“Save the mountains” divide il Cai

Anche il presidente del Cai nazionale Vincenzo Torti, dopo il presidente del CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) si pronuncia contro il raduno in programma il 7 luglio nelle Orobie (previsto un afflusso di diecimila persone) etichettandolo come iniziativa che banalizza la montagna. Una bocciatura senza appello e quel che più conta rivolta a una sezione del Club alpino tra le più affollate e prestigiose. Nell’editoriale di “Montagne 360” di giugno intitolato “Banalizzare la montagna: un pericolo sottile da non sottovalutare” Torti si riferisce alle diverse iniziative che, sia pure in ambiti e con profili diversi, coinvolgono località montane con una rilevante presenza di massa. “Così, ad esempio”, precisa il presidente, “sono previsti l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia a Serrù, in pieno Parco Nazionale del Gran Paradiso, il concerto di Jovanotti a Plan de Corones o, ancora, Save the Mountains sulle Orobie”.

Il progetto definito di educazione e sostenibilità “Save the mountains and their cultural heritage” è del gruppo di Forza Italia, “a sostegno della sfida che l’Associazione nazionale alpini, il Club alpino italiano – Sezione di Bergamo, il Collegio lombardo del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico, l’Osservatorio per le montagne bergamasche e la Provincia di Bergamo lanciano per la tutela ambientale delle Orobie”. Il patrocinio è del ministero dell’Ambiente. “Queste iniziative, lungi dal valorizzare la montagna sotto qualsivoglia aspetto, finiscono semplicemente con il banalizzarla” è il parere di Torti condiviso dal Club Alpino Accademico Italiano. “Sono questi i record che ricerchiamo in montagna e che ci aspettiamo da essa?”, si chiede polemicamente Alberto Rampini, presidente del prestigioso sodalizio accademico. “Se di primati si vuole parlare in montagna, io credo si debba parlare del primato della pace, della tranquillità, del rispetto e di una frequentazione in punta di piedi e, anche in prospettiva, sostenibile per l’ambiente”.

A sostegno di “Save the mountains” è schierato il Cai della Lombardia, ma il progetto incassa, insieme con la posizione critica del Cai alpino accademico e il parere contrario del presidente generale, una petizione su Change.org che in pochi giorni ha raccolto oltre 2.900 firme. Ne sono promotori Riccardo Paravisi, Ivo Ferrari e Maurizio Agazzi che chiedono il boicottaggio della manifestazione definita puramente commerciale. “Portare 10.000 persone contemporaneamente in montagna non è sostenibile”, spiegano. “Queste iniziative ‘one spot’ sono quanto di più lontano si possa fare per promuovere la cultura della montagna e pertanto vanno con forza combattute da coloro che hanno veramente a cuore la conservazione dell’ambiente alpino e la tutela della flora e della fauna che qui vi risiede”. (Ser)

3 thoughts on ““Save the mountains” divide il Cai

  • 25/06/2019 at 14:30
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    A proposito di Giro d’Italia al Serrù, non ho visto il CAI presente. Come UISP abbiamo aderito alla richiesta del PNGP. I nostri volontari hanno fatto formazione con i tecnici del Parco il giorno prima e il giorno dell’evento erano presenti sul campo per sensibilizzare le persone presenti, sull’importanza di evitare in futuro simili invasioni in aree protette come un Parco Nazionale, dove ci sono regole ben precise. Una questione di stile e di coerenza con i propri valori, tutto qui e non mi sembra poco…

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  • 25/06/2019 at 12:44
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    Perfettamente d’accordo con Rampini e Torti. Il CAI Bergamo evidentemente non capisce cosa sia la vocazione della montagna e il suo messaggio. Non è la prima volta.

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  • 24/06/2019 at 19:06
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    E’ una notizia positiva. Però, se non si prendono drastici e immediati provvedimenti verso chi ha promosso questa iniziativa (CAI BERGAMO E PRESIDENTE REGIONALE CAI LOMBARDIA), è il classico: FESSI E CONTENTI. Non si può remare contro il BIDECALOGO. Se ci sono soci che non lo rispettano, devono abbandonare il CAI.

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