No ai vincoli. Comelico in piazza

Una folla di oltre 2000 persone, definita straripante, ha percorso sabato 1° giugno in Comelico la strada tra il municipio di Candide e la piazza San Luca di Padola scandendo slogan a favore del collegamento impiantistico con la Val Pusteria e contro i nuovi vincoli imposti al Comelico e ad Auronzo. Ne dà notizia il 2 giugno il Corriere delle Alpi (da cui è tratta la foto in apertura) parlando di “giornata storica anche per la sintonia fra le tante voci che si sono alternate sul palco e la popolazione che gremiva la piazza”. Duro il commento di Luigi Casanova, in rappresentanza delle associazioni ambientaliste, Cai escluso che si dichiara favorevole al progetto, che da anni si battono contro il collegamento. “La questione Comelico”, spiega Casanova, “rappresenta la sconfitta della montagna autentica, perché vede migliaia di persone che vivono in montagna scatenarsi con orgoglio, con violenza contro l’ambientalismo. Il Comelico rappresenta la fine della montagna come l’abbiamo conosciuta, il distacco netto della gente locale dal suo territorio, dai valori, dalla necessità che questi territori vengano lavorati”.

“Nel nome della montagna vissuta”, dice ancora Casanova, “si accetta ogni imposizione sul territorio e non ci si accorge che a causa un certo tipo di industria del turismo la montagna è abbandonata, non perché perde residenti, ma perché i residenti non mettono più le mani nella terra, non usano motoseghe e picconi, non tolgono le piantine dai pascoli, ma svendono. Svendono i pascoli ai ricchi allevatori austriaci e bavarese, svendono il legname schiantato da Vaia alle grandi segherie austriache e slovene, hanno dovuto chiamare una massa lavoro e tecnologica dai paesi alpini di oltralpe per poter almeno iniziare la raccolta degli schianti. Se Messner nel 1968 scriveva sull’assassinio dell’impossibile e dell’alpinismo, noi oggi dobbiamo scrivere dell’assassinio della montagna, partendo dalle Dolomiti, dalle zone più ricche (Val Gardena, Pusteria, Venosta) per arrivare alle aree marginali come il Comelico, la Carnia. Gli antropologi si interessino di questo invece di prendersela con il lupo o con l’ambientalismo, riflettano sui meccanismi che hanno portato i montanari a divenire succubi della cultura urbana. La svendita della montagna è partita dagli anni ’60 con le seconde case, proseguita con la rete impiantistica che ha conquistato e modificato le alte quote e asservito ai suoi bisogni l’infrastrutturazione dei fondovalle e della mobilità, che ha distrutto il valore anche economico del mondo agricolo e della selvicoltura. Oggi a tutto questo non c’è più ritorno: la manifestazione del Comelico testimonia una disfatta della montagna italiana, perlomeno nelle Alpi”.

Da tempo la macchina del consenso per i nuovi progetti è sostenuta dalla stampa locale. Contro i vincoli, a favore del collegamento, tacendo ogni altra voce in due mesi, sui tre quotidiani locali sono uscite solo due posizioni diverse: una lettera di una cittadina e un comunicato di MW. A favore degli impianti si esprimono tutte le forze politiche, dai residui di Potere al Popolo a Fratelli d’Italia, dal PD (un silenzio assoluto) agli autonomisti del BARD, dalla Lega ai cosiddetti moderati. “Per chi ha seguito i social”, osserva ancora Casanova, “è  stata una campagna di odio gettata sull’ambientalismo e sui portavoce di questa cultura, di irrisione verso la scienza e quanto sta accadendo sulle Alpi, di ridicolizzazione dei pochi sostenitori della cultura e storia alpina. E’ stata violenza pura che ha impedito per due anni ai locali contrari di esprimersi”. Purtroppo è noto che in Italia l’ambientalismo viene vissuto come un partito dei “no” mentre può guidare le risposte alle ansie economiche e sociali del Paese. Qualcuno si è accorto dell’onda verde che sta attraversando in questi giorni l’Europa per merito soprattutto dei giovani? (Ser)

2 thoughts on “No ai vincoli. Comelico in piazza

  • 04/06/2019 at 13:26
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    viviamo in tempi in cui chi la pensa diversamente (o solamente prova a pensare),chi propone alternative ,chi ci avverte del baratro in cui ci stiamo buttando,viene dileggiato,offeso,ecc.sopratutto in tempi di facebook.
    E’ l’aria che tira ,tutti vogliono usare i metodi del “capitano”.Ne fanno le spese i beni comuni cioè di tutti non solo del Comelico e dei suoi abitanti.
    Purtroppo ognuno vuole essere “padrone a casa propria”senza capire che ormai siamo tutti connessi,che l’inquinamento è mondiale,che ci saranno ancora tante VAIE.
    Aumenta il livello dei mari,chi se ne frega non abitiamo mica a Venezia noi!

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  • 03/06/2019 at 16:47
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    Purtroppo” l’onda verde” terminerà fra qualche giorno! ALLA CHIUSURA DELLE SCUOLE! Spero di sbagliarmi!

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