Come si creano i nomi delle montagne

È appena stato pubblicato (luglio 2019) dalla Fondazione G. Angelini di Belluno il volume “Lingua e toponomastica. Percorsi di toponomastica nell’arco alpino orientale” a cura di Ester Cason e Maria Teresa Vigolo, con la collaborazione del Dipartimento di Studi linguistici e letterari dell’Università di Padova, come risulta dalla presentazione della professoressa e pro-rettrice Annalisa Oboe e dalla prefazione della professoressa Cecilia Poletto. Il volume contiene saggi di Johannes Kramer, già docente di Romanistica all’Università di Treviri e membro del Consiglio Scientifico della Fondazione G. Angelini, Paola Barbierato e Maria Teresa Vigolo, allieve e seguaci del professor Giovan Battista Pellegrini glottologo, e collaboratrici della stessa Fondazione.

Lydia Floess e Ilaria Adami sintetizzano l’opera monumentale del “Dizionario Toponomastico Trentino” appena concluso a cura della Provincia autonoma di Trento. Federico Vicario, docente all’Università di Udine e presidente della Società Filologica Friulana, estende il percorso di toponomastica all’area friulana, così come i collaboratori della stessa Società Filologica, Barbaro Cinausero Hofer e Ermanno Dentesano; Franco Benucci dell’Università di Padova affronta il tema del suffisso femminile -essa tra lingua e toponomastica e Nadia Cario, esponente dell’associazione “Toponomastica femminile” riferisce sulle presenze o assenze dei riferimenti femminili nelle intitolazioni delle strade.

Il volume risponde a domande del tipo: che cos’è un toponimo? Che cosa sono gli oronimi che costellano le montagne dolomitiche? Da che cosa derivano i nomi di paesi come Alnét o Ciarpenét o Baselga di Piné o del fiume Reno e del rio Rin? I toponimi vengono paragonati a un “fossile” in cui rimane depositata la storia di un determinato luogo, la sua caratterizzazione geografica, talvolta la sua economia: analizzarli e comprenderne l’etimologia rappresenta un esercizio interessante, una scienza riservata ai glottologi, ma di grande fascino per tutti.

Il libro si apre con una panoramica sui principali toponimi delle aree venete, ladine, trentine e friulane, opera di autori che sono stati in questi anni promotori di progetti di ampio respiro, oltre ad essere solide guide per l’interpretazione dei nomi di luogo, materia avvincente ma anche facilmente ingannevole. Come sopra accennato, i collaboratori per l’area del ladino dolomitiche e di quella veneto – ladina sono rispettivamente Johannes Kramer (Uni-Trier) e M. Teresa Vigolo (Uni-Pd) e Paola Barbierato (CNR); per l’area trentina invece Lydia Floess e Ilaria Adami (Dizionario Toponomastico Trentino) e per l’area friulana Federico Vicario (Uni-Ud, presidente della SFF) e Barbara Cinausero Hofer con Ermanno Dentesano (autori degli “Oronimi del Friuli” della stessa Società Filologica Friulana); e si conclude, tramite il testo di Franco Benucci (Uni-Pd) e di Nadia Cario (“Toponomastica femminile”), con un omaggio alle donne e in particolar modo alle ‘donne di montagna’ che pur nel loro ‘silenzio’ hanno fatto la storia.

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