Il nostro ferragosto “à vache”

Sogno o son desto? Lo sguardo spazia per chilometri e chilometri tra prati ingialliti e boscaglie assolate, nel cielo si rincorrono innocue nuvolette, il coro delle cicale fa da colonna sonora mentre i beati cavalli al pascolo si nutrono con le foglioline che strappano metodicamente dai faggi. L’immagine che risulta sullo smartphone rimanda a dipinti dell’Ottocento, chissà che cosa ne diranno gli amici che anziché salire quassù hanno affrontato, affari loro, interminabili trasferte in aereo verso terre esotiche.

Diverse sono le tonalità del verde e del giallo elargite da una misteriosa tavolozza con il proposito di deliziarci ancora di più. Nella boscaglia si aprono spazi dove sostare per un pic nic o per ammirare panorami lacustri in lontananza. Un venticello che sa di pianura ci accarezza. I sentieri, poco o nulla frequentati da famigliole dall’accento straniero, talvolta è meglio ignorarli e scegliere di risalire “à vache” (o a vacca persa, come si usa dire dalle nostre parti) per morbide ondulazioni: dove non si nota anima viva a parte un malgaro intento ad allestire una recinzione per le sue bestie.

Questa arcadia delle Prealpi a una sessantina di chilometri da Milano nella settimana di Ferragosto viene disertata dalle consuete folle domenicali ed è tutta per noi vagabondi “de gamba bona”. E pur frequentandola in ogni stagione, continua a sorprenderci. Dove si trova? Il suo nome è…geometrico. Ma altri aiutini abbiamo deciso di non darne. Bacioni di buon ferragosto a tutti! (Ser)

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