Gli appetiti regionali e l’abolizione delle Soprintendenze

La Regione Veneto ha da poco vinto la candidatura per le prossime Olimpiadi invernali (Cortina-Milano 2016), che tutti ora affermano di volere sostenibili e compatibili ed è notizia di questi giorni l’accettazione delle colline del prosecco come Patrimonio dell’Umanità Unesco, con il proposito di avviarsi verso una coltivazione biologica e rispettosa della biodiversità. Ma se queste non sono parole vuote e di circostanza perché chiedere l’eliminazione delle Soprintendenze? Le Soprintendenze sono strutture di controllo importanti che non solo vanno conservate ma rese più operative e con più strumenti, anche  economici, per agire. Devono rimanere indipendenti e collegate con il Ministero dei beni ambientali e Culturali e non rese dipendenti dal controllo regionale. “Eliminarle o depotenziarle”, spiega Nicola Pech, responsabile della comunicazione di Mountain Wilderness, “significa togliere uno degli ultimi baluardi alla possibilità di arginare una serie infinita di interventi dei quali ci dovremo pentire in futuro”. Sull’argomento riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato del Comitato etico scientifico di Mountain Wilderness in data odierna intitolato “Un allarme rivolto agli organi d’informazione”. Nella foto le coltivazioni di prosecco diventate patrimonio dell’umanità.

Un comunicato

di Mountain Wilderness

La proposta di concedere ad alcune regioni settentrionali uno status analogo a quello delle regioni a statuto speciale, include come corollario non marginale l’abolizione delle soprintendenze dipendenti dal MIBAC. Cedere agli appetiti regionali le competenze primarie in materia di tutela naturalistica, archeologica, artistica significa semplicemente abbattere l’ultima e già fin troppo fragile barriera esistente contro l’aggressione dei basilari valori culturali nei quali si rispecchia la storia dell’Italia; valori che un localismo interpretato come astioso e presuntuoso antagonista dello Stato centrale (e non come armonica proiezione sui territori dei principi su cui si fonda la comunità nazionale), difficilmente riuscirebbe a difendere contro la pressione troppo contigua di convenienze – e connivenze – tribali di corto respiro.

Le soprintendenze, con tutti i loro limiti e difetti, rappresentano oggi l’unico punto di riferimento al quale ricorrere per arginare una deriva così carica di minacce. Constatiamo con sgomento che i media non hanno riservato fino ad oggi a questo incombente potenziale tradimento l’attenzione che meriterebbe. Si discorre ad oltranza e giustamente sugli effetti del riscaldamento planetario, sulle frane, sulle alluvioni, sul ritiro dei ghiacciai, sull’inquinamento atmosferico, ma poi – venendo al pratico – si evita di accennare ai rischi gravissimi che incombono – oggi più che mai – sulla tutela del paesaggio naturale, del paesaggio agrario, e sulle emergenze architettoniche che vi insistono.

Il fatto che l’ambientalismo, nel sentire diffuso, abbia perso “appeal” non giustifica l’abbandono della bellezza identitaria nelle mani di chi è interessato a corroderla e deturparla, pur celebrandone in astratto i pregi. In questo momento storico è imperativo non privarsi delle armi a disposizione delle Soprintendenze nazionali. Bisogna che tutte le persone di buona volontà puntino i piedi, escano allo scoperto, nel tentativo di riportare questi temi al centro dell’attenzione del nostro Paese. Il muro di indifferenza che contribuisce a rendere ciechi e sordi tanti nostri connazionali va sfidato ed infranto prima che sia troppo tardi. L’unica via che riusciamo a individuare richiede, come punto di partenza, un’efficace cassa di risonanza mediatica. Solo grazie ad un simile stimolo la classe politica potrebbe finalmente rendersi conto della posta in gioco. E correre ai ripari.

Firmano per il Comitato Etico Scientifico di Mountain Wilderness Italia: 

Luisella Battaglia, Luisa Bonesio, Salvatore Bragantini, Duccio Canestrini, Erri De Luca, Sandro Gogna, Carlo Alberto Graziani, Vittorio Emiliani, Cesare Lasen, Sandro Lovari, Paolo Maddalena, Ugo Mattei, Franco Michielis, Carlo Alberto Pinelli, Matteo Righetto, Salvatore Settis, Franco Tomatis, Stefano Unterthiner, Kurt Diemberger, Massimo Frezzotti, Stefano Sylos Labini  

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