Un’estate no limits

Soccorrere i ciclisti feriti è diventata una delle occupazioni principali del Bergrettungsdienst, il soccorso alpino dell’Alpenverein. Il fatto più preoccupante è che gli incidenti sono sempre gravi o gravissimi con fratture, soprattutto di clavicole. Ma l’estate no limits è fonte di altri guai. Recente è la morte di due turisti che facevano canyoning in val Bodengo, presso Chiavenna. All’una di notte è scattato l’allarme e il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico è riuscito a salvare cinque tedeschi, mentre un altro tedesco di 48 anni e un austriaco di 41 sono stati trovati morti in un torrente alcune ore dopo. Il rischio maggiore del canyoning è il “flash flood”, la piena improvvisa che pare sia costata la vita anche questa volta ai due turisti stranieri. Uno dei più gravi incidenti del genere risale al 1999, quando il 28 luglio in Svizzera a sud di Berna nel torrente Saxet furono 21 i morti e 150 gli uomini dei soccorsi impiegati nelle ricerche, che durarono per giorni e giorni. Anche per quell’episodio si parlò di un’improvvisa inondazione.

Sembra in crisi anche il circuito delle maratone in quota che s’interroga dopo il fulmine che ha ucciso di recente una concorrente finlandese sopra Bolzano. La gara era stata sospesa per il maltempo, ma non era stato possibile informare la donna che si trovava in una zona dove i telefoni non ricevono. Ora gli inquirenti intendono verificare se fosse stato fatto tutto il possibile per avvertire gli atleti. Senza contare che tra annullare la gara e farla proseguire c’è anche una terza via, che è quella di prevedere un percorso alternativo, più corto e più sicuro. Quanti organizzatori sono disposti a farlo? (Ser)

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