Comelico, nuovi impianti: da che parte sta il Cai

Il collegamento funiviario del Comelico con la Val Pusteria? Se ne parla da anni e finalmente il Club Alpino Italiano esce dal riserbo per dichiararsi favorevole. “Un progetto indispensabile”, viene definito in una presa di posizione ufficiale della sezione Val Comelico riportata venerdì 24 maggio dal Corriere delle Alpi. “In un lungo e articolato documento inviato al ministro Bonisoli e a tutte le autorità competenti in materia, il Club Alpino Italiano tutto, a mezzo della sezione locale, esprime i motivi della posizione ufficiale”, si legge sul giornale citato. Il documento si focalizza sul problema dello spopolamento. Le piste di sci progettate? “Un sacrificio tollerabile e necessario, anche dal punto di vista ambientale”, è l’opinione del CAI. Non una parola, nel documento, riguarda le ragioni che hanno mobilitato diversi gruppi ambientalisti tra i quali Mountain Wilderness, Italia Nostra, il WWF, la LIPU e Legambiente.

“Mountain Wilderness mantiene il suo impegno nel contrastare il collegamento sciistico Pado­la – Passo Monte Croce”, si legge nel notiziario dell’associazione diretto da Luigi Casanova in questi giorni in distribuzione. “Il collegamento distrugge un’area protetta (ZPS) e non è utile a uno sviluppo qualitativo del Comelico, per via della quota, insoste­nibile in tempi di cambiamenti climatici tanto rapidi. D’altra parte da tempo nell’alto Cadore si vive una situazione di conflitto esaspe­rante: tutte le forze politiche sono a favore del collega­mento, i sindaci, le Regole, e certo giornalismo ben strut­turato e ben schierato”. “Non tutta la popolazione”, precisa nel notiziario citato il vicepresidente di MW Giancarlo Gazzola, “sostiene questa follia. Una ampia minoranza, costretta al silenzio, impaurita nell’esprimersi, è contraria: vorrebbe altro, vor­rebbe cultura, vorrebbe qualità, vorrebbe investimenti che portino a una ricaduta economica su tutta la popolazione”. Delusione ha espresso il presidente onorario di Mountain Wilderness Internazionale Carlo Alberto Pinelli, socio accademico, in una lettera al presidente generale del CAI che si è accompagnata a un comunicato in cui MW chiede al glorioso sodalizio fondato da Quintino Sella un chiarimento.

“Ha destato forte imbarazzo e incredulità all’interno di Mountain Wilderness e di tutte le altre maggiori associazioni ambientaliste italiane”, viene precisato nel comunicato diffuso il 25 maggio e riportato integralmente nel sito dell’associazione, “la presa di posizione del CAI a livello regionale e centrale relativa ai progettati impianti di risalita del Comelico, almeno così come è stata divulgata dagli organi di stampa. Se quanto si è letto corrisponde davvero al pensiero del Club Alpino Italiano e non è il frutto di una iper-semplificazione giornalistica, viene spontaneo chiedersi quali siano le ragioni di un simile voltafaccia. Usiamo il termine voltafaccia perché la difesa del progetto rinnega posizioni del CAI legate alla tutela dell’integrità ecologica e paesaggistica delle montagne di cui da molti anni si dava per acquisita la piena accettazione. Posizioni che sono state ufficialmente ribadite, senza sbavature e possibilità di equivoci, da quel documento ufficiale del Sodalizio che ha preso il nome di Bidecalogo. Chi lo conosce ha difficoltà ad accettare che sia quello stesso Club alpino a sposare ora, senza la minima ombra di critica, le tesi discutibilissime anche a livello economico e occupazionale, di chi continua a progettare interventi altamente invasivi all’interno di aree ZPS o dentro i confini delle zone buffer delle Dolomiti monumento del mondo”.

“Va aggiunto”, specifica ancora il comunicato di Mountain Wilderness, “che il Club Alpino Italiano ha creduto opportuno veicolare questa posizione (che alcuni hanno voluto paragonare a un assist nell’imminenza dell’appuntamento elettorale) senza sentire il bisogno di attivare un confronto preliminare con il fronte ambientalista di cui pure pretende di fare parte. Se il testo pubblicato dovesse venire confermato, esso oggettivamente rappresenterebbe inoltre una vera e non troppo nobile sconfessione della Soprintendenza del Veneto, la quale ripetutamente e con gran coraggio ha negato l’assenso al progetto, malgrado gli attacchi asfissianti e non sempre di livello civile che le sono giunti da ogni parte in questi ultimi mesi. Attendiamo un chiarimento”. (Ser)

Vedere sul sito di MW il comunicato dell’associazione ambientalista: https://www.mountainwilderness.it/editoriale/il-comelico-i-nuovi-impianti-e-la-posizione-sconcertante-del-caibozza-automatica/

2 thoughts on “Comelico, nuovi impianti: da che parte sta il Cai

  • 27/05/2019 at 16:03
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    Da che parte sta il CAI? La risposta dovrebbe essere… DALLA PARTE DELL’AMBIENTE… A MENO CHE NON FA LA SCELTA DEL WWF, SUL CONCERTO IN QUOTA DI JOVANOTTI. Ma sarebbe gravissimo! Dovrebbero esprimersi, oltre al presidente Torti, il TAM con Filippo di Donato – il presidente regionale del CAI Veneto, FRIGO Renato – il componente del consiglio regionale ZOLLET Renzo, con gli incarichi ai: Rapporti con Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi,
    Referente Commissione Medica e Commissione TAM – GIACOBBI Luisella con incarico ai Rapporti col Parco Regionale Dolomiti d’Ampezzo – Invece sembra che queste persone si arrendono ad un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale…

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  • 25/05/2019 at 19:06
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    La deriva del CAI,ed in Provincia di Trento della SAT,verso atteggiamenti di tolleranza se non di appoggio per progetti impattanti sulla montagna è ormai una situazione che si ripete.
    Troppo spesso ai proclami del sodalizio non corrispondono i fatti,magari con la motivazione “furbesca” della accessibilità per tutti ed ovunque.
    In certi casi questo atteggiamento è stato punito con l’uscita di molti soci dalle organizzazioni.

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