Pelmo d’oro a Scandellari, colonna delle “Alpi venete”

Dopo una settantina d’anni d’ininterrotta adesione al Club Alpino Italiano, il veneziano Armando Scandellari ha raggiunto un traguardo invidiabile: a Chies d’Alpago è stato insignito il 27 luglio con il Pelmo d’Oro, premio prestigioso, per la sua attività di scrittore e autore di fondamentali guide. Impeccabile cronista della montagna, per anni ha curato le pagine della bellissima rivista “Le Alpi Venete”, rassegna triveneta del Cai di cui va considerato una delle colonne (oggi per raggiunti limiti di età ha il ruolo di capo redattore onorario). Le dichiarazioni qui riportate del grande, simpatico e modesto Armando, risalgono al 2010, quando il Cai volle assegnargli una medaglia d’oro.

“Per tutta la vita”, spiegò in quell’occasione questo maestro di giornalismo di montagna, “non ho fatto altro che leggere e scrivere, scrivere e leggere e mettere a memoria. Ma questo non basta per entrare in quella che un tempo chiamavano la ‘repubblica delle lettere’. Appena appena, da garzone di bottega, ho messo naso nell’androne, ma quanto a salirne la scalinata… Ho invece sempre avuto, questo sì, una sincera passione per la storia. Per forza, ci sono nato. Intendo, inizialmente, dentro quella piccola, tutta familiare. Grazie ai nonni paterni, che al posto delle favole si facevano in quattro a raccontarmi per filo e per segno dei loro tempi, del loro sentire e delle loro vicende. Per esempio quelle del grande romanticone che era il bisnonno Gaetano, carbonaro a Bologna da studente, che poi a 36 anni, ingegnere e sposato, se ne era andato volontario nella terza guerra d’indipendenza a liberare il Veneto. Ma ci aveva rimesso una gamba per cui dopo qualche anno era morto”.

“Poi a Venezia”, racconta Scandellari, “ho avuto degli impareggiabili professori che praticamente mi indirizzarono verso il mare magno della storia-storia: la mia prima ricerca l’ho letta in classe in prima ginnasio nel 1938: su Cavour giovane. Dopodiché ho perseverato (ammaliato al liceo dallo storicismo antifascista di Benedetto Croce) e non ho più mollato. Insomma, ora che sono invecchiato, sono come una testuggine, la storia mi sovrasta, mi fa da scudo”.

A Chies d’Alpago Armando Scandellari è stato insignito con il Pelmo d’oro per la cultura.

Armando non cessa di professarsi un aspirante centenario. “Perché ho ancora una montagna di cose in testa da realizzare e da far realizzare. Perciò per quanto protratta possa essere la mia dismissione da questo mondo per me sarà sempre troppo presto… forse per una mia colposa distrazione”. In due corposi manuali del CAI, Scandellari ha ripercorso 250 anni di storia e di cronache, con una bibliografia sterminata. Una titanica impresa che gli è costata cinque anni filati di lavoro. Qualche rimpianto? “Rimpiango l’alpinismo dei pionieri, quello di Kugy e di Preuss, di Comici e di cento altri. Rimpiango, eccome!, anche l’alpinismo dei miei verdi anni, che eroico non era per niente, ma formativo sì. Rimpiango i miei primi compagni di cordata (tutti ora scomparsi): un reduce dalla Russia, un parigino ex tenente della Legione straniera, un ex fascista del campo di prigionia inglese in India per non collaborazionisti, un ex SS tirolese diciassettenne in Norvegia, e me schierato sull’altra riva. Era l’alpinismo dei disancorati dalla guerra, ma anche quello della rinascenza, di coloro che andavano recuperando socialità e fratellanza”.

“Una nuova epoca di ricchezza e di splendore”, è quanto auspica Scandellari per l’alpinismo. “Non credo alla crisi dell’alpinismo. Oggi è tutto un progressivo allungarsi della fase creativa e attiva d’ogni individuo e, nel contempo, meravigliosi ragazzi all’albore del loro alpinismo scalano sfrontatamente il 9a. Oggi c’è una furente globalizzazione, ma nei continenti extraeuropei la maggior parte dei problemi sono ancora intatti e da interpretare. Oggi l’alpinismo è ancora in prismatica vitalità”. A proposito, con Scandellari sono stati premiati a Chies d’Alpago Stefano Santomaso (Pelmo d’oro 2019 per l’alpinismo in attività), Lorenzo Lorenzi (Pelmo d’oro 2019 per la carriera alpinistica), Maudi De March – in memoria (Premio speciale Giuliano De Marchi 2019), l’Archivio Storico di Belluno, Feltre e Cadore (Menzione 2019), Belluno Alza la Voce (Premio speciale Pelmo d’oro 2019), Massimiliano Ossini (Premio speciale Dolomiti Unesco 2019).

Un aspetto della cerimonia per la consegna del Pelmo d’oro.

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