Scrittore, non macchietta

Mentre sta per concludersi l’esperienza televisiva di Mario Corona in “Carta bianca”, qualcuno in FB tira le somme sulla partecipazione dello scrittore e scultore di Erto a tu per tu con Bianca Berlinguer definendola spocchiosa: nel presupposto che la “spocchia”, ovvero arroganza, sia un virus che attacca tutti coloro, Corona compreso, che arrivano alla notorietà, a cominciare dai politici. Sull’operato di Corona vale la pena di registrare, per equanimità, anche il giudizio di un suo estimatore, il giornalista Aldo Cazzullo. A chiedergli un giudizio su Corona, che Cazzullo presentò in marzo con deludenti risultati al Premio Strega, è il lettore Mansueto Piasini di Sondrio il 7 aprile 2019 sul Corriere della Sera. “Purtroppo il libro allo Strega non l’hanno preso: avrebbe fatto meglio a farsi presentare da qualcun altro”, è la replica di Cazzullo, campione di modestia oltre che di giornalismo. “Rivendico però la motivazione con cui l’ho proposto: nonostante i tentativi di trasformarlo in macchietta, ai quali lui collabora volenterosamente, Corona è uno scrittore vero. A dirlo per primi furono Claudio Magris e Marisa Madieri, quasi vent’anni fa. Allora Corona non andava in tv”.

“Dovendo raccontare la tragedia del Vajont”, spiega Cazzullo fiero della sua scoperta, “andai a trovarlo a Erto, il paese friulano dove viveva e vive, che sovrasta la diga della tragedia. Giù è Veneto, lassù Friuli; in basso, dove scorre il Piave, si dice ‘ciao’, in alto ‘mandi’. Il monte Toc, ‘pezzo’ in dialetto, incombeva sinistro tra le nuvole basse, accanto al suo gemello, il monte Salta; non occorrevano studi geologici per intuire che non era il posto dove costruire una diga”.

“Trovai Corona”, racconta ancora Cazzullo, “in una bottega dove intagliava statue di legno. Mi spiegò che il lavoro teatrale di Marco Paolini sul Vajont è stato utile, ha indotto molti che avevano rimosso a ricordare, altri che tacevano a parlare, ma ha prodotto anche guasti. È nata una professione, il sopravvissuto. Ci siamo divisi tra chi ha accettato i risarcimenti e chi no. Eravamo montanari pieni di dignità. Ci hanno sparpagliati: Erto si è diviso in tre, qui il paese nuovo, un secondo paese in Friuli, un terzo in Veneto, e quello vero, il borgo antico, in rovina. Addio osterie. No, le enoteche non sono ancora arrivate: il destino con noi è stato atroce, ma non fino a questo punto. Però ci hanno distrutti. Con i Maya almeno hanno impiegato anni; con noi, tre minuti’”. “Uno che parla così”, è la conclusione di Cazzullo, “non sarà mai una macchietta; è uno scrittore”. (Ser)

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