Il cappello non basta

Che Italia sarebbe senza gli alpini, senza le penne nere? Un paese meno generoso, meno solidale, meno disposto al sacrificio per la terra in cui si è nati, per gli altri. A Milano in migliaia hanno ribadito il 12 maggio 2019 questa volontà d’armonia durante la simpatica invasione, pardon, adunata del centenario. A disposizione degli alpini, Milano ha messo il meraviglioso Parco Sempione di cui va giustamente fiera e molto altro, piazza del Domm compresa. Qualche tricolore in più alle finestre dicono che non avrebbe stonato. Sarà per la prossima volta. Ma affermare che l’amministrazione comunale ha voltato le spalle agli alpini è semplicemente pretestuoso se dietro queste critiche ci sono visioni politiche che divergono dalla giunta di Palazzo Marino, notoriamente a maggioranza PD come ha fortemente voluto l’elettorato meneghino.

Veramente l’Associazione nazionale alpini ha chiarito, salvo errori, che “ogni eventuale accostamento dei nostri simboli a situazioni politiche, personaggi politici o altro non è assolutamente promosso né voluto da noi”. Però si accetta e ci si compiace, a giudicare dalle immagini fatte circolare sui giornali, che un ministro della Repubblica si metta in testa il cappello con la mitica penna nera dando vita a una penosa sceneggiata pre-elettorale, anche se qualche sonoro “buu” è stato costretto a incassarlo. Ma quel che è peggio è che lo speaker ufficiale ha fatto da megafono, sempre tenuto conto del clima elettorale, al discutibile e discusso collegamento sciistico tra il Comelico e la Val Pusteria sostenuto dalla Regione Veneto a trazione leghista, e magnificandone le prospettive anti spopolamento davanti alle cinquecentomila penne nere schierate all’ombra del Duomo e lungo le vie cittadine.

Piaccia o non piaccia, si è trattato di un comizio su un tema scottante sulle sorti di queste Dolomiti patrimonio dell’umanità: un argomento che da tempo impegna, in un civile dibattito, la popolazione che si dice favorevole a impianti particolarmente invasivi e i sostenitori di un diverso modello di sviluppo. E se poi in Comelico un giorno dovessero prendersela con gli alpini accorgendosi di aver sprecato i loro tesori ambientali e trovandosi con un ben misero risultato economico? In quel ricco e allettante bacino elettorale riunito a Milano per il centenario delle penne nere questo comizio è parso una nota decisamente stonata per un’associazione d’arma che si definisce apolitica e apartitica. E un atteggiamento che non fa onore a chi porta con orgoglio quel famoso cappello con la penna nera. Ma poi siamo proprio sicuri che sia il cappello che fa l’alpino? (Ser)

Così il Corriere delle Alpi del 13 maggio 2019 riporta il “messaggio” degli Alpini su due temi controversi.

Commenta la notizia.