Le incognite (spesso ignorate) delle ultra trail

Il calore rovente “acceso” dall’emergenza climatica, ed ecco la ricetta per l’onda distruttiva di eventi meteo che ha flagellato da Nord a Sud il Belpaese. Il bilancio dell’ultimo weekend di luglio è pesantissimo: tre morti, un disperso, danni ingenti e ancora non quantificabili, intere Regioni flagellate da violenti temporali, acquazzoni, trombe d’aria. Si può in queste condizioni autorizzare una corsa a piedi definita estrema in alta quota sulle Alpi, dove non esistono ripari e i cellulari rimangono muti? La folgore che ha colpito uccidendola la norvegese Silje Fismen mentre stava correndo sui sentieri sopra Bolzano impegnata nella “Südtirol Ultra Skyrace” non è stata un caso. Lo stesso giorno anche un atleta spagnolo è sopravvissuto a un fulmine che lo ha colpito mentre partecipava al “Bei K3”, gara di skyrunning sul Rocciamelone, in Valle di Susa.

In Alto Adige quel 28 luglio vento e pioggia erano talmente sferzanti che gli organizzatori, circa mezz’ora prima della tragica fine di Silje, avevano deciso di interrompere la gara. Gli atleti nei pressi delle baite e dei ristori sono stati informati e si sono fermati, altri invece, colti dal maltempo tra i sentieri e con i cellulari azzerati, hanno proseguito. Tra di loro anche la skyrunner che ha lasciato il marito e due figli. “Abbiamo visto il fulmine colpirla, poi è caduta al suolo. In quella zona la linea telefonica non prendeva, siamo andati avanti a correre circa trenta minuti prima di poter chiamare il 118”. Questo è il drammatico racconto di due atleti, gli unici a vedere il fulmine piombare a terra.

La norvegese Silje Fismen  è rimasta folgorata mentre partecipava alla “Südtirol Ultra Skyrace” una delle più importanti e impegnative corse “estreme” di alta montagna in Europa, lunga 121 chilometri e con uno sviluppo verticale di ben 7.554 metri.

Il quotidiano Alto Adige riferisce che gli organizzatori sono costernati e ora si valuterà l’opportunità di sopprimere la South Tyrol Ultra Skyrace. La Procura bolzanina è stata costretta ad aprire un fascicolo. Gli organizzatori hanno parlato di un episodio non prevedibile avvenuto dopo la sospensione della gara di cui peraltro la vittima doveva essere ignara. “Ogni atleta è dotato di Gps, in modo che noi ne possiamo monitorare la posizione dai nostri schermi”, precisa Josef Günther Mair, direttore del comitato organizzatore. Ma c’è poco da monitorare quando la natura scatena gli elementi con la velocità, appunto, di una folgore.

Occorre invece prendere atto che una corsa ultra trail espone gli atleti a non lievi problemi fisici anche se l’epidemiologia dei traumi riportati è abbastanza scarsa in letteratura. Una grossa incognita restano i temporali particolarmente temibili in alta quota, dove non esiste la possibilità di mettersi al riparo e si rischia la vita. Non è certo la prima volta che succede come dimostrò la testimonianza raccolta da Federica Scintu il 9 luglio 2019 nelle pagine del quotidiano Il Tirreno e ripresa il giorno successivo in questo blog (http://www.mountcity.it/index.php/2019/07/11/una-corsa-elettrizzante/). Riguardò la paurosa avventura del lucchese Massimiliano Frugoli, un runner colpito da un fulmine mentre era impegnato nel Trail delle Apuane: un racconto, si scrisse, che offriva non poche indicazioni a quanti, condividendo la sua passione, affrontano in questo periodo le grandi corse in quota. Qualcuno tra atleti e organizzatori delle numerose ultra trail che costellano le Alpi ha pensato di doverne tenere conto? (Ser)

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