Quanto conta il Guinness

Manifestazione fuorviante e diseducativa. Una vera aberrazione. Sono due dei commenti riservati in questi giorni all’iniziativa “Save the Mountains” organizzata e ideata dal Club Alpino Italiano di Bergamo. Critiche eccessive per un evento che comunque celebra le montagne più amate dai bergamaschi e lo fa in forma di animata kermesse e anche con una certa solennità che non guasta. Lo scopo: invadere, cioè affollare le Orobie con 10 mila escursionisti in una sola giornata conquistando eventualmente un diploma da parte del Guinness dei primati. D’accordo, c’è invasione e invasione. Quella degli alpini a Milano del 12 aprile era da copione: l’Amsa ha messo in strada cento spazzini in più, 500 cassonetti e trespoli e campane per la differenziata, ma probabilmente non sono serviti a molto, perché la differenza di queste adunate la fa proprio la pulizia, altro che i barbari delle trasferte di calcio. Anche la pacifica invasione delle Orobie programmata per il 7 luglio si annuncia rispettosa dell’ambiente. Ma i sentieri delle Orobie sono una cosa, le vie della gran Milano un’altra. Per questo motivo potrebbe sembrare giustificato l’invito in Change.org a boicottarla. Anche il Club Alpino Accademico Italiano, di solito così riservato, si è schierato contro l’iniziativa. “Sono questi i record che ricerchiamo in montagna e che ci aspettiamo da essa?”, si chiede Alberto Rampini, presidente del prestigioso sodalizio alpinistico. “Se di primati si vuole parlare in montagna, io credo si debba parlare del primato della pace, della tranquillità, del rispetto e di una frequentazione in punta di piedi e, anche in prospettiva, sostenibile per l’ambiente” (questo era peraltro il senso nel 2015 dell’abbraccio delle Tre Cime di Lavaredo, con cinquemila persone per Amnesty International).

La locandina di “Save the Mountains”. L’iniziativa intende convogliare in un solo giorno nelle Orobioe 10 mila escursionisti.

Tuttavia dopo un lancio iniziale, non si parla più, nel caso di “Save the mountains”, di primati da Guinness. Decisione quanto mai opportuna.  La caccia ai primati ad alta quota non manca di insensatezze. Spicca la cena organizzata dal team inglese comandato dall’avventuriero e imprenditore Neil Laugjton. Sul Colle Nord dell’Everest, a 7.020 metri di altitudine, il gruppo ha preparato un’esemplare tavolata, dove ha consumato la cena preparata dal rinomato chef Sat Bains, due stelle Michelin. Da segnalare l’originale sfida all’ultimo respiro (da Guinness?) lungo un percorso di 2.700 scalini, con un dislivello di 500 metri, rappresentata dalla corsa in salita “Vertical tube” che si fa in Valtellina. Il climber Stefano Carnati conquistò tempo fa un Guinness World Record superando un tetto di 15 metri, gradato 7c, in soli 62 secondi. Tanto di cappello. Il film “Loved by All: the story of Apa Sherpa” diretto da Eric Crosland ci racconta a sua volta la storia di Apa Sherpa, entrato nel Guinness dei primati per aver salito 21 volte il Monte Everest: primato recentemente superato. Peccato che in montagna siano forse più numerosi i Guinness della stupidità rispetto a quelli ufficialmente omologati. Uno andrebbe, secondo autorevoli osservatori, all’americano Patrick Sweeney che ha portato i suoi due figli di 9 e 11 anni in cima al Monte Bianco esponendoli a gravi rischi. Fa piacere comunque che per “Save the mountains” siano stati aboliti i contatori. E allora che la festa si svolga con amicizia e allegria, qualsiasi sia il numero dei partecipanti. (Ser)

Pranzo di gala da Guinness al Colle Nord dell’Everest, a 7.020 metri di altitudine. In apertura Ang-Rita Sherpa entrato nel Guinness dei primati per avere scalato 21 volte l’Everest.

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