No Fly, la nuova tribù cresce

Gli aerei inquinano e sempre più prende piede, come segnalato a suo tempo in mountcity, il movimento “No Fly” che invita a introdurre delle tasse sul cherosene e l’Iva sui biglietti aerei. I vettori dovrebbero inoltre essere spinti a passare al cherosene sintetico a zero emissioni e non dovrebbero più beneficiare di quote di emissione a titolo gratuito. Ma determinante per limitare danni dei voli all’ecosistema sono le scelte personali. Se tutti rinunciassero ad effettuare un volo a corto raggio – ad esempio un volo da Zurigo a Roma – si eviterebbe di immettere nell’atmosfera tre milioni di tonnellate di CO2, secondo l’associazione svizzera di compensazione delle emissioni myclimateLink esterno. Intanto il movimento No Fly fa proseliti anche in Italia sull’esempio di Greta Thunberg, la capofila dei FridaysForFuture che ormai si muove in tutta Europa con l’Interrail. In base all’ultimo report dell’Ipcc (la piattaforma dell’Onu per lo studio dei cambiamenti climatici, ndr) ogni abitante del pianeta ha a disposizione tra le 100 e le 200 tonnellate di carbonio, per far sì che la temperatura non salga oltre i due gradi. Esaurito quel budget, sarà impossibile contenere l’aumento. E così sui social nascono gruppi che cercano di disincentivare l’uso dell’aereo, prendendo di mira quegli influencer che si fanno troppi selfie in giro per il mondo.

CO2 per ogni passeggero trasportato in questo grafico del Corriere della Sera.

UN SITO PER SAPERNE DI PIU’. In Italia la tribù dei “No Fly” è ancora poco strutturata; tra i seguaci c’è anche lo scrittore e meteorologo Luca Mercalli, che dice: “In vacanza con l’aereo mai, volo solo quando è indispensabile”. Particolare importante. Sul sito atmosfair.de (anche in inglese) si può calcolare qual è il volume di emissioni che si genera ogni volta che si sale su un aereo, a seconda della tratta e del modello di vettore. Un solo volo da Milano a New Delhi, ad esempio, produce più di 7 tonnellate di CO2, cioè l’equivalente di oltre 40 mila chilometri in auto.

MEGLIO IL TRENO. Volare meno fa bene al clima: questo ribadisce Susanne Götzesul settimanale tedesco Der Freitag, sottolineando che l’aereo è ancora il mezzo di trasporto più inquinante: secondo l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente, i gas serra prodotti da un treno per passeggero/chilometro sono fino a sei volte inferiori a quelli emessi da un aereo; perfino l’automobile fa meglio.

IMPRONTE ECOLOGICHE. Gli spostamenti più ecologici sono quelli in pullman. I calcolatori di anidride carbonica, che permettono di conoscere la propria impronta ecologica, mostrano in che misura il bilancio di anidride carbonica del singolo sia penalizzato dalla voglia di viaggiare ad alta quota: perfino a chi compra prodotti biologici e a chilometro zero, vive in un condominio termoisolato e va tutti i giorni al lavoro in bicicletta bastano due voli verso un paese lontano per arrivare molto al di sopra delle undici tonnellate pro capite all’anno di CO2 della media tedesca. Un volo di andata e ritorno per New York è sufficiente per superare tre tonnellate di anidride carbonica. In Uganda, dove il 99 per cento delle persone non ha mai preso l’aereo, i singoli individui producono ogni anno 0,1 tonnellate di gas serra.

E PER CONCLUDERE…Sotto accusa sono per concludere anche le grandi navi da crociera che non sono solo lusso, relax e divertimento. Sono anche ciminiere. Sono una minaccia per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Perché mentre i passeggeri a bordo se la spassano, gli abitanti delle città dove approdano i giganti del turismo marittimo respirano gas che causano tumori: ossidi di zolfo, azoto, particolato. Una bomba ambientale che passa sotto silenzio, offuscata dal business delle vacanze in nave. Diffondete, se possibile, queste informazioni raccolte su vari media. (Ser)

Commenta la notizia.