Monte Bianco, nell’inferno della “normale”

Sulla burocrazia che condiziona pesantemente l’utilizzo della frequentatissima “normale” via di salita francese al Monte Bianco espresse le sue riserve in questo sito il 10 aprile2019 Luciano Ratto, tra i più autorevoli rappresentanti dell’alpinismo torinese. La sua analisi riguardò vari aspetti: dal business solo in parte giustificato fino alla problematica ospitalità offerta dai rifugi interessati dai nuovi provvedimenti, vale a dire il Refuge du Nid d’Aigle, il Refuge de Tête Roussee il Refuge du Goûter dove le prenotazioni per il pernottamento sono diventate obbligatorie e nominative. Ora Ratto torna sull’argomento riferendo su uno sconcertante colloquio con un amico guida alpina che quella parte del Monte Bianco frequenta abitualmente: una testimonianza che autorizza a ritenere la situazione assai peggiore di quella prospettata a suo tempo dall’autore di queste note messe cortesemente a disposizione di mountcity e dei suoi lettori.(Ser)

Una testimonianza che lascia sgomenti 

Fine dicembre 2018. A Torino incontro casualmente un vecchio amico, la nota guida alpina Pier Mattiel che ha grande esperienza sulle Alpi e sugli altri gruppi montuosi: scambio di saluti, auguri e notizie, poi entriamo in un bar del centro per un caffè e per parlare ovviamente di montagna. Pochi mesi prima, il 3 settembre, l’ANSA aveva diffuso una notizia così intitolata: “Monte Bianco, dal 2019 in vetta solo col permesso”, riferendo che in una riunione tra il sindaco di Saint-Gervais, Jean Marc-Peillex, il prefetto dell’Alta Savoia e altri enti interessati (dalla gendarmeria, alle guide alpine, al club alpino francese), era stato deciso che, dal 2019, servirà un “permesso” per poter salire sul Monte Bianco lungo la via normale francese del Goter, la più frequentata. Il sindaco Peillex – precisava l’agenzia – aveva dimostrato anche in questa occasione di avere a cuore il problema del sovraffollamento del Bianco. “Sono fiero di annunciare”, aveva comunicato nel suo post, “che nel 2019 il Monte Bianco non sarà più violato (violato?), fiducioso che questa nuova misura risolverà definitivamente il problema…”. E perciò aveva parlato di “giornata storica e di rivoluzione”.

Successivamente io avevo diffuso un mio scritto intitolato “Diatriba sul Monte Bianco” nel quale esprimevo alcune considerazioni molto critiche riguardo questa decisione. Ma il mio lavoro di “alpinista da tavolino”- quale ormai io sono – necessitava della testimonianza di chi in montagna opera: chiesi perciò al mio amico di raccontarmi che cosa aveva visto in questi ultimi anni sul Monte Bianco e che cosa pensava del mio scritto.

Gli chiesi se aveva voglia di darmi un’idea di come aveva vissuto questa presunta “rivoluzione”. A lungo me la raccontò lasciandomi sgomento: se non avessi conosciuto chi me la raccontava non ci avrei creduto. Molto interessante il suo racconto. Mi sarebbe piaciuto farlo conoscere ad altri e perciò gli chiesi se, tornato a casa, avrebbe potuto riassumerlo in uno scritto. Pochi giorni dopo ecco una sua email che qui di seguito trascrivo letteralmente, con alcuni pochi miei interventi per evidenziare i momenti topici in cui, con uno slalom tra lacci e laccioli, obblighi e divieti, è stata resa complicata quella salita che una vecchia guida di Chamonix, in passato, aveva descritta con queste parole “abbassate la testa e camminate come un bue per una dozzina di ore”, per significarne la semplicità. Ecco dunque la significativa testimonianza che Pier così presenta con un titolo significativo:

Quello che gli alpinisti dovrebbero sapere sulla normale francese del Goûter

1°- La rivoluzione. “Caro Luciano – mi scrisse Pier – la situazione sul Monte Bianco è molto peggio di quanto tu l’hai prospettata nel tuo scritto. D’accordo, è avvenuta in questi ultimi anni una vera e propria rivoluzione sulla normale francese del Goûter. Devo però innanzitutto fare una lunga considerazione puramente personale, che qui espongo: è già da alcuni anni che la situazione è questa che sto per raccontare, diventata ancora più grave con il nuovo Rifugio del Goûter…Nella stagione scorsa (2017) sono salito al Monte Bianco, assieme ad un socio del Club 4000, a cui mancava nella sua collezione di 4000 il Picco Luigi Amedeo. Voleva provare a farlo in discesa dal Monte Bianco di Courmayeur o almeno vederlo da molto vicino. L’anno prima avevamo già salito la parte bassa della cresta del Brouillard fino al Colle Rey, poi in seguito, eravamo saliti al Bivacco Lampugnani per fare la parte alta, ma, benché le condizioni fossero ottime, il mio cliente aveva rinunciato (occorre dire che ha 30 anni più di me e che non capisco dove trovi l’energia e le motivazioni per fare queste cose…). Questa volta decidiamo per la normale del Goûter: benché avessi già conoscenza della situazione, non mi immaginavo che si fosse arrivati a tanto…

2°- Business is business. In sostanza, siamo al punto che tutta quella fetta di montagna è stata tolta agli alpinisti e data in pasto alle agenzie che organizzano la salita alla cima del Bianco; e a Chamonix, capitale mondiale dell’alpinismo, queste agenzie sono tante e tutte ben organizzate. Chiaramente al mondo professionale che ci ruota intorno (funivia, trenino, rifugi, guide, elicotteri, ma anche bar, ristoranti, alberghi…etc.) va bene cosi, ci mancherebbe altro (business is business)…

3°- La burocratizzazione:…quindi sono state istituite delle regole ben precise: obbligo di prenotazione ai rifugi di Tête Rousse e del Goûter, ma solo on line, e dopo esser stati registrati e validati dietro il pagamento elettronico della caparra pari alla cifra quasi intera (se ricordo bene 80 euro a persona); divieto assoluto di bivaccare, con multe salatissime ai trasgressori; presenza di gendarmi che controllano; non è ancora obbligatorio l’accompagnamento di ogni alpinista da parte di una guida, ma lo diventerà presto; divieto dell’uso dei fornelli nei rifugi, ecc. Da osservare che le prenotazioni dei rifugi, in pratica le gestiscono le agenzie che prenotano l’anno prima quasi tutti i posti per quasi tutti i giorni della stagione, e così agli alpinisti isolati rimane ben poco spazio disponibile e poi, in ogni caso, se dovessero rinunciare ci rimetterebbero la caparra; dal 2019 potrebbe anche partire l’obbligatorietà della prenotazione sempre on line per la salita al Monte Bianco, presso il Comune di Saint Gervais: non so se costerà o no, ma, visto l’andazzo, non lo escluderei. In sostanza gli alpinisti singoli non li vogliono: sono solo una seccatura, preferiscono gestire alla grande i contratti con le agenzie…

4°- La prenotazione. Per le guide va un po’ meglio in quanto possono telefonare direttamente al rifugio e il posto lo possono trovare (ci sono 120 posti letto. Il CAF fa finta di lamentarsi, parla, parla, ma poi alla fine della fiera gli va ben bene cosi perché, in tal modo, si recuperano in pochi anni i molti soldi spesi per la costruzione del nuovo Goûter: considerando nella buona stagione (luglio, agosto) una media d’incasso di 10.000 euro al giorno, e non solo nei giorni belli, ma anche in quelli medi e così così, e sovente a meno che non sia troppo pericoloso anche nei giorni in cui il meteo è molto sfavorevole…D’altronde il turista russo o asiatico, che decide di salire al Monte Bianco dalla normale francese, prenota in agenzia magari un anno prima, e quando è arrivato lì si cerca di fare qualcosa per lui, magari anche solo un pernottamento in uno dei rifugi, e poi, in ogni caso, un buon 80% forse è già stato pagato in anticipo. Inoltre va considerato che il rifugio apre a fine maggio e chiude quando la salita diventa ingestibile per i clienti delle agenzie. Chiaro che per l’intero sistema, a queste condizioni di lavoro, avere durante l’arco della stagione qualche centinaio di alpinisti isolati in più, che ti chiamano cento volte per sapere le condizioni, il meteo, il vento, la traccia, e così via, è una seccatura. E poi, se fa minimamente brutto non vengono, e quando sono saliti si lamentano del cibo, dell’acqua che costa troppo, e non vogliono la mezza pensione ma solo il dormire… in definitiva sono solo una rottura di scatole. Come già detto, la situazione la conoscevo già da tempo, sono tanti anni che da quel versante ogni tanto ci passo, soprattutto in discesa; in salita al Goûter vecchio ci sono stato una volta sola, credo nel 1981 (da allora mi sono sempre rifiutato di tornare), mentre sono passato parecchie volte al vecchio rifugio di Tête Rousse, e questo fino a una decina di anni fa quando è stato ristrutturato, dopo di che l’ho utilizzato un paio di volte ma poi ci ho messo la croce sopra. L’anno passato è stato il momento di provare il nuovo Goûter, ed ecco com’è andata.  

5°- Il “Grande Fratello” Peillex all’opera. Mi presento a Les Huches per prendere la funivia, ovviamente in abbigliamento e zaino da alpinista; sto per fare i biglietti quando mi sento chiedere la “carte blanche”, un documento francese che attesta che sono veramente una guida: io quel documento non l’ho mai voluto fare (d’altronde alle guide francesi che vengono in Italia mica nessuno chiede un documento speciale, è sufficiente la carta UIAGM). Sospettano allora che io sia un abusivo, ma per fortuna il problema si risolve in quanto eravamo due guide e un cliente, il mio socio aveva la carte blanche e una guida può accompagnare due clienti: primo ostacolo superato. Scendiamo alla stazione superiore del treno…

6°- Il controllo (vive la libertè!):…e mi incammino verso il rifugio, ma dopo un minuto mi ferma un gendarme e mi chiede cosa faccio, dove vado, con chi sono, se ho la prenotazione, ecc: rimango spiazzato e perciò faccio e dico quello che il gendarme mi ordina di fare e di dire, ma, mentre salgo, ci ragiono su e, arrivato all’attraversamento del ghiacciaio, vedo una casetta di legno con qualcuno sulla porta e mi preparo: lascio andare avanti i miei due compagni, vedo che li fermano, che gli fanno le solite domande e dopo un poco ripartono. Io faccio finta di nulla ma, invece di passare davanti alla casetta provo, per provocazione, a superarla da dietro come per sfuggire al controllo. Ovviamente un tipo mi vede e mi chiama, non credo però che fosse un gendarme in quanto non aveva la divisa, e comunque mi sento più a mio agio a stuzzicarlo: mi chiede dove vado, cosa voglio fare, se ho la prenotazione, con chi sono, ecc, ecc. Io inizio dicendo che sono solo, che voglio salire al Monte Bianco e che intendo bivaccare, al che quello si arrabbia, mi dice che oltre non posso andare, controlla cosa ho dentro allo zaino (che però era troppo piccolo per contenere qualcosa per bivaccare!), gli chiedo perché non posso salire, mi risponde per questioni di sicurezza (presenza di crepacci, di pericoli vari, ecc, per cui bisogna essere accompagnati dalle guide). Gli chiedo perché non posso bivaccare, mi risponde che in questo caso inquino, al che gli faccio notare gli avanzi del cantiere sul ghiacciaio di Tête Rousse tutti ancora in bella mostra dopo 10 anni dalla fine dei lavori, ma lui mi dice che quello non è inquinamento mentre la mia cacca si…

7°- L’omologazione: … nel frattempo vedo sfilare parecchi gruppi tutti con guide, almeno 30 persone; noto che tutti hanno gli scarponi con il numero scritto a pennarello, tutti hanno il medesimo imbrago con le medesime cose appese, tutti hanno uguali i ramponi, giacche, zaini, persino i guanti hanno tutti uguali… tutte persone che sono arrivate a Chamonix in pantaloncini, sandali e carta di credito, sono entrati in una agenzia e ne sono usciti completamente attrezzati e accompagnati dalla guida verso il Monte Bianco. Dopo un po’ decido di dire la verità al controllore, che però non mi crede ancora, ma almeno mi lascia proseguire…

7°- Il rifugio. Arrivo in rifugio: accoglienza da supermarket, prendi il numero per registrarti, paghi in anticipo quello che pensi di consumare per cena e colazione ecc. Quando, per prenotare il rifugio, avevo parlato direttamente al telefono con il rifugista, e questo non aveva voluto che versassi la caparra, avevo creduto che fosse buono e si fidasse di una guida italiana…Pertanto pago ora in contanti: le tre mezze pensioni, di cui due guide e un cliente, qualche minimo extra tipo birra caffè, una cosa tipo 300 euro… Poi la cena: il rifugio è strapieno, cena su due turni, su tavoli stretti con un caldo esagerato, un pasto che nemmeno nel peggiore dei rifugi svizzeri–tedeschi ti aspetteresti, acqua a parte a 7 euro al litro, vino improponibile, e tutti attaccati al telefonino con il Wi-Fi. Poi viene la notte: specie di camere belle ordinate pulite ma con un caldo veramente soffocante, finestroni non apribili…Colazione verso le due, di nuovo in una calca impressionante, gente che schizza da tutte le parti, qualcuno che sta male, impossibile avere due tazze di té al posto di una, un caos insomma…

8°- In salita. Alla fine si parte, ci si mette in colonna e avanti, ogni tanto qualcuno ti sorpassa e qualcuno lo sorpassi. Cosi via fino in vetta; una volta arrivato cerchi uno spazio senza gente e ti siedi a riposare; nel frattempo è un continuo sfilare di persone (se vuoi avere dei numeri considera le partenze giornaliere dai tre rifugi con una media dal Goûter di 120 + 80 dal Cosmique + 10 dal Gonella, togli un 10% che non parte e un altro 10% che torna indietro): tutto ciò ovviamente nel periodo top della stagione con giornate molto buone. Noi proseguiamo verso il Monte Bianco di Courmayeur, quindi prendiamo la cresta in direzione del Picco Luigi Amedeo, senza raggiungerlo e poi torniamo sui nostri passi; tornati al rifugio il mio cliente mi chiede quello che non avrei voluto mi chiedesse: di fermarci ancora al Goûter. Cerco di fargli cambiare idea e scendere almeno al Tête Rousse; nulla da fare, e così si ricomincia con il caos terribile di gente che arriva e gente che va, poi la cena quasi peggio del giorno prima, la notte con un caldo terribile, la colazione questa volta meglio in quanto la facciamo tardi molto dopo la partenza dei gruppi verso la vetta (ma sempre molto presto perché non vedevo l’ora di andarmene). Finalmente riusciamo a toglierci da li, passo dal vecchio rifugio, tuttora in piedi e tutto abbandonato, scendiamo lo sperone in un felice momento, prima che arrivassero quelli da sotto con il trenino, quindi, a parte qualche decina di persone incrociate che salivano partendo dal Tête Rousse, tutto bene…

9°- L’inquinamento. Arrivo di nuovo alla casetta di controllo, riprendo a stuzzicare il controllore con i ragionamenti sulla sicurezza e sul divieto di bivacco, e chiedo se questi divieti sono stati istituiti per fare del bene all’inquinamento oppure per fare del bene ad un enorme business che si chiama Monte Bianco, chiedo anche se i resti abbandonati del vecchio Goûter e del vecchio cantiere del Tête Rousse ancora ben presenti con reti di recinzione e cartelli di pericolo sgangherati sparsi per il ghiacciaio, non sono inquinamento, se per fare veramente del bene all’ambiente e alla sicurezza non sarebbe più saggio eliminare il Rifugio Goûter piuttosto che svuotare tutti i giorni i gabinetti con l’elicottero, ecc. Nessuna risposta…

10° – La mercificazione. Nel frattempo arrivano i primi che salgono dal trenino e riprendo a notare le attrezzature e l’abbigliamento, ne più ne meno come tre giorni prima, tutte cose a noleggio uguali per tutti…Mi passa di nuovo davanti una trentina di persone e la storia è sempre la medesima. Scendo con calma fino al trenino, mangiamo in un mini ristorante (semplice ed ottimo per essere  lì) poco sopra la stazione, e poi scendiamo in Chamonix…

11- Conclusione. In tre giorni interi sono certo di non aver incontrato un solo alpinista, mentre avrò incrociato almeno 200 turisti/alpini e guide… Questa è la triste verità sulla via normale del Goûter al Monte Bianco…”.

Il business denunciato sull’Everest da Jon Krakauer con gli incredibili affollamenti sulla via normale di salita (foto in apertura) sembra essere arrivato a Chamonix, capitale mondiale dell’alpinismo. Qui un’immagine del rifugio Goûter sospeso sul canalone omonimo.

E’ ancora alpinismo questo? Fin qui la testimonianza della guida Pier Mattiel che non avrebbe bisogno di commenti: Paccard e Balmat, che con la loro prima salita hanno fondato l’alpinismo, si rivolteranno nella loro tomba. E’ ancora alpinismo questo? Quando leggevamo i libri e vedevamo alla tv i film di Jon Krakauer sulle agenzie americane che, con una manciata di milioni di dollari, portano ricchi clienti sull’Everest, non avremmo mai pensato che questo business arrivasse anche nella capitale mondiale dell’alpinismo, ed invece eccoci serviti: è questa la “rivoluzione” che l’ineffabile sindaco di Saint Gervais aveva in pompa magna comunicato urbi et orbi? Questo, secondo lui è il Monte Bianco, edizione 4.0? E del canalone della morte dove, anche nel 2017, si sono verificati (vedasi Google) quattro incidenti mortali, continua ad impiparsene? A questo punto mi aspetto che della logistica di questa “rivoluzione”, dal 2019 si occupi Amazon che potrebbe vendere i pacchetti “Monte Bianco smart”, con invio ai clienti, entro due giorni dalla richiesta, di un kit comprensivo di: attrezzatura alpinistica, carta bianca, polizza di assicurazione vita per il canalone (sissammai!), e spumante per brindisi festosi sulla vetta del Bianco con ripresa da un drone e trasmissione real-time in mondovisione. No, pur con la doverosa segnalazione, che fortunatamente, almeno per ora, tutto ciò avviene solo sulla via normale francese per il Monte Bianco, questa non è affatto una “rivoluzione”: Peillex non è certo Robespierre, assomiglia piuttosto ad un capataz dei foulard gialli. Questo è un disastro, uno sfacelo irrimediabile. E dove sono i Club alpini (francese, italiano e di altri Paesi)? Dove sono le varie associazioni ambientaliste, tipo Mountain Wilderness? Una vera radicale rivoluzione si realizzerebbe se i nostri amici francesi di Saint Gervais e Chamonix, invece di pensare solo al business del Goûter, sapessero finalmente smettere con le ipocrisie e prendessero queste drastiche decisioni:

• Eliminare i rifugi, che questa mercificazione della montagna ha ridotto a lager del consumismo. Si adotti perciò la proposta avanzata nel 2017 dalle guide francesi di “smantellare tutte le facilitazioni presenti sulla via normale francese al Monte Bianco in modo da non permettere l’ascesa al tetto delle Alpi agli alpinisti meno esperti, sperando in questo modo di limitare gli incidenti – anche mortali – che avvengono sulla via, ricordando anche quanto diceva Christophe Profit, guida alpina locale e leggenda degli anni ’80: “L’ascesa si può tranquillamente fare dalla Tête Rousse”, ricordando anche che, per alleggerire l’affollamento del Cervino, una proposta simile l’aveva formulata anche il Presidente delle Guide del Cervino Flavio Bich invitando a “fare la salita in giornata, partendo dall’Oriondé, ed evitando la capanna Carrel”.

Smontare definitivamente i vecchi rifugi del Goûter, di Tête Rousse (anche se privato) e della Capanna Vallot, orrenda latrina del Bianco e vergognosa immagine dell’alpinismo francese.

Costruire una bella funivia, che da Les Uches porti al Goûter, non più destinato a rifugio ma ridotto a semplice arrivo della funivia, con ristorante-bella vista, laboratorio scientifico, museo del Monte Bianco, soccorso alpino.

• Annullare il divieto di bivaccare su tutto il percorso di salita, con o senza funivia.

Ne conseguirebbe che:

• Usando la funivia fino al Goûter, alpinisti ben allenati potrebbero scalare il Bianco in giornata, con poco sforzo e poco rischio, in poche ore per superare poco più di 1000 metri di dislivello dai 3773 del Goûter ai 4810 della vetta.

• Chi volesse seguire il consiglio di Profit potrebbe salire direttamente o con un bivacco, con l’unica avvertenza di non attraversare il canalone della morte (sbarrato in qualche modo), e salire – come suggerito – lungo la cresta Payot attrezzata all’uopo.

L’importante, con queste decisioni, è sottrarsi al sopruso del “decalogo Peillex” che, a suon di obblighi e divieti, prevede di controllare tutto ma continua ad ignorare il canalone della morte: di questo chi si occupa? E infine perché noi italiani non dimentichiamo la normale francese del Gouter e non torniamo a frequentare la via normale italiana (la via del Papa), vale a dire la via che sale dal Rifugio Gonella, crepacci consenzienti?

Luciano Ratto

One thought on “Monte Bianco, nell’inferno della “normale”

  • 07/05/2019 at 12:00
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    Tutto verissimo. Ho provato questo orrore in discesa dopo aver raggiunto la vetta partendo in giornata dalla aiguille du midi. D’accordo nella eliminazione dei rifugi.

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