irrompe la storia dell’alpinismo, come il diario intimo e sentimentale degli autori, come guida a montagne note e meno note e, ultimo ma non meno importante, come un libro fotografico. Sono infatti 140 le fotografie pubblicate, di grande suggestione. Indiscutibile è la bravura degli autori nel descrivere gli itinerari e nel raccontarsi nel loro teatrino privato rivolgendosi al lettore con gustosi “a parte”. Impeccabili le relazioni delle vie scelte per la salita e la discesa: spesso quella più facile, assicura Paleari, ma a volte la più classica.

Paleari sulle tracce di Eugenio Fasana alla Punta Devero salita per la prima volta dall’alpinista milanese e descritta in “Uomini di sacco e di corda” (SEM, Milano 1926).

Particolare curioso su cui ci sarebbe da discutere. Durante le ascensioni, gli autori non hanno mai usato il GPS e hanno usato poco anche le cartine. “Pur avendole nello zaino”, racconta Alberto, “succedeva quasi sempre che ce ne ricordassimo quando ormai ci eravamo persi. Ma il fatto di perdersi in montagna è la cosa più naturale e bella del mondo”. Il Soccorso alpino sarà d’accordo? Però è vero che il perdersi di proposito è un’arte che qualcuno ha perfino tentato di codificare e che può diventare fonte di scoperte inimmaginabili. Infine va segnalato che per ogni escursione Alberto ed Erminio esprimono un giudizio sulla bellezza dell’ambiente in cui si svolge la via (da una a tre stelle), sulla bellezza della salita (da una a tre stelle) e sulla solitudine (in questo caso aumentando le stelle aumenta la solitudine). Giudizi da accettare a scatola chiusa considerato il valore di questa cordata a due dove perfetta è l’intesa nell’alternarsi al comando. Per merito di una ben calibrata programmazione, identico risulta infatti il piacere che si prova a leggere ora Alberto, ora Erminio. I loro nomi figurano in coda alle relazioni, ma si possono coprire e giocare a indovinare chi dei due racconta e si racconta con la stessa montanara amabilità. (Ser)

L’affilata punta Tre Amici (3780 m) dal Colle Signal. In apertura verso la Grober (3497 m) dalla Cresta Nord-Est.

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