Una corsa elettrizzante

La corsa ultra trail espone gli atleti a non lievi problemi fisici anche se l’epidemiologia dei traumi riportati è abbastanza scarsa in letteratura. Tra le incognite sono da annoverare i temporali particolarmente temibili in alta quota, dove non esiste la possibilità di mettersi al riparo. La testimonianza che pubblichiamo è stata puntualmente raccolta da Federica Scintu e pubblicata il 9 luglio 2019 nelle pagine del quotidiano Il Tirreno. Riguarda la paurosa avventura del lucchese Massimiliano Frugoli, un runner impegnato nel Trail delle Apuane: un racconto che offre non poche indicazioni a quanti, condividendo la sua passione, affrontano in questo periodo le grandi corse in quota.

• Il racconto di Massimiliano Frugoli. Per un’ora e mezzo ha vagato da solo dopo essere stato sfiorato da un fulmine. Senza sapere dove andare, sotto il nubifragio e prigioniero della nebbia. L’acqua che scorreva giù dal monte Tambura – la seconda vetta delle Apuane, al confine fra le province di Lucca e Massa Carrara – aveva creato un torrente e cancellato ogni traccia del sentiero che lo avrebbe riportato a Gorfigliano, paesino dell’Alta Garfagnana. Gli altri corridori impegnati con lui nel Trail delle Apuane di domenica – un centinaio circa, provenienti da diverse parti della Toscana – erano spariti. Con una coperta sulle spalle si è difeso dal freddo pungente: la temperatura era scesa all’improvviso e Massimiliano Frugoli, lucchese di 43 anni, corridore esperto e ultra maratoneta, aveva ancora addosso gli effetti della scarica elettrica di un fulmine che lo aveva colpito di striscio mezz’ora prima mentre cercava riparo sotto a una ruspa parcheggiata vicino a una cava in località Focolaccia. Per mezz’ora almeno Frugoli è rimasto svenuto. E quando si è risvegliato è cominciata la sua impresa in solitaria verso la salvezza finita con la dimissione dall’ospedale di Castelnuovo Garfagnana.

“Siamo partiti col sole da Gorfigliano – racconta Frugoli -, avevo già fatto il Trail lo scorso anno. Sono un corridore abbastanza esperto e qualche chilometro l’ho percorso. Il tempo era fresco e abbiamo cominciato il tragitto che ci avrebbe portati sul Tambura. Durante il tragitto abbiamo controllato le previsioni ed era previsto un peggioramento ma poi “l’allarme” è rientrato. Le condizioni meteo sembravano migliorare. Invece all’improvviso sono cambiate di nuovo. Ma ormai eravamo a 2.500 metri sul Tambura e non potevamo più tornare indietro. Era meglio scendere giù dal Tambura dove c’era il personale del Soccorso Alpino e della Forestale”. Presa la decisione il gruppo inizia la discesa ma Frugoli decide di aspettare un “compagno” di corsa rimasto indietro.

“Davanti a me c’erano una ventina di persone – spiega – il tempo peggiorava e nell’arco di 5 minuti si è fatto buio ed è calata la nebbia. È scoppiato un nubifragio di pioggia e grandine. La temperatura è scesa all’improvviso poi lampi e tuoni. Il nubifragio ha creato un torrente e non si vedeva più la strada. Io ho seguito il corso dell’acqua e sono finito in una cava. Ero solo, il gruppo era andato avanti prendendo una direzione diversa dalla mia. Il cellulare non aveva campo. Ho visto una ruspa e mi sono riparato sotto ma con l’acqua fino alle caviglie ed è lì che è arrivato il fulmine”. Un botto enorme che si abbatte proprio alle spalle di Frugoli.

“Credo che la scarica elettrica si sia propagata attraverso l’acqua – dice sconvolto – ho sentito la scossa che dai piedi è andata fino alla parte superiore del corpo e poi ho perso i sensi. Per fortuna sono caduto vicino alla ruota della ruspa ma potevo finire in acqua”. E magari affogare. Invece 30 minuti di buio: poi la luce. C’è ancora il nubifragio e fa freddo. “Ero indolenzito, in ipotermia, incespicavo con le parole e avevo qualche escoriazione ma le gambe ‘funzionavano’ – continua Frugoli – così ho iniziato a camminare. Per un’oretta e mezzo ho vagato, prima ho imboccato una strada senza sbocco e poi sono riuscito a tornare in fondo al Tambura”. Da qui il corridore inizia a intravedere un lieto fine. Trova le indicazioni e il cellulare aggancia la rete.

“Ho chiamato i soccorsi – dice – ma viste le condizioni meteo coi loro mezzi non riuscivano a raggiungermi quindi sono andato loro incontro camminando per altri 7 chilometri”. Dopo una notte in ospedale, Frugoli è stato dimesso. “È stato un evento imprevedibile, altrimenti ci avrebbero fatti tornare indietro. A smettere non ci penso proprio: quando provi la corsa non puoi più farne a meno. Però un po’ più di prudenza sì…”.

Federica Scintu

Il Tirreno, 9 luglio 2019

Massimiliano Frugoli in ospedale dopo la disavventura sul monte Tambura nelle Apuane (ph. Il Tirreno)

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