Le Dolomiti dopo la “cura” delle jeep

“Non siamo stati ascoltati e i boschi riconosciuti Patrimonio Mondiale dell’Umanità sono stati trasformati in un circuito off road privato”. Questo l’amaro commento di Mountain Wilderness sugli esiti disastrosi del raduno delle jeep organizzato il 13 e 14 luglio nelle Dolomiti del Primiero. “Il mondo politico, il Comune di Primiero e la Provincia, in particolare gli assessori Failoni e Zanotelli sapevano tutto”, si legge ancora nel sito di MW, “sapevano che i danni sarebbero stati ingenti e ora non ci resta che documentare questa ennesima sconfitta delle Dolomiti attraverso le foto che sono arrivate alla nostra attenzione”. Si può immaginare davanti allo scempio creato dai cafoni dei suv con le loro derapate e puntualmente documentato da decine di immagini di FB, lo sgomento della la Società Alpinisti Tridentini, sezione del Club Alpino Italiano che fu tra i primi sodalizi a dire di no al Jeep Camp in contrasto con due delle sue sezioni. E si può immaginare l’imbarazzo della cosiddetta Commissione Tutela Ambientale del CAI sempre assente in questi scenari anche là dove è palese il conflitto con quanto imporrebbe il severo (a parole) Bidecalogo a tutti gli iscritti.

In queste immagini tratte dal sito di Mountain Wilderness gli effetti devastanti del Jeep Camp.

Questi danni al patrimonio ambientale si sarebbero dovuti valutare preventivamente. Qualcuno lo ha fatto? “La nostra contrarietà”, si giustifica la presidente della SAT Anna Facchini, “è stata netta e immediata. E soprattutto il nostro resta un no rispetto all’intera area: ovvero non diventa un sì a un chilometro dall’ingresso del Parco e un no all’interno. Anche i compromessi, quindi, non ci convincono per nulla. Il punto è che quella è una zona naturale stupenda, che può essere valorizzata in molti modi ma non certo in questo. È straziante vedere che per fare un po’ di marketing debbano arrivare motori e rumore. Siamo in un’area protetta, nel cuore del patrimonio dell’Unesco, e quindi non c’è certo bisogno di portare lassù le macchine. Tuttavia devo ammettere che alcune sezioni SAT hanno espresso un parere differente dal mio”. Rincara la dose Luigi Casanova, vicepresidente della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra) e presidente onorario di Mountain Wilderness. “Nelle grandi città europee”, dice, “ma anche in quelle piccole e anche in Trentino si cerca di tenere le macchine fuori dai centri, lontane dalle aree più belle e di valore. Invece qui addirittura le portiamo in montagna. Una scelta assurda”.

Il raduno delle jeep viene considerato dall’opinione pubblica più consapevole uno schiaffo alle Dolomiti e al patrocinio Unesco assunto dieci anni fa. Dolomiti Unesco (che nel 2019 festeggia solennemente dieci anni) è in grado di dimostrare quanto ancora conta? La foto che pubblichiamo sono diventate in poche ore virali su alcuni gruppi facebook  e hanno destato particolare disappunto in zona. Tanto da far intervenire anche il locale Consorzio turistico del Vanoi che si dichiara estraneo ad attività di questo genere sul territorio. “Promuoviamo da tempo”, spiega Marco Felici, presidente del Consorzio turistico, “un territorio green, un cuore verde del Trentino che sia davvero tale e ci ritroviamo poi immagini come queste sul web. Si tratta di un vero e proprio pugno nello stomaco per il nostro ambiente e per la Valle, oltre che per il nostro marketing, fatto di eventi ecosostenibili, attenti all’ambiente e alla cura del territorio”. Bastava pensarci prima e ora non resta che piangere sul latte versato. (Ser)

Vedere anche https://www.mountainwilderness.it

2 thoughts on “Le Dolomiti dopo la “cura” delle jeep

  • 23/07/2019 at 19:23
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    delirio di mentecatti con auto + grosse del loro cervello. oltretutto stanno facendo, sfasciando, carrozzabili, piste e sentieroni come se fosse diventato indispensabile, a chi poi

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  • 18/07/2019 at 16:10
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    Il fatto che la Società Alpinisti Tridentini, sezione del Club Alpino è sgomenta per l’accaduto, è risibile. I presidenti e soci delle due sezioni SAT che hanno approvato questa distruzione ambientale, sono stati cacciati? PER UN SEMPLICE MOTIVO: tutti i soci del CAI HANNO L’OBBLIGO DI RISPETTARE IL BIDECALOGO. Sia su FB che su altre riviste di montagna, ci sono centinaia e centinaia di commenti, dove il sostantivo più ricorrente è stato… VERGOGNA! Chi si è vergognato? A me risulta NESSUNO, ANZI L’ANNO PROSSIMO VERRA’ RIPROPOSTO! Solo Pochi partecipanti, hanno commentato e ovviamente hanno difeso questa… VERGOGNA! Mi aspetterei che il presidente generale del CAI prendesse una soluzione senza mezze misure, non solo per questo evento, ma per tutte le aggressioni che si programmano in montagna. ALLONTANARE I SOCI DISUBBIDIENTI: NON ACCETTATE IL BIDECALOGO? VE NE DOVETE ANDARE! PURA MIA FANTASIA DI UN ILLUSO!

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