Grohmann, una “guida biografica” alle sue scalate

Grohmann non è la marca di uno jogurth dell’Alto Adige, né di uno speck, né risulta una fabbrica di calzature da montagna. E’ semplicemente il nome di un “re” dimenticato delle Dolomiti, quel Paul Grohmann (1838-1908), viennese, che un secolo e mezzo fa realizzò la prima conquista delle vette della Cima Grande di Lavaredo, del Sassolungo e della Cima dei Tre Scarperi. E che tante altre vette dolomitiche scalò per primo con metodo e con calma olimpica, insieme con illustri guide alpine dell’epoca. La sua grandezza fu dunque quella di avere promosso la scoperta dei monti pallidi, oggi patrimonio dell’umanità e allora, quando Paul era in vita, sconosciute al grande turismo. Erano convinti quei nostri avi (e qualcuno ancora coltiva  questa bislacca idea) che le Alpi fossero e siano solo in Svizzera.

Era doveroso aspettarsi che in questa estate del 2019, nel centocinquantennale di alcune sue celebri scalate, a Grohmann si dovesse rendere quell’omaggio che, inspiegabilmente, al di qua delle Alpi gli è sempre stato negato o concesso solo in parte. A colmare questa inspiegabile lacuna è Livio Sposito, giornalista e alpinista milanese di sangue sudtirolese, che consegna alla curiosità degli appassionati la prima e per ora unica biografia in italiano esistente di Grohmann. Un vero e proprio rispettoso inchino, scritto con lo scrupolo e la discrezione di cui Sposito ha dato altre volte prova raccontando tra l’altro, nel 2000, la storia di rivalità e di amicizia che legò Whymper e Carrel negli anni della conquista del Cervino (“Il mondo dall’alto”, Sperling&Kupfer).

“Paul Grohmann, guida biografica alle sue vie” (Vividolomiti edizioni, 127 pagine, 17 euro) è il titolo di questa nuova fatica di Sposito dedicata alla scoperta alpinistica delle Dolomiti. L’idea di ripercorrere le vie tracciate dal grande viennese riversandole sulla pagina scritta con i suoi occhi di pioniere, oltre che affidandosi ai suoi appunti, venne a Sposito diversi anni fa salendo la via normale della Cima Grande di Lavaredo. Visto che al di qua del Brennero non era rintracciabile una sua biografia, non rimase a Livio che chiedere all’Alpenverein di Innsbruck le fotocopie di tutte le relazioni di Grohmann pubblicate sulla rivista nella seconda metà dell’Ottocento. Venne esaudito e ne fece tesoro.

In apertura il Sassolungo (ph. Zoltar), una delle più suggestive “conquiste” di Paul Grohmann (1838-1908). Qui sopra il logo in lingua ladina delle celebrazioni per la prima scalata compiuta nel 1869 dall’illustre viennese, da considerare il vero “re delle Dolomiti”.

Nei 35 brevi capitoli di questo piccolo, accattivante libro di Sposito, il tono è semplice, colloquiale, come si conviene con un maestro come Grohmann che non si è mai imbarcato in imprese impossibili e mai nel suo vagabondare in montagna ha subito un incidente: circostanza che fa di lui un illustre Carneade, ignorato dal grande pubblico a differenza di altre celebrità della verticale di tutti i tempi che si misero in mostra anche nelle cronache “nere” e ben più di lui dimostrarono di avere il senso degli affari. Vie “normali” dunque le sue, che da quelle parti vengono ancora chiamate con una certa sufficienza “comuni”, ma che richiedono comunque impegno in chi le percorre come chiarisce l’autore che la quasi totalità di questi itinerari si è goduto con la moglie Silvana alla quale è dedicata questa originale guida biografica.

Vie normali? Talvolta soltanto per modo di dire. Altro che normale, veniva considerato inaccessibile il Sassolungo, 3.181 metri, che si affaccia sulla Val Gardena quando il 13 agosto 1869 Grohmann accompagnato dalle guide Franz Innerkofler e Peter Salcher, riuscì a scalarlo per primo. Un’impresa epica considerata non meno importante, nell’evoluzione dell’alpinismo dolomitico, della conquista del Pelmo nel 1857 da parte dell’irlandese John Ball. Indubbiamente Grohmann con le sue imprese regalò un Eldorado agli scalatori portando benessere dove all’epoca non c’era niente mentre il Club Alpino Italiano era tutto preso dalle conquiste delle Alpi Occidentali fino a quel punto colonizzate dagli inglesi, in primis un certo Whymper delle cui imprese però Grohman se n’infischiava. E’ giusto che in questa estate 2019, anche con il determinante contributo di Sposito, si faccia festa per sua maestà Grohmann insediandolo una volta per tutte sul trono che gli spetta. (Ser)

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