I volti del nazismo nel museo tra le Alpi

Esprimono tristezza e malinconia, raramente gioia e felicità. Sono i volti del nazismo inseriti in un percorso storico diviso tra indagine fisiognomica e ricerca artistica. Su quello di Hitler, su quello soltanto, è dipinta una croce quasi a volerlo cancellare, intento chiaramente impossibile. Questa impressionante raccolta di “visages du role” capita a proposito: ottant’anni fa Hitler innescò la miccia che brucerà il mondo intero gettando gli ultimi spiccioli di pace. Farà così a pezzi la Polonia scatenando una tragica reazione a catena. Si comprende che a volere questa mostra nel bellissimo Muzeum Susch, forse il più affascinante delle Alpi, aperto da gennaio in Bassa Engadina con un afflusso, finora, di 15 mila visitatori, sia stata la sua ideatrice. Trattasi dell’imprenditrice polacca Grażyna Kulczyk. Considerata una celebrità in Polonia, Grażyna è stata inserita da Forbes nella classifica delle persone più influenti al mondo.

Un piccolo razzo progettato dai nazisti evoca il suicidio dell’Europa nel fatale 1939. In apertura i volti del nazismo. (ph. Serafin/MountCity)

Il museo situato sulle rive dell’Inn, in un piccolo villaggio raggiunto dal trenino rosso delle Alpi Retiche, è ospitato sul sito di un ex monastero del XII secolo trasformato in un birrificio nel Novecento. L’incontro con i volti del nazismo avviene dopo avere superato un’oscura caverna come se si fosse voluto seppellire per sempre quel fatale 1939. Altrove è un bianco immacolato che connota gli spazi e anche l’esterno del museo. In uno di questi spazi un piccolo razzo di matrice nazista anch’esso dipinto di bianco volteggia nella sua tragica goffaggine. Tutto lascia intuire che sia stato opera di quel Von Braun che tanta parte ebbe poi nelle conquiste spaziali americane.

Ospitato in un ex monastero del XII secolo trasformato in un birrificio nel Novecento, il Muzeum Susch è stato inaugurato nel gennaio 2019. (ph. Serafin/MountCity)

Nazismo a parte, vale la pena di visitare questa struttura di cui gli svizzeri sono giustamente fieri e non solo per la suggestiva rappresentazione di cui si è detto del suicidio dell’Europa nel 1939. Decisamente accattivanti sono in questi giorni d’estate i visionari dipinti della svizzera Emma Kunz, grovigli di fili geometricamente disposti come nelle tele dei ragni. Il restauro degli spazi è stato affidato agli architetti svizzeri Chasper Schmidlin e Lukas Voellmy, che hanno conservato i segni della vita precedente della struttura facendone un capolavoro di design. E si sa quanto la Svizzera abbia contribuito con il design al suo sviluppo materiale, economico e identitario. (Ser)

Muzeum Susch – Surpunt 78 – CH-7542 Susch – 0041 81 861 03 03, info@muzeumsusch.ch . info@muzeumsusch.ch

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