Dove il Cai salva le montagne

Erano 260 i sentieri bloccati dalla tempesta nel Bellunese e i volontari del Club Alpino Italiano ne hanno riaperto più di metà. Un modo più che encomiabile di salvare le montagne al quale “Il Corriere delle Alpi” dedica il 9 luglio un’intera pagina. Fondate riserve invece per il progetto “Save the mountains”, manifestazione supportata il 7 luglio dalla Sezione di Bergamo con l’intento di entrare per la seconda volta nel Guinness dei primati, curiosa vocazione di questo affollato e glorioso sodalizio. Come annuncia mestamente l’Eco di Bergamo dell’8 luglio “molte le autorità ma poche adesioni”. “Una figura di palta”, la giudica in FB Silvio Calvi che della sezione fu presidente, soddisfatto per la decisione degli amanti della montagna di non partecipare a questa iniziativa. “Con l’augurio”, aggiunge Calvi, “di vedere quanto prima la sezione di Bergamo del CAI tornare a fare cultura di montagna e ad avviare alla stessa giovani e meno giovani lasciando stare simili inutili, ridicole e insensate ostentazioni che non fanno altro che rivoltarsi contro gli organizzatori”.

Va ricordato che una petizione di segno contrario all’iniziativa ebbe tra i primi firmatari alpinisti navigati come Ivo Ferrari, Alessandro Gogna e Maurizio Agazzi. Che in proposito un duro giudizio venne pronunciato dal Club Alpino Accademico Italiano. E che sulla spinta delle proteste sui social e su alcuni siti, mountcity compreso, il Comitato centrale si riunì per valutare l’iniziativa: “senza pregiudizi e senza cavalcare l’onda del pensiero comune” come si legge in Montagne 360, condannando la ostentata ricerca del primato di cui questa storica sezione aveva già dato ampia prova in precedenza: quando, per l’esattezza, una cordata di 3.500 persone si concluse con un abbraccio alla Presolana stabilendo un record mondiale.

Altra aria si respira nel Cai Veneto strenuamente impegnato nel Bellunese dove è vietato avventurarsi tra gli alberi schiantati dall’uragano Vaia, perché il più delle volte si mette a repentaglio se stessi oltre che i soccorritori. È già successo, anche perché i percorsi impraticabili sono ancora numerosi. In questi mesi, come riporta il già citato Corriere delle Alpi, il personale del Club Alpino Italiano si è mobilitato per una manutenzione straordinaria (foto in apertura, tratta dallo stesso quotidiano) lungo gli itinerari più frequentati grazie al lavoro di 300 volontari che si sono portati appresso dei loro amici. Anche grazie a questi iscritti tutta la rete dei sentieri può essere riattivata in due anni, quindi entro il 2021. Bella, lodevole lezione. E’ così che si salvano le montagne che tanto abbiamo a cuore. (Ser)

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