Il Tibet d’Abruzzo sfida la Costiera Amalfitana

Ancora una volta mare contro montagna nelle pagine del Sole 24 Ore che con il suo Summer Game ha animato un’estate giornalisticamente inesistente per le terre alte. Proprio così. La montagna è sembrata più del solito ignorata nelle pagine dei giornaloni dove anche i più assidui reporter delle terre alte sono stati costretti a starsene in disparte. Non parliamo dei blog che, con qualche eccezione, sembrano aver chiuso per ferie e chi si è visto si è visto. Nella settimanale sfida tra località di mare e di montagna del giornale della Confindustria Positano, la perla della Costiera amalfitana, viene dunque contrapposta a Campo Imperatore nell’Appennino, il Tibet d’Abruzzo.

IL REPORTAGE DEL SOLE 24 ORE. Con un’altitudine media di 1.800 metri, l’altopiano è il cuore del Parco nazionale Gran Sasso e dei Monti della Laga e offre al turismo iniziative decisamente originali. Il reportage firmato da Attilio Geroni offre un quadro allettante di quest’area piuttosto trascurata dagli amanti della montagna del nord. “La luce, il vento e le nuvole”, si legge, “modellano Campo Imperatore. Cambiano i colori e la drammaticità di un paesaggio desertico, fatto di rocce, ghiaia, pascoli brulli, lingue d’asfalto e terra battuta, sentieri stretti e a volte larghissimi, come nel caso dei tratturi millenari che collegavano le montagne abruzzesi al Tavoliere delle Puglie”.

SILENZIO E VASTITA’. Ha ragione Geroni. Questo è un luogo dove dominano silenzio e vastità: si respira solitudine. È l’altopiano dei primati: il più grande d’Italia, con un’estensione di 75 chilometriquadrati, che accoglie la vetta più alta dell’Appennino, il Corno Grande, e il ghiacciaio più a Sud d’Europa, il Calderone (o ciò che resta). Con un’altitudine media di 1.800 metri, è il cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, istituito nel 1996 e ancora oggi alla ricerca di una identità precisa. “Potrebbe benissimo essere Tibet”, disse l’esploratore Fosco Maraini alla fine degli anni Trenta. “Somiglia alla pianura di Phari-Dzong, sulla strada tra l’India e Lhasa”.

IL POTENZIALE TURISTICO. Gestire il turismo in un’area protetta e per di più ad alto rischio sismico non è facile. “Così ogni tanto”, si legge ancora, “i vincoli ambientali si sommano alla paura, allo spopolamento dei piccoli centri ed è difficile formulare un modello di sviluppo, quindi una ragione per restare”. Alberto Bazzucchi, aquilano, ricercatore del Centro studi delle Camere di Commercio abruzzesi, ora distaccato all’Isfart di Roma, che per il sistema camerale elabora ricerche su turismo e territorio, mostra dati significativi sul potenziale della zona. Nella provincia dell’Aquila il turismo rappresenta in media il 4,5% dell’economia locale, nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si sale all’11% e nel comprensorio Baronia Carapelle (quello dei borghi medievali) si registra un 7,2 per cento.

L’IMPRESA DI UN MILANESE. Ma ciò che sorprende dal reportage è che Santo Stefano di Sessanio, paese un tempo fantasma, riprende a vivere grazie all’investimento e alla lungimiranza di un privato, guarda caso milanese (di origine svedese). Trattasi di Daniel Kihlgren, che ha fondato uno dei primi alberghi diffusi d’Italia, Sextantio, all’insegna di un turismo di qualità, capace di attirare stranieri come nessun altro luogo d’Abruzzo. C’è molto da fare, da quel che si capisce, per risollevare le sorti turistiche di Campo Imperatore ma le potenzialità ci sono e la natura aiuta anche se non sempre è amica. (Ser)

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