Come non farsi impallinare nei boschi

Con l’avvio della stagione venatoria, l’Ente Nazionale Protezione Animali del Trentino ricorda alcune buone norme di prudenza per chi frequenta boschi per escursioni o per raccogliere funghi sapendo che in zona vi sono persone armate di fucile. “Pare brutto doversi vestire come degli arlecchini”, afferma l’Ente, “ma un abbigliamento sgargiante, magari un giubbotto giallo o arancione, potrebbe renderci meno confondibili con un cervo o un cinghiale. Se prevediamo di attardarci in passeggiata meglio che il giubbotto sia dotato di bande catarifrangenti: servono a renderci più visibili, perché i cacciatori possono sparare da un’ora prima del sorgere del sole, fino a un’ora dopo il tramonto, quindi in condizioni di scarsissima illuminazione, specialmente nel folto dei boschi”. E ancora: “Sempre valido il consiglio di chiacchierare, specialmente se ci siamo inoltrati nel fitto della vegetazione: potremo evitare colpi sparati alla cieca, al solo rumore di foglie pestate o rami spezzati, e far capire così che c’è un passaggio di persone, e non di animali”.

L’Enpa ricorda inoltre alcune norme da rispettare nell’esercizio dell’attività venatoria. “La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro; è vietato sparare in direzione di tali edifici da distanza inferiore di 150 metri. La caccia è inoltre vietata per una distanza di 50 metri dalle strade (comprese quelle comunali non asfaltate) e dalle ferrovie; è vietato sparare in direzione delle strade e delle ferrovie da distanza inferiore a 150 metri. Nei fondi con presenza di bestiame è consentita solo a una distanza superiore a metri 100 dalla mandria, dal gregge o dal branco. Non si caccia utilizzando reti, trappole, tagliole, vischio, esche e bocconi avvelenati, lacci, archetti, balestre, gabbie trappola. Nei giorni di martedì e venerdì vi è l’obbligo di assoluto silenzio venatorio”.

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