Tona sul filo degli 80. Felice di scalare

Irresistibile lady dell’alpinismo, sua grande passione, non demorde Maria Antonia Sironi detta dagli amici Tona. Fiera, come si desume dalle fotografie che pubblichiamo, non solo di essere arrivata al rispettabile traguardo degli 80, ma anche di aver ritrovato un antico amore, quello con le rocce, misurandosi su una parete naturale insieme con gli intrepidi ragnetti della sua tribù. Sempre, s’intende, con lo stesso sorriso spavaldo con cui negli anni Sessanta affrontò tuoni, fulmini e saette in cordata con Kurt Diemberger e altre glorie qualificandosi come una pioniera dell’alpinismo femminile. Questa documentata dalle foto che Tona ha messo cortesemente a disposizione di MountCity è stata una parentesi felice nella sua sempre febbrile attività di geologa, scrittrice, traduttrice, nonché nonna e bisnonna: una scalata che ha avuto per teatro a Sangiano una falesia nascosta fra i boschi, magnificamente attrezzata dalla sezione del CAI di Sesto Calende. “Da ragazza arrampicavo, e mi piaceva molto”, ricorda Tona. “Ho incontrato Kurt Diemberger ed è stata una grande passione. Con lui ho fatto viaggi e salite stupende – e due figlie. Poi la vita è cambiata, ho insegnato, ho scritto, ho tradotto. Adesso ho tante nipoti e per loro scrivo libri e favole che raccontano di mondi lontani”. Tra i suoi libri più recenti “La Principessa di Gungtang” (Alpine Studio, Lecco), le favole dell’Himalaya (insieme a Tsering Yangdzom): “Il Pastorello Tibetano”, “Gli Spiriti della Foresta”, “Lo Yak, dono degli dei” (Alpine Studio, Lecco) e la traduzione/adattamento de “Il Settimo Senso” di Kurt Diemberger (Alpine Studio, Lecco). Che la scalata continui a lungo, cara Tona!

Sembra sul punto di spiccare il volo Tona Sironi mentre si cala nella falesia di Sangiano dove ha ritrovato antichi ardori arrampicatori.

Sulle falesie della mia gioventù. Yancen, l’erede in spirito di nonno Kurt, arrampica come un gatto sulle falesie, quelle pareti che noi non degnavamo neppure di uno sguardo. Nessuno di noi pensava di poter “andare su per i sassi” magari a pochi metri dalla strada. Per noi doveva essere una montagna vera, possibilmente grande, magari coperta di neve e di ghiaccio. Eppure, anche il bouldering ha il suo fascino. Un fascino atletico, sportivo, evidentemente diverso dal nostro. Qui al posto degli scarponi si usano scarpette che “vanno su da sole”, l’imbrago, il gri-gri che libera mente e spalle dallo stress dell’assicurazione e dall’impegno di tenere. Tanto, fa tutto lui. E allora su…

Yancen

Per avviare i piccoli di famiglia alla nuova disciplina sportiva in un mattino di mezza estate Yancen invita la nipotina Fay e un paio di amichetti, Emanuele e Kevin, con Danila, la loro mamma e zia, a Sangiano, su una falesia nascosta fra i boschi, magnificamente attrezzata dalla sezione del CAI di Sesto Calende. Muniti di imbrago, corda, casco, i piccoli salgono spediti, finché non subentra nella loro mente la vampata d’ansia per il vuoto. Allora bisogna scendere. Impresa non facile che richiede una fiducia assoluta nella corda e nel gri gri di chi assicura. I tre salgono alternandosi, seguono più che possono i consigli di Yancen, poi tocca a Danila, che sale spedita, e poi… Davanti a me, nella calda luce della mattinata estiva, la roccia calcarea si presenta quasi verticale, ma ricca di protuberanze… tanti appigli. La osservo, e mi ritrovo all’inizio della ABC, una via aerea non difficile che percorrevo spesso anche da primo, quando ci allenavamo sul nostro Campo dei Fiori. La roccia mi invita, potrei mettere la mano lì… il piede là…. Gli appigli appaiono solidi, forse un poco “usati”, ma sono di quelli che tengono.

Fay

Infilo le scarpette, l’imbragatura, il casco. Gli anni scompaiono, come i chili di troppo. La roccia mi parla, è lei, la mia, quella che mi ha conquistato e che sento ancora vibrare nel profondo. Come fosse ieri, oggi…. Salgo per alcuni metri, passo di rinvio in rinvio, e mi sento sicura. Poi, dove il terreno diventa troppo tecnico mi fermo. Per me è sufficiente. “Yancen, scendo…”. Adesso mi affido alla tecnica dei “sassisti”. Appesa all’imbrago mi lascio andare a una gradevolissima danza sulla punta delle scarpette. Lontano sfumate nel ricordo, si profilano le innumerevoli doppie per scendere dal Campanile Basso, quelle con la corda che passava sotto la coscia e la arroventava. Era preistoria. E questa di oggi è la follia di una ottuagenaria, che cerca ancora di trasmettere la antica magia alla nuova generazione.

Tona Sironi (Diemberger)

Emanuele alla ricerca, da intenditore, degli appigli migliori sulla scia dei bisnonni Tona e Kurt.

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