Giornale sul petto, così il ciclismo si evolve

Con 59 partner commerciali e sei Top Sponsor, il Giro d’Italia vinto dal sudamericano Carapaz (foto) ha dato fondo anche quest’anno al repertorio della tecnologia outdoor applicata al ciclismo. Tra gli sponsor ufficiali c’erano Continental, Toyota, Intimissimi, Pinarello, Castelli, Autostrade per l’Italia, Rovagnati, Selle Italia e Unibet, mentre con la qualifica di partner ufficiali hanno sfilato Shimano, Fercam, Husqvarna, Yamaha, Acqua Valmora, Europcar, Valsir, Tim e Enit. Enel, Banca Mediolanum, Segafredo Zanetti, Eurospin, NamedSport e Aci/SaraAssicurazioni: tanti nomi, tante marche sulle maglie, il meglio nell’abbigliamento, nella meccanica, nell’alimentazione. Questo tripudio di loghi non ha però cancellato una certa immagine primordiale che si accompagna all’epopea dei faticatori quando sono alle prese con un loro cavallo d’acciaio riottoso e con Giove pluvio. Per il futuro si annunciano biciclette dotate di trasmissione computerizzata, ma ancora capita che un campione resti appiedato per il salto della catena, inconveniente da cavernicoli del ciclismo che non risparmiò in tempi eroici campioni come Bartali e Coppi.

Nei processi alla tappa se ne sono sentite di tutti i colori. Mai fidarsi, si è perfino detto, dei misuratori di potenza applicati ai manubrio: il vero campione sa valutare da solo quanto vale e di quante riserve di energia dispone. Nel tempaccio che ha infierito sul Mortirolo si sono visti ciclisti intirizziti, incapaci di indossare una mantellina impermeabile, costretti a ficcarsi un giornale sotto la maglia in corrispondenza con il petto. Si è raccontato con stupore e ammirazione di bicchieri di te caldo versati sulle scarpette per prevenire i congelamenti delle estremità. Niente di nuovo. Nelle maratone popolari di sci, oltre al te caldo, i “bisonti” in casi estremi provvedono a irrorare le estremità con la loro calda, confortevole pipì. Qualcuno ricorda addirittura i tempi in cui le scarpe “da fondo” erano di morbida pelle di canguro racchiuse in gusci di caucciù che trasformavano il sudore in una corazza di ghiaccio. Il congelamento delle estremità era assicurato. L’immagine che rimane più impressa di questo Giro d’Italia appena concluso è però quella appena citata dei giornali offerti da mani benigne ai corridori perché si proteggessero il petto nelle spericolate discese sotto il diluvio. Segno che un indumento termico efficace come uno sgualcito quotidiano e per giunta sempre disponibile ancora non esiste in commercio. E forse è bello scoprire che con un vecchio giornale il ciclista va sano e va lontano. Un vero sberleffo alla moderna tecnologia dei tessuti termici, confortevoli e traspiranti. (Ser)

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