Caro vecchio trampolino

Davvero le Alpi subiranno, con le Olimpiadi di Cortina e Milano, nuove colate di cemento? E davvero quel cemento resterà per sempre come ipotizzano senza ritegno i piemontesi che nel 2006 di cemento per i Giochi ne hanno sprecato a tonnellate? Si temono insulse e costose infrastrutture, come è avvenuto a Milano per Expo 2015. Ma poiché le Olimpiadi del 2026 si devono ormai condurre a termine è auspicabile che non si faccia nulla di più dello stretto necessario e che non ci si allontani – come raccomanda Jacopo Gardella nel sito “Arcipelago Milano” – da seri principi di sobrietà e di parsimonia in nome dei quali erano nate le prime Olimpiadi e si sono svolte a Cortina quelle del 1956. Chissà mai che non si avveri il detto secondo cui il futuro ha un cuore antico.

Sobrietà e parsimonia emergono da un’immagine (qui sopra) che io stesso scattai a quei lontani Giochi di Cortina dalla cima del trampolino di Zuel, mentre ero impegnato nelle riprese di “Vertigine bianca”. Non fa forse tenerezza quel saltatore con la papalina di lana, i lunghi sci di legno, gli scarponi di cuoio con le allacciature, gli attacchi tipo “kandahar” a trazione? Una piccola folla si è radunata in basso sullo sfondo, altra ne arriverà. La Mondovisione non aveva ancora dimostrato di poter spostare le masse e la Cina era tutt’altro che vicina… Il nostro atleta con il pettorale numero 17 attende pensoso e con il cuore in tumulto, aggrappato a una catenella, che gli dia il via il giudice di gara, quel signore con il cappotto sulla destra. Forse, e chi se lo ricorda più?, agitando un campanaccio. O con un fischietto.

Il trampolino di Zuel come appare oggi.

Il trampolino olimpico Italia, a Zuel, resta nella sua sobrietà un simbolo indiscusso di quei Giochi. Per le Olimpiadi 2026 però non sarà riaperto. Le gare di salto si faranno a Predazzo, che da diverso tempo dispone di un impianto con quattro trampolini sulla riva del torrente Avisio. Ma mi fa piacere apprendere che quello di Zuel sarà sistemato, ritinteggiato, abbellito. Il trampolino è stato costruito nel 1955 sulla stessa collina dove, fin dagli anni Trenta, ne esisteva già uno in legno. L’inaugurazione ufficiale avvenne l’8 dicembre 1955. La progettazione, i calcoli statici e gli studi furono curati dagli ingegneri Piero Pezzati, Guglielmo Holzner, Enzo Montovani, Luciano Berti, Reinhard Strauman.

A Cortina si apprende che decine di volontari si sono messi al lavoro anche per ripristinare la pista di bob che scende dal Col Drusciè da tempo abbandonata e coperta dalle erbacce. Buon segno. Su quei rettifili ho visto sfrecciare il bob di Eugenio Monti, il “rosso volante”, e quello del nobile spagnolo Alfonso De Portago che l’anno dopo sarebbe morto durante la Mille Miglia del 1957 nella tragedia di Guidizzolo, provocata dallo scoppio dello pneumatico della Ferrari 335 S con cui stava gareggiando. L’azzurro Paolino Dimai, la cui famiglia mi ospitava gentilmente a Chiave, sotto il Pomagagnon, la sera affilava le lame dei pattini con cui correva via elegante sull’anello ghiacciato di Fiames verso il suo sogno olimpico. Lo osservavamo in silenzio, e intanto la stua emanava un piacevole calore. Se fosse ancora al mondo, che cosa ne direbbe Paolino di questa rincorsa appena iniziata verso i Giochi del ’26 che si accompagna a tanti bei ricordi? E non sarebbe bello se i fortunati mortali che seguiranno i Giochi in quell’anno per noi veterani da considerare ormai irraggiungibile, ritrovassero anche una minima parte di quelle lontane magie? (Ser)

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