In fiamme il Camussot a Balme, la Duse vi girò il film “Cenere”

Eleonora Duse (1858-1924)

“Una montagna piena d’ombre e di sole…e l’aria che rimette a nuovo”. Così Eleonora Duse (1858-1924) descrive una vacanza rigenerante. Lo scritto è del 19 agosto 1885. Si tratta di una lettera, appartenente all’archivio Serafin che ne comprende altre venti, inviata al marchese Francesco D’Arcais, rinomato critico teatrale e direttore del quotidiano romano L’Opinione. Dei rapporti, peraltro sporadici, tra la Duse e la montagna è anche testimonianza in Valle di Lanzo (Torino) l’albergo Camussot di Balme, storico punto di appoggio che nell’Ottocento, quando sbandierava l’insegna “Belvedere”, ospitava il bel mondo delle villeggiature che saliva lassù per godersi la vita in quell’ultimo scorcio di secolo. Purtroppo l’albergo Camussot ha preso fuoco nella notte fra il 4 e 5 giugno 2019 ed è in cattive condizioni. Differenti furono le fiammate da cui la Duse si lasciò divorare quanto soggiornava in quell’albergo insieme con il vate Gabriele D’Annunzio che spasimava per lei. Gli stessi interni si prestarono tra l’altro come fondale per il film “Cenere” (1916) di Febo Mari tratto dal romanzo di Grazia Deledda e realizzato dalla Ambrosio Film di Torino: in questa pellicola, l’unica interpretata dalla Duse nella sua smagliante carriera di attrice, sono le ridenti valli di Lanzo a fare da sfondo. Si riconosce in particolare la chiesetta di San Bartolomeo della frazione Cresto, un chilometro a monte di Ala di Stura, in due diversi punti: nella prima parte del film, quando la diligenza percorre un tratto della polverosa strada provinciale; sul finale, durante la duplice galoppata sullo stesso tratto di strada chiuso in fondo alla chiesetta con campanile. Si intravvede anche fugacemente l’abitato di Balme con la parrocchiale, quando la protagonista apre la finestra di una baita.

I piaceri della montagna in una lettera mandata da Eleonora Duse (1858-1924) al marchese Francesco D’Arcais (Collezione Serafin/Milano). In apertura l’incendio al Camussot dove si svolsero le riprese del film “Cenere” con la “divina”: un titolo evidentemente profetico. (ph. Costantino Sergi).

Il Camussot non solo è stato il nido d’amore della Duse e D’Annunzio ma, negli anni d’oro del turismo di inizio ‘900, fu davvero il motore di sviluppo del paese. Un’età d’oro, quando in Val d’Ala arrivavano i più bei nomi della nobiltà italiana e gli ufficiali legati a Casa Savoia per trascorrere dei periodi di vacanza. Giosuè Carducci, in esilio a Balme, tentò di dimenticare la “bionda fata” Annie Vivanti, il tenore Francesco Tamagno godeva dell’aria buona per rinforzare i polmoni e Vittorio Emanuele III, assieme alla sua corte, partiva dal Camussot per battute di caccia al camoscio. C’era anche la stanza austera e sobria dove soggiornava il cardinale Achille Ratti, diventato poi papa Pio XI, che le fiamme del 4 giugno 2019 dovrebbero avere risparmiato. (Ser)

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