Nanga degli zoccoli

Bloccato dagli zoccoli di neve formatisi sotto gli sci a quota 8080. Può sorprendere i comuni sciatori la notizia che la prima discesa in sci dal Nanga Parbat realizzata da Carlo Alberto Cimenti sia stata ostacolata da questo inconveniente. Lo “zoccolo” sotto le solette è sempre stato l’incubo dei nostri nonni che si avventuravano su superfici non battute e oggi lo si considera un problema risolto con tutte le temperature grazie alle moderne scioline. Strano che questo possa ancora accadere con gli sci, gli attacchi e gli scarponi estremanente evoluti di cui Cala disponeva. D’accordo. C’era da affrontare “neve terribile, sastrugi, firn”, come si legge nei resoconti diramati dopo l’impresa. Ostacoli comunque prevedibili per la prima discesa dal Nanga, la montagna nuda. Qualcuno ritiene che a quelle altezze sarebbe stato come percorrere la Gran Risa o la Sasslong?

“Mi ricordo di avere nello zaino un coltello robusto che mi porto sempre dietro”, racconta Cala. “In questa spedizione mi è servito già una volta per liberare un piede rimasto incastrato in un groviglio di vecchie corde fisse che ho dovuto tagliare. In un attimo lo prendo e inizio a usarlo come la spatola per togliere la paraffina. Mi accorgo che il lavoro sarà lungo ma i ramponi non li metto e così inizio ‘sto faticoso lavoro di ripulitura: nei giorni precedenti siamo partiti dal campo base con le pelli montate e le abbiamo lasciate montate per quattro giorni di seguito per poter percorrere vari tratti fino al C4 e poi ancora verso la cima con gli sci ai piedi ottenendo il doppio risultato di galleggiare di più sulla neve e togliere il peso degli sci dalle spalle. Il problema è che tra sole, caldo e freddo, parte della colla si è staccata dalla pelle rimanendo attaccata alla soletta degli sci formando poi, con l’abbassarsi delle temperature di notte, uno strato coriaceo di colla molto abrasivo e ghiaccio che già così rendevano impossibile la sciata. In aggiunta a questo strato si è attaccato pure uno zoccolo di neve…”.

Carlo Alberto Cimenti con gli scarponi e gli sci usati nella discesa dal Nanga Parbat, nel Karakorum pakistano, 8126 metri (foto in apertura): una delle cime considerate più pericolose. (archivio Dynafit, per gentile concessione)

A parte l’ostacolo dei sastrugi che erodono la superficie del manto nevoso “dove la parte erosa più ripida punta nella direzione di provenienza del vento”, come si legge sul web, il firn non è o non dovrebbe essere quella sciagura che si vorrebbe far credere: anzi, sciare sulla sua superficie zuccherosa è uno dei piaceri che riserva la primavera sulle nostre piste di casa. Colpa della colla dunque se si sono formati quei maledetti zoccoli sotto gli sci. Non risulta però che l’intrepido Piero Giglione (1883-1960) abbia dovuto tribolare tanto nel 1934 quando in Himalaya conquistò con i suoi sci di legno di betulla con le lamine avvitate sui bordi il Queens Mary Peak (7422 metri!): erano sci dalla sciancratura modesta quelli di Ghiglione, difficili da manovrare. Le pelli di foca (di foca foca, mica sintetiche!) erano tenute da cinghiette. E si mettevano e si toglievano in fretta senza dovere imbrattare gli sci di colla. E comunque ogni scialpinista  previdente metteva nello zaino prima di partire un apposito raschietto. Sono passati più di ottant’anni e sembra che la tecnica abbia fatto progressi piuttosto relativi…

Come ha spiegato Erika, la moglie di Cala Cimenti, per un tempo interminabile Cala è rimasto fermo appena sotto la vetta del Nanga per togliere lo zoccolo con un coltello o una lama di cui casualmente disponeva. Difficile non pensare che sono in commercio scioline polari che “funzionano” anche con 30 gradi sotto zero. A patto che la colla non combini brutti scherzi. Ed è concesso, per concludere, a noi vecchi appassionati esprimere qualche dubbio sulle moderne attrezzature alle alte quote dove è in gioco la vita standocene comodamente stravaccati sul divano di casa?  (Ser)

I sastrugi creati dal vento hanno seriamente ostacolato la discesa di Cala Cimenti.

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