Lettera aperta alla SAT

Sulle incongruenze logistiche e ambientali del Progetto Translagorai, e ancora più sui rischi dell’intervento su Malga Lagorai riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera del 31 luglio 2019 alla storica Società Alpinisti Tridentini, sezione del Club Alpino Italiano, già apparsa sul Corriere del Trentino, come è stato segnalato oggi stesso in mounticity. La lettera è corredata da 104 firme.

Lagorai: vita e libertà da salvare nel tempo. Translagorai: che sta succedendo alla SAT? Ci si aspetterebbe coerenza con quanto viene proclamato nei convegni: “I monti sono i nostri amici fragili” e ancora “Come SAT bisogna anche saper dire dei NO a certi tavoli”. Le incongruenze logistiche e ambientali del Progetto Translagorai, e ancora più i rischi dell’intervento su Malga Lagorai, la SAT li conosceva bene fin dall’inizio. Eppure si è fatta promotrice di queste scelte. Anche i protagonisti, palesi ed occulti, li conosceva molto bene (Comunità, Provincia, Funivie Cermìs): anzi li ha visti all’opera con la ferrata di Bombasèl, vero sfregio della montagna. Ma non ha detto o fatto nulla, nonostante lo Statuto della SAT abbia tra i suoi obiettivi primari la tutela dell’ambiente. Perché la SAT ha sostenuto, se non addirittura proposto, nel Progetto Translagorai quelle scelte così incongrue e potenzialmente così rischiose per la montagna e Malga Lagorai? “Cui prodest”? A chi giova, a noi pare di averlo capito, ma la SAT che c’entra? C’è forse qualcosa che non sappiamo?

Nell’incontro pubblico dell’8 novembre 2018 nella sede SAT a Trento abbiamo fatto affermazioni che adesso sono ammesse e confermate anche dall’ex Assessore Gilmozzi e dallo Scario Boninsegna, tuttavia allora siamo stati tacciati di fare polemica politica e di essere disinformati. Peccato che attraverso i canali della SAT, il Bollettino o la Sezione di Cavalese per esempio, ai Soci mai fosse stato comunicato alcunché circa il progetto. Secondo il Consiglio Centrale della SAT Malga Lagorai era funzionale alla Translagorai e doveva diventare un rifugio.

In quella “serata informativa”, a progetto approvato, finanziato e addirittura già iniziato, tanti Soci si sono chiesti se il Consiglio Centrale li rappresentasse ancora. Alla fine abbiamo ottenuto poco: dopo un mese, una parziale marcia indietro di SAT sul ristorante a Malga Lagorai, con la proposta bizzarra del “bivacco gestito”, poi da allora di nuovo silenzio. Noi però ci siamo ancora, numerosi e più informati, e vorremmo sapere cosa pensa di fare la SAT su Malga Lagorai? Restare immobile lasciando andare le cose al loro destino, oppure assumere con coraggio una posizione consona con i propri valori?

Giorgio Daidola, docente di Analisi economico-finanziaria per le imprese turistiche, ha spiegato bene quali sono i rischi delle “valorizzazioni” come la Translagorai, dove si inizia a costruire dal tetto invece che dalle fondamenta. Finisce che quando le cose vanno inevitabilmente male poi si invoca il salvataggio economico forzando le regole, i limiti e le tutele con le solite deroghe, ormai il classico grimaldello all’italiana per ottenere scopi inizialmente inconfessabili. Nell’incontro pubblico a Cavalese del 28 giugno lo Scario Boninsegna ha rassicurato: “Funivie Cermìs non ci ha chiesto nulla su Malga Lagorai”. Ma come dice un vecchio adagio: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”, scusa non richiesta, accusa manifesta.

Nella stessa serata del 28 giugno l’ex Assessore Gilmozzi ha affermato di essere stato fermamente contrario alla ferrata sul Castel di Bombasèl e di non condividere affatto questo modo di aggredire le montagne. Eppure egli sedeva in Giunta Provinciale mentre il Lagorai veniva aggredito, mentre Funivie Cermìs creava una sorta di parco giochi artificiale in quota, perfettamente funzionale ai propri interessi: aumentare i passaggi estivi sugli impianti, che sono circa un decimo di quelli invernali. L’oscena ferrata al Castel di Bombasèl ha la stessa logica della trasformazione della Malga Lagorai in ristorante-rifugio: incrementare l’afflusso turistico e monetizzare la montagna. Malga Lagorai come punto d’attrazione e ristoro è per gli impiantisti del Cermis una vera manna: amplia l’offerta turistica basata sugli impianti senza tirar fuori un soldo.

È incredibile che la SAT si sia prestata a fare da stampella, anzi da pilastro, allo sfruttamento turistico del Lagorai in favore di soggetti privati, progettando ristoranti nelle malghe e addirittura nuovi sentieri in aree protette: vedi quelli di Malga Valsolero, Col della Palazzina, Forcella Sadole-Miesnotta, e Buse Malacarne perfino dentro il Parco di Paneveggio! Con la coscienza serena e il cuore leggero di chi ha fatto, e continuerà a fare, tutto ciò che è nelle proprie possibilità per limitare i danni di questo infausto progetto, chiudiamo con le parole del giornalista e scrittore Franco de Battaglia, che nel suo bel libro “LAGORAI” di 30 anni orsono scriveva profeticamente:

“La montagna va vista nella sua struttura culturale oltre che morfologica. Non come un “terreno di gioco”, vuoto e libero, da riempire a capriccio, con sport, turismo, sopraffazione banale, insediamenti e “valorizzazioni”; ma come un tessuto di relazioni fra gli uomini e la natura, fra le valli e il lavoro, fra la storia e gli antichi (e nuovi) rifugi di libertà. Oggi il Lagorai si presenta come la più vasta area “decompressa” dell’intero Triveneto, al confine della grande confusa arena dolomitica. E’ questa la sua grande forza se gli spazi liberi potranno diventare “collante” ecologico per un nuovo modo di vivere, rispettoso delle risorse e della loro rinnovabilità; ma la forza può facilmente diventare l’inizio di una nuova fase distruttiva – quale più volte il Lagorai ha affrontato nel corso della sua storia- se gli spazi di libertà verranno intesi come “contenitori” dentro i quali sia possibile inserire tutto: le strade e le malghe trasformate in osteria, i sentieri tracciati ad arbitrio fin sulle cime, i “bivacchi” alpinistici su ogni forcella, gli sport di sopravvivenza e le slitte a motore, i raduni guidati e gli insediamenti attrezzati. Solo se le genti del Lagorai capiranno che è il grande spazio libero comune e comunitario che dà fascino e vita al piccolo lago, alla malga, al sentiero; solo se questo spazio potrà essere comunitariamente difeso, il Lagorai, come proposta di vita e di libertà nel tempo, potrà essere salvato”.

Chi concordasse con quanto esposto può aderire scrivendo a malga.lagorai@virgilio.it

Seguono le seguenti 104 firme:

Daniele Bazzanella, SAT Cavalese

Luigi Girardi, SAT Cavalese

Ruggero Vaia, SAT Cavalese

Diego Vanzo, SAT Cavalese

Ezio Varesco, SAT Cavalese

Giovanna Agostino, Varena

Roberto Barbolini, SAT Tesero

Tommaso Artoni, SAT Cavalese

Paolo Brigadoi, Predazzo

Dario Caccamisi, SAT Cavalese

Carla Ceol, SAT Cavalese

Federico Corradini, Cavalese

Elisabetta Dellantonio, Predazzo

Carmen Delugan, SAT Cavalese

Giuseppe Gilmozzi, Tesero

Manuela Goss, Castello di Fiemme

Roberto Grandi, SAT Cavalese

Florian Häusl, SAT Cavalese

Alberto Lanzavecchia, SAT Cavalese

Flavio Marchesoni, SAT Cavalese

Massimo Mariani, Ziano di Fiemme

Giulio Peruzzi, SAT Cavalese

Melania Rebonato, SAT Cavalese

Valerio Trotter, SAT Predazzo

Andrea Vaia, Carano

Luciano Vanzo, Cavalese/Trento

Giuseppina Varesco, SAT Cavalese

Mario Varesco, Cavalese

Luigi Casanova, Moena

Anita Guadagnini, SAT Cavalese

Germana Goss, Castello di Fiemme

Tiziana Vanzo, Cavalese

Maurizio Zeni, Tesero

Chiara Corradini, Castello di Fiemme

Franco Ceschi

Alberto Degasperi

Giulio Baldessari, Lavis

Alessandro Ghezzer, Bedollo

Giuliana Iellici, Tesero

Giovanni Caviola, Cavalese

Diego Delvai, Carano

Giovanna Goss, Cavalese

Demattio Enrico, SAT Cavalese

Lorenzo Fellin, SAT Predazzo

Alessandro Caviola, Cavalese

Rita Rasom

Raffaella Lunelli

Armando Fellin, SAT Trento

Giovanni Cotti, SAT Cavalese

Sandro Rossi, Mezzocorona

Marilena Luchin, Mezzocorona

Alessia Donazzan

Maria Doliana, Tesero

Edda Dagostin

Donata Lauton, Ziano

Enzo Lauton, Ziano

Elsa Matordes, Castello

Andrea Carta, Vicenza

Andrea Farneti, CAI Ravenna

Ornella Ganarin, SAT Sopramonte

Viviana Braito, Daiano

Enrico Moser, SAT Civezzano

Monica Barcatta

Daniela Tomasi, Tesero

Stefano Truzzi, Mantova

Andrea Barcatta

Claudio Zanon, SAT Ponte Arche

Matteo Motter, SAT Carè Alto

Luigino Pellizzaro, CAI Malo (VI)

Daniele Sighel, SAT Pinè

Ivo Cestari, SAT Civezzano

Angelo Spadaro, SAT Civezzano

Giuseppe Nassi, Malo (VI)

Silvana Lauria, Londra-Bellamonte

Mauro Orempuller, Trento

Lorenzo Mar, SAT Primiero

Paolo Frassoni, SAT Trento

Simone Girardelli

Massimo Fontana, CAI Valdagno (VI)

Cesare Ghisi, CAI Padova

Teddy Soppelsa, Cesio Maggiore (BL)

Enrico Tedeschi, Varano de’ Melegari (PR)

Donato Romito, Trento

Simone Bianco, Padova

Nicola Curzel

Franco Brigoni, Molina

Valentino Lunelli, Trento

Bruna Rizzato

Amanda Seber, Rovereto

Grazia Pevarello

Andrea Lanzavecchia, Cavalese, CAI Padova

Fabrizio Bertorino, Caldonazzo

Nicola Paoli, Trento

Francesco Fellin, Padova

Sabina Ferro, Padova

Pietro Vincenzi, CAI Vicenza

Giuseppe Chitarin, CAI Padova

Daniela Pilotto

Ketty Agostini

Marco Moretti, Padova

Alessia Grava, Montegrotto Terme

Beppe Pontrelli, Cavalese

Franco Bresciani, Riva del Garda

Sergio Job, SOSAT

One thought on “Lettera aperta alla SAT

  • 02/08/2019 at 10:35
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    Se il presidente della SAT di CAVALESE ha sbagliato, dovrebbe dimettersi. Se non lo fa, dovrebbe intervenire qualcuno dall’alto… Intanto, urgentemente, bisogna FAR CANCELLARE LE DOLOMITI COME PATRIMONIO NATURALE DELL’UMANITÀ’. Leggo che molti soci hanno firmato perché contrari a QUESTO EVENTO. Perché NON SFIDUCIANO IL PRESIDENTE? Purtroppo ci sono molti presidenti REGIONALI E SEZIONALI DEL CAI IN ITALIA CHE NON RISPETTANO IL BIDECALOGO. Anche loro dovrebbero dimettersi, da soli o… essere accompagnati! Così possono fare TUTTI I DANNI ALL’AMBIENTE, MA ALMENO SARANNO COERENTI!

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