Tutela Unesco. C’è poco da festeggiare

Il 26 giugno del 2009 l’Unesco riconosceva le Dolomiti come patrimonio mondiale “per il loro valore estetico, paesaggistico e per l’importanza scientifica a livello geologico e geomorfologico”. Sono passati dieci anni e festeggiamenti sono stati organizzati in varie località dolomitiche. Il riconoscimento però, secondo i protezionisti sudtirolesi (Dachverband) e l’associazione Mountain Wilderness, nel corso di questi dieci anni si è tramutato in uno strumento di puro marketing. “Ci sarebbe poco da festeggiare e molto su cui riflettere”, dice Silvia Simoni del Consiglio direttivo di Mountain Wilderness. “Questo dell’Unesco dovrebbe essere un marchio di tutela e non di marketing per sponsorizzare economie di vario genere. In questi anni abbiamo assistito a esempi negativi, soprattutto come consumo del suolo e infrastrutturazione. Diversi Comuni hanno avallato manifestazioni in quota di veicoliquad e autorizzato voli turistici in elicottero sia d’inverno che d’estate. Sono stati portati in alta quota dei mezzi motorizzati solo per fare degli spot pubblicitari. Per non parlare dell’aumento del traffico e acustico”. La pressione maggiore, fanno sapere gli ambientalisti, arriva dal turismo. Come ha riferito mountcity, vicino alla chiesetta di Funes, il proprietario ha installato dei tornelli di sicurezza, come quelli allo stadio, per limitarne l’accesso, poiché stanco dell’assalto dei turisti. “Lo capisco, il proprietario prova a tutelarsi. È una risposta estrema ad una situazione che dall’inizio non è stata gestita in modo corretto. Credo sia temporaneo, non si possono ghettizzare i luoghi” dice in un’inchiesta del Corriere del Trentino del 25 giugno Gianluca Vignoli di Mountain Wilderness.

Silvia Simoni

Altro progetto a dir poco controverso è la torre di vetro sul Catinaccio. “Confidiamo che la Provincia lo accantoni. Con molti pareri negativi credo sarà fermato”, afferma Franco Tessadri, presidente di Mountain Wilderness. E poi c’è il traffico che la pressione turistica porta con sé e impedisce di godersi la quiete che offre la montagna, per non parlare delle aree vicine a siti protetti dove sono state costruite enormi aree parcheggio, come è successo al Lago di Braies, uno dei posti più visitati in provincia, specie d’estate. “È una realtà grave, non ci sono alternative. Siamo al di là del sopportabile anche per chi ci vive”, sostiene Andreas Riedl, direttore della Federazione protezionisti sudtirolesi. Impossibile non riferirsi in fatto di traffico anche agli innumerevoli trenini in stile Disneyland che, trainati da un diesel, percorrono itinerari in terra battuta di solito chiusi al traffico, facendosi largo tra le famigliole in escursione. E a chi non è mai capitato di finire in un prato dove sono montati degli orrendi gonfiabili per garantire un adeguato trastullo ai pargoli annoiati dai loro smartphone? Ma qui l’elenco dei malesseri dolomitici potrebbe continuare a lungo, alimentato dalla sconcertante ottusità di troppi politici e amministratori pubblici.

“Se andiamo avanti così, forse per i prossimi dieci anni non ci sarà più niente da festeggiare”, commenta Silvia Simoni. “Occorrerà evitare”, conclude Annibale Salsa, antropologo, già presidente generale del Club Alpino Italiano, “la monocultura turistica che tende a trasformare le montagne in banali terreni di gioco e di consumo, dove l’attenzione al paesaggio diventa secondaria. Godere la bellezza delle Dolomiti impone un capovolgimento di prospettiva in grado di sostituire il piacere dell’itinerario all’assillo della meta (la vera meta è il percorso!). Il viaggiatore, come annotava il grande antropologo Marc Augé, si differenzia in questo dal “passeggero” o turista frettoloso. I primi scopritori e frequentatori delle Dolomiti erano, infatti, “viaggiatori”, come riportano le cronache e i resoconti di “viaggio” come quello dell’inglese Freshfield elegantemente riesumato da Angelo Recalcati e oggi al centro di una bella mostra nel Trentino. Bei tempi. (Ser)

 

One thought on “Tutela Unesco. C’è poco da festeggiare

  • 27/06/2019 at 08:39
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    E già, la montagna deve essere vissuta da viaggiatori, non da turisti perchè ………….
    La vita …. è come un ascensione.
    Quando più ripido e tortuoso è il sentiero, tanto maggiore è la gioia che si sente in cima.
    Incontrandoci lassù, affrontandola da versanti opposti, un abbraccio spontaneo può renderla sublime annullando mirabilmente la fatica accumulata.
    Quella fatica che lungo il sentiero è l’unica dispensatrice di vera conoscenza.
    Perchè solo la conoscenza della MONTAGNA-VITA, rende liberi, elevandoci alle NUVOLE-VIRTU’ oltre la vetta.
    La vetta … ci aspetta !!!

    (guida ambientale/cacciatore fotografico della terra delle graVine cel. 3388396815)

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