Il Cai e la questione ambientale

Sull’annunciato collegamento tra il Comelico e la Pusteria e sull’opinione favorevole espressa dai locali iscritti al Cai occorre tornare per chiarezza. A diradare le riserve sulla posizione del Club Alpino Italiano da parte di chi ha notato una certa fatica nel dare una risposta netta ai fautori del collegamento, dovrebbe provvedere ora il comunicato diffuso dell’Ufficio stampa il 3 giugno sotto il titolo “Coerenza ma con rispetto” che volentieri pubblichiamo nella sua integrità. “Siamo contrari a nuovi impianti sciistici, ma il progetto della Val Comelico, condiviso dalla sezione CAI, costituisce un’occasione per sensibilizzare e coinvolgere istituzioni pubbliche e private alla ricerca di nuove strategie di sviluppo sostenibili”, è la premessa del documento. A sua volta il Presidente generale Vincenzo Torti conferma la contrarietà agli impianti espressa nel comunicato facendo riferimento alla posizione, adottata nel Bidecalogo e approvata dall’Assemblea dei delegati in occasione del 150° di fondazione, che trae spunto “dai noti limiti della monocultura dello sci, vieppiù rimarcati dai significativi mutamenti climatici”.

E’ evidente che la questione ambientale è più che mai oggi al centro della cultura del CAI, e non potrebbe essere diversamente considerato che l’aumento delle temperature medie è ancor più pronunciato nelle zone alpine. “Vivere le Alpi… e il loro futuro – Cos’è cambiato, cosa cambia” è, non a caso, il tema del convegno annunciato sabato 29 giugno a Champoluc (AO) dalla Commissione per la tutela dell’ambiente montano (vedere la locandina qui al piede) cogliendo un forte incremento di sensibilità sulle tematiche ambientali, sempre più oggetto di discussione ai vari livelli del sodalizio. (Ser)

Il comunicato sul Comelico

La credibilità di una Associazione si misura, prioritariamente, in base alla coerenza con le indicazioni espresse dai propri soci, all’esito di un approfondito dibattito interno, in ordine a quelle che devono essere le linee di comportamento e le scelte rispetto a temi di generale rilevanza. Per questo il Club Alpino Italiano, con riferimento a qualsiasi ipotesi di creazione di nuovi impianti sciistici o di ampliamento di quelli esistenti, non può che confermare una posizione, adottata nel Bidecalogo approvato dall’Assemblea dei delegati in occasione del 150° di fondazione, di contrarietà, che trae spunto dai noti limiti della monocultura dello sci, vieppiù rimarcati dai significativi mutamenti climatici.

Il che non significa, però, trascurare in modo aprioristico la possibilità, riconosciuta dallo stesso Bidecalogo e dettata da evidente e doverosa forma di attenzione verso le popolazioni di montagna, “quando se ne ravvisasse l’opportunità socioeconomica, nelle zone in cui tali infrastrutture siano già presenti”, di sollecitare approfondimenti ed “una rigorosa analisi dei costi/benefici e della sostenibilità economica e ambientale”.

“A tale riguardo – precisa il Presidente generale Vincenzo Torti – il progetto afferente la Val Comelico, che ha visto un’istanza avanzata da tutta la Comunità locale, con la condivisione della Sezione CAI, che di essa costituisce componente vitale, se pure resta tra i tipi di intervento rispetto ai quali il CAI esprime contrarietà, rappresenta un’occasione per sensibilizzare e coinvolgere istituzioni e finanza, sia pubblica che privata, verso la ricerca di nuove strategie che mirino ad una innovativa progettualità verso forme di sviluppo sostenibili. Confidiamo, quindi, che quegli stessi Soci, la cui sensibilità ci è nota e si è concretata negli anni in una realtà di attenzione e rispetto, sappiano, come abitanti di una montagna che può e deve incentivare forme di turismo alternative, operare nella ricerca di soluzioni che siano effettivamente in grado, in modo lungimirante, di vincere quell’attuale marginalità connessa al vedersi, talvolta, relegata al rango di luogo di transito, verso mete i cui impianti attraggono e danno lavoro”.

Milano, 3 giugno 2019

 

One thought on “Il Cai e la questione ambientale

  • 06/06/2019 at 19:28
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    http://alpinistiemontagne.gazzetta.it/2019/05/14/rifugi-malghe-e-sentieri-tutti-i-rischi-per-la-montagna/?refresh_ce-cp

    14 maggio 2019
    “Rifugi, malghe e sentieri: tutti i rischi per la montagna”
    di Alessandro Filippini
    Franco Perlotto, grande alpinista e climber anticipatore in Italia dell’arrampicata libera, guida alpina, scrittore e ora gestore del rifugio Gabriele Boccalatte e Mario Piolti a quota 2800, accesso alle Grandes Jorasses, ha scritto questo testo che lancia allarmi ben precisi per quello che riguarda l’uso che si sta facendo della montagna.
    Da una parte sottolinea lo snaturamento anche dei rifugi, i cui gestori sono “costretti” a farne ristoranti o alberghi come se fossero costruzioni di pianura e collina. E dall’altra accusa la distruzione delle poche aree delle Alpi ancora non antropizzate facendo l’esempio della TransLagorai.
    Da leggere, da meditare, da discutere.
    ——
    “Le aree di wilderness, protette o meno, sono sempre più indispensabili all’umanità. Ora purtroppo, con la maschera del turismo sostenibile si occupano intere montagne con un degrado effettivo sempre più palese. Non è solo adottando i rifugi di montagna di impianti ad energia rinnovabile o scarichi a norma di legge che si ottiene la sostenibilità di una struttura, di un sistema, se poi questi rifugi si trasformano in ristoranti grand gourmet in alta quota. Certo questo attrae una clientela sempre più vasta e sofisticata, ma perdendo la semplicità di vita tipica della montagna ne subisce l’intero ambiente.

    La montagna trentina da tempo sta subendo una delirante onda di voluta antropizzazione, che pur rispettando le regole del cosiddetto turismo sostenibile, sta devastando una delle più belle regioni d’Italia, con il tacito supporto degli enti pubblici e delle associazioni di diritto privato proprietarie delle strutture stesse. Rifugi di montagna con affitti spropositati, costringono i gestori ad aumentare a dismisura la capacità di incasso per far fronte agli impegni con i vari proprietari.

    Accessi sempre più facilitati su sentieri che fra non molto tempo dovranno avere la corsia di sorpasso e di incrocio, come già avviene in alcuni tratti attrezzati sulle Dolomiti. Vie ferrate rocambolesche con scale a spirale e ponti tibetani sempre più lunghi ed arditi per accontentare la ricerca di adrenalina di chi in montagna altrimenti non saprebbe come andarci.

    Antiche malghe deformate in ristoranti. L’esempio più lampante di questa politica è il nuovo progetto della TransLagorai che, con il palese intento di aumentare il giro d’affari su quelle montagne, andrà a devastare di fatto una delle pochissime aree di vero wilderness rimasto in Trentino. Questo assurdo e devastante progetto va fermato”.

    Franco Perlotto

    Guida alpina e scrittore

    Laurea Honoris Causa in Educazione Ambientale” — con Michela Vicentini.

    2 – commento di di Eugenio Cipriani su: http://www.intraigiarun.it/newsite/index.html.php?target=index_racconto&category=vostri&article=commenti/20190605_a__Rifugi_malghe_e_sentieri_tutti_i_rischi/vostri_Cipriani_Translagorai.htm
    Parole sante, quelle di Perlotto.

    Il problema è che io non riscontro, né a livello di amministrazioni né a livello di singolo imprenditore di montagna (impiantista, rifugista, albergatore o quant’altro) il desiderio e la convinzione di fermare questo degrado ambientale e culturale.

    Eppure la questione è semplice, lampante e riassumibile in una sola frase:
    “NON BISOGNA ADATTARE LA MONTAGNA AL TURISTA MA E’ IL TURISTA CHE DEVE ADATTARSI ALLA MONTAGNA”.

    Tutto qui.
    Semplice no?

    Eppure …

    3 – IL PRESIDENTE TORTI HA LETTO QUESTI COMMENTI ?
    4 – VOGLIO RIPETERE ANCHE IL MIO COMMENTO : … I singoli individui possono perdere la capacità e la libertà di vincere la logica della ragione strumentale e finiscono per soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale …

    (dall’Enciclica Laudato sì di Papa Francesco).

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