Una vitaccia ben pagata

“Gli alpeggi e le mucche fanno parte della Svizzera così come il mare in Italia e la Torre Eiffel a Parigi”, osserva Gaby Ochsenbein nel sito swissinfo.ch in un’intervista all’agronomo Felix Herzog che delinea un futuro abbastanza positivo nella Confederazione dove i contadini sono ampiamente sostenuti sia dalla popolazione sia dal mondo politico. “L’agricoltura di montagna è ancora molto importante”, spiega Herzog, “se si considera che un terzo delle superfici agricole utilizzate sono pascoli alpini. In Svizzera si conta circa un milione di ettari di cosiddetta superficie agricola utile (zone in pianura e in montagna), più circa un mezzo milione di ettari di superficie alpestri. Il problema è trovare persone disposte a condizioni di duro lavoro. Diversi alpeggi devono formare ogni anno un nuovo team. Uno degli aspetti che rende difficoltosa la ricerca di personale disposto a lavorare sugli alpeggi è il fatto che si tratta di un lavoro stagionale. Chi lavora sugli alpeggi ha un impiego per tre mesi, ma poi deve arrangiarsi durante gli altri nove. Ma vi sono persone, svizzere e straniere, che apprezzano questo tipo di lavoro e si organizzano di conseguenza”.

Ogni estate, si stima che circa 17.000 alpigiani trascorrano più o meno tre mesi sugli alpeggi svizzeri con i loro animali. Tra questi si contano 400.000 mucche, bovini e vitelli, 120.000 pecore, capre, cavalli, asini, lama e alpaca. Circa un terzo del personale impiegato sugli alpeggi viene dall’estero, soprattutto da Germania, Austria e Italia. La paga per gli alpigiani e i pastori si situa tra i 3.000 e i 4.000 franchi al mese netti.

(fonte: AlpFUTURLink esterno, foto sommerzeit-der-film.ch)

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