Ragni di Lecco, parte l’Academy 2019. Il racconto di un’allieva

E’ cominciata l’avventura dei sei giovani selezionati per partecipare alla quarta edizione della Ragni di Lecco Academy, l’iniziativa che i maglioni rossi dedicano alla formazione tecnica, sportiva e culturale delle nuove generazioni dell’alpinismo. Gli allievi verranno affiancati dalle Guide Alpine e dagli Istruttori di Alpinismo del Gruppo nel percorso di formazione pensato per i giovani alpinisti, purché siano appassionati e talentuosi. I nomi sono quelli di Elia Balloni, Caterina Bassi, Julia Brambilla-Smith, Francesco Grassi, Martino Invernizzi e Nicola Rizzato. Inaugurata nel 2013, l’Academy è un’iniziativa nata con lo scopo di formare giovani ragazzi all’alpinismo e metterli in condizione di effettuare salite impegnative in montagna su ogni terreno, in autonomia e sicurezza. L’idea è quella di trasmettere a ragazzi il kow how tecnico e sportivo e il patrimonio di cultura alpinistica di cui i Ragni sono depositari e interpreti, creando per loro un programma di formazione ad alto livello e consentendo di condividere scalate di buon impegno con alcuni fra i più forti alpinisti del Gruppo.

IL FUOCO DELLA PASSIONE. Le parole del presidente dei Ragni Matteo Della Bordella chiariscono lo spirito con cui il Gruppo porta avanti questa iniziativa: “L’academy non è un semplice corso, è un progetto ed un percorso che i Ragni vogliono condividere con quei ragazzi giovani, che, come noi, sentono il fuoco della passione per l’alpinismo ardergli dentro ed hanno ‘fame’ di montagna e di salite. L’academy è una serie di uscite, che spazieranno su tutto l’arco alpino: dalle dolomiti al monte bianco, passando per la val di Mello e la valle dell’Orco. In ognuna di queste uscite verranno approfonditi i temi legati alla sicurezza su diversi tipi di terreno alpino e gli allievi faranno cordata sia tra di loro che con noi Ragni per salire alcune tra le più belle vie delle Alpi”.

ESORDIO BAGNATO. Sulla presentazione delle candidature e le giornate dedicate alla selezione dei candidati (con prove di arrampicata su cascate di ghiaccio e su roccia) riferisce Caterina Bassi, una degli allievi. “Il primo appuntamento dell’Academy 2019”, racconta Caterina, “non inizia sotto i migliori auspici. Una pioggia torrenziale si abbatte sulla Valmasino e causa l’interruzione della statale 36, unica via di comunicazione con la Valtellina. Per me che vengo da Sondrio questo non è un grosso problema ma tutti gli altri ‘academisti’ e le sapienti guide, Luca Moroni e Maurizio Tasca, arriveranno alla palestra del Centro della Montagna di Filorera con due ore di ritardo sulla tabella di marcia. Dopo un’abbondante colazione ha finalmente inizio il nostro percorso di fuoriuscita dalle tenebre dell’approssimazione, se non dell’ignoranza, nell’esecuzione delle manovre di corda. Durante la prima giornata ci vengono impartite le nozioni fondamentali che riguardano la costruzione delle soste e la conduzione della cordata. Anche se vado in montagna da alcuni anni apprezzo subito la possibilità di rivedere, e molto spesso di imparare, le manovre in modo molto schematico e facilmente riproducibile: capisco che solo in questo modo si può aumentare la sicurezza e la velocità di esecuzione delle diverse operazioni. Tra i rimproveri delle nostre inorridite guide e scherzi vari la giornata passa velocemente e, verso sera, insieme alle tenebre che occupano i nostri cervelli, iniziano a dipanarsi anche le nubi che coprono la Valmasino: il sole ci mostra il Cavalcorto e la val del Ferro in una spettacolare veste patagonica”.

I CONSIGLI DI UN VETERANO. “Il secondo giorno”, racconta ancora Caterina Bassi, “è dedicato al ripasso e all’approfondimento delle manovre viste il giorno precedente, questa volta all’aria aperta. Sotto l’occhio vigile delle nostre guide passiamo dal costruire soste modello “triangolo delle Bermuda” al costruire soste affidabili. La giornata passa talmente tranquillamente che a pranzo decidiamo di cucinarci una pasta condita da un ottimo ragù di salsiccia, preparato da Nicola. Verso sera, dopo un tentativo ostinato di Martino di creare una sosta a nut durato circa un’ora, riusciamo anche a spellarci un po’ le dita sul ruvido granito del Sasso di Remenno. Per l’ultimo giorno si unisce a noi anche Giovanni Ongaro che, dall’alto della sua esperienza, ci dispensa utili consigli. Ci dedichiamo ad un veloce ripasso della modalità di conduzione della cordata e, in seguito, alla costruzione di diversi paranchi e all’esecuzione delle manovre di autosoccorso”.

www.ragnilecco.com –  Facebook: RagnidiLecco  –  Instagram: ragnidilecco

Commenta la notizia.