Cordata per il clima. Nuova tappa: Parigi

Prosegue in Francia la “Cordata per il clima”. Il nuovo appuntamento dell’iniziativa voluta da Mountain Wilderness International era in programma il 6 luglio a Parigi. Per l’occasione nella Ville Lumière si è respirata l’atmosfera dei sentieri “Grande Randonnée” frequentati in Francia da migliaia di amici della montagna. Dopo Grénoble, Annecy e Bardonecchia, la mobilitazione continua dunque in grande stile come è di prammatica in Francia. Occorrerebbe al di qua delle Alpi prendere esempio dall’impegno dei francesi anche in altri campi. Un esempio? Una gigantesca catena di mani intrecciate sui prati del Campo di Marte , lunga più di 600 metri, che arriva fino alla Torre Eiffel è l’opera che l’artista francese Guillaume Legros, conosciuto come Saype, ha creato in occasione della Giornata internazionale del rifugiato celebrata il 20 giugno. L’installazione, realizzata con la pittura a spruzzo, era un omaggio all’organizzazione SOS Méditerranée impegnata a salvare i migranti che rischiano di morire nelle acque del Mediterraneo. Per Saype la catena umana è “un simbolo di solidarietà in un momento in cui le persone si chiudono sempre di più in se stesse”. È un invito a “vivere insieme”, a oltrepassare i confini e a ricordare la storia: dal momento, come spesso ci ricorda con grande enfasi il nostro Cai che le montagne uniscono e non dividono.

“Quando si frequentano le terre alte”, annuncia il sito di Mountain Wilderness Francia, “si diventa testimoni diretti di una situazione che per molti resta invisibile e teorica: il cambiamento estremamente rapido dei paesaggi e delle risorse naturali. Centinaia a Parigi si sono riuniti sotto il simbolo della cordata, escursionisti e alpinisti contemplativi e non, tutti da considerare sensibili sentinelle del clima. Una manifestazione senza precedenti che sfrutta un momento favorevole ad aprire un dibattito con il sostegno dei media. In realtà l’ambientalismo nel Belpaese non ha mai fatto notizia né tanto meno attecchito e questo spiega anche perché tanti dei cosiddetti amici della montagna se ne tengono cautamente alla larga. Nella recente campagna elettorale per le europee, malgrado il successo del movimento Fridays for future e della sua animatrice Greta Thunberg non si  è mai parlato di ambiente e lo stesso Club Alpino Italiano è stato costretto ad ammettere nel manifesto “L’talia che si prende cura dell’Italia” che i cittadini attivi e le organizzazioni che si prendono cura dei beni comuni sono “una ricchezza troppo sopesso purtroppo considerata come un’interferenza invece che come un’opportunità da parte delle istituzioni”.

Cai a parte, sabato 15 giugno a Bardonecchia (TO) si è parlato di cambiamenti climatici nell’ambito del citato progetto di Mountain Wilderness International dal nome evocativo “In cordata per il clima”: in cordata per restare uniti condividendo idee, esperienze ed informazioni. Certamente è importante il corretto stile di vita individuale ma va ribadito come la collettività e le amministrazioni debbano intervenire in diversi settori: gestione dell’energia, del turismo, dell’acqua, pianificazione territoriale, cicli brevi di produzione e consumo. Importante è diffondere gli esempi virtuosi, che si sperano contagiosi: con essi gli abitanti della montagna guadagneranno approvazione e stimolo ad imitarli per contenere gli effetti a lungo termine dei cambiamenti climatici. (Ser)

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