In rifugio, ma con stile

”Ci sono escursionisti che arrivano in rifugio a oltre duemila metri e chiedono un cocktail o uno spritz. E si sorprendono che non siamo attrezzati per accontentarli…”. Lo racconta Alberto Bighellini, gestore in Trentino del rifugio Sat Marchetti allo Stivo. Franco Nicolini, guida alpina dal 1985 e gestore del rifugio Tosa Pedrotti sulle Dolomiti di Brenta, non ne può più dei selfie di chi vuole attestare di essere stato in rifugio e sembra non accorgersi del panorama mozzafiato che ha davanti agli occhi. Mancanza di stile. Così va il mondo e questo che invade anche i rifugi è il turismo balneare portato in altre circostanze fino alle alte quote per soddisfare folle affamate di rock, costi quel che costi. E a proposito di strutture del Cai, non sono mancati di recente esempi di rifugi dotati di grandi schermi per allietare con proiezioni le serate degli ospiti, o di tende geodetiche allestite per organizzare rassegne musicali. Di che cosa lamentarsi allora? Il rifugio alpino sempre più si presta altresì a soddisfare quelle fasce “golose” di utenza che non si accontentano di banchettare con salutari minestroni. I menu sono sempre più elaborati, all’insegna di una frivola “tipicità”. Anche le motivazioni di chi sceglie il rifugio per le proprie vacanze si evolvono. Addirittura ci sono rifugi che con grande merito organizzano settimane “detox” per chi si ritiene schiavizzato dai cellulari.

In ogni modo il Cai nazionale annuncia di voler apporre nei rifugi di sua proprietà un tabellone con una sorta di decalogo del corretto rapporto con la montagna da frequentare con umiltà e rispetto. Le regole sono piuttosto scontate: non sprecare energia, acqua, suolo; ridurre i rifiuti ed evitare rumori molesti; non chiedere lussi; apprezzare il bello; instaurare un proficuo rapporto con i gestori, preziosi conoscitori del luogo e professionisti dell’accoglienza; comunicare i propri itinerari e non sfidare il maltempo. E poi, a quanto si legge nei social, staccarsi dallo smartphone, stare in silenzio, non storcere il naso se si condivide il tavolo con qualcuno, magari straniero. Imparare insomma a socializzare o a risocializzare. Di questi tempi ce n’è parecchio bisogno. (Ser)

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