Numero chiuso, un prezzo da pagare

Nella sua “amaca” del 31 luglio 2019, Michele Serra affronta sul quotidiano La Repubblica un tema spinoso per alcuni irriducibili cultori della libertà di andare in montagna: il numero chiuso per salire sul Monte Bianco. Si riferisce ai provvedimenti presi dal sindaco di Saint Gervais. E’ in buona compagnia lo scrittore e giornalista, grande amico della montagna e membro del Comitato etico scientifico di Mountain Wlderness. Anche Reinhold Messner è convinto da tempo che la montagna non regga più la massa enorme di gente, spesso impreparata, che la vuole salire e per questo condivide la decisione francese di limitare l’accesso per aumentare la sicurezza.

Michele Serra

“Se io dico: in una bottiglia da un litro, due litri non c’entrano”, scrive dunque Michele Serra, “ho detto un’ovvietà e tutti mi danno ragione. Ma se il sindaco di un paese francese ai piedi del Monte Bianco, sempre più allarmato ogni estate che arriva, dice che la montagna non regge più l’assalto dei gitanti, e che ventimila persone all’anno sulla cima del Bianco non sono più alpinismo, sono turismo, molti pensano che esageri, che sia contro lo sviluppo dell’economia di montagna, che abbia la puzza sotto il naso. Eppure anche lui sta parlando della bottiglia. Sta dicendo che due litri non c’entrano, e se cerchi di ficcarceli per forza la bottiglia esplode”. La sostanza, secondo Serra, rimane quella. “Ci sono ambienti (naturali o urbani)”, annota, “che non reggono assolutamente un impatto umano che eccede il loro equilibrio, direi la loro vocazione. Venezia non sopporta più, a parte le grandi navi, le grandi masse umane che la trasformano in un formicaio invivibile e spesso inguardabile. Le Alpi (Dolomiti e Bianco in primo luogo) sono riserve di silenzio, di acqua e di spazio, e se su ogni cocuzzolo c’è un crocchio vociante, su ogni sentiero d’alta quota comitive che salgono e scendono, le Alpi smettono di essere le Alpi”.

Conclusione? Il numero chiuso, in molti posti del mondo, sarà presto una scelta così ovvia che ci chiederemo come è stato possibile non averla adottata prima. “Ci si mette in coda nei musei, ci si prenota a volte mesi prima, lo si faccia anche per salire a quattromila metri”, è la rispettabile opinione di Serra. E’doloroso ammetterlo, ma questo è il destino dell’alpinismo, si tratti di Alpi o di Himalaya. (Ser)

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