Laguna violata e laghetti alpini a rischio

Ma in che mondo viviamo? Un motoscafo a 140 orari si infila in Laguna a Venezia nel cuor della notte e si schianta sulla diga di San Nicoletto. I giornali non rilevano l’anomalia della presenza di un bolide simile evidentemente autorizzato dalle autorità portuali visto che l’equipaggio era ufficialmente intento a stabilire il nuovo record di velocità da Montecarlo a Venezia, primato di cui non si sentiva la necessità. Nella placida laguna, tra le briccole già s’infilano da tempo senza problemi le navi da crociera colossali come grattacieli, e invano i malvisti ambientalisti protestano quando una di queste finisce per schiantarsi sulla Riva degli Schiavoni. A tutto una volta c’era un limite, ma quali limiti ci sono oggi alla dilagante imbecillità? A Parigi i bateau mouche non possono superare sulla Senna i 18 chilometri orari, in laguna a Venezia ci si può fiondare a 140 orari e nessun giornalista trova niente da osservare. E’ vero che su Repubblica on line un po’ se ne dispiacciono per questi tre piloti periti nello schianto. “Cercavano il record, e stavano per afferrarlo. Da Montecarlo a Venezia in meno di 19 ore”, si legge. E più avanti: “Un lutto che ha colpito profondamente tutti gli appassionati della nautica”. Bisognerebbe dire che il lutto ha colpito tutte le persone civili addolorate per questa laguna ormai allo stremo.

Purtroppo non se la passano meglio della laguna veneta i laghetti superstiti delle nostre meravigliose Alpi. Si è appreso in questi giorni che a Madonna di Campiglio e dintorni tornano alla ribalta con la nuova giunta provinciale in mano alla Lega vecchie idee di “infrastrutturazione”. E tutto ciò, che sarà mai?, per saccheggiare ulteriori porzioni di territorio ad altissima valenza ambientale. Si parla in questo caso della zona dei cinque laghi, a più di duemila metri, finora estranea ai caroselli dello sci. Un’area protetta nel cuore del Parco Adamello Brenta, ma che importa quando si tratta di “infrastrutturare”? Questi ampliamenti, si sa, sono da tempo nel mirino di Funivie Campiglio anche se cozzano in maniera diretta contro le previsioni del piano del Parco Adamello Brenta. Che invano cerca di avere voce in capitolo.

Ma lo sanno gli sciatori come si fa una pista da sci? “Io credo di no, perché altrimenti molti di loro non sosterrebbero di amare la montagna mentre la violentano”, ha scritto qualche tempo fa Paolo Cognetti, Premio Strega, membro del Comitato etico scientifico di Mountain Wilderness. “Una pista si fa così: si prende un versante della montagna che viene disboscato se è un bosco, spietrato se è una pietraia, prosciugato se è un acquitrino; i torrenti vengono deviati o incanalati, le rocce fatte saltare, i buchi riempiti di terra; e si va avanti a scavare, estirpare e spianare finché quel versante della montagna assomiglia soltanto a uno scivolo dritto e senza ostacoli. Poi lo scivolo va innevato, perché è ormai impossibile affrontare l’inverno senza neve artificiale: a monte della pista viene scavato un enorme bacino, riempito con l’acqua dei torrenti d’alta quota e con quella dei fiumi pompata dal fondovalle, e lungo l’intero pendio vengono posate condutture elettriche e idrauliche, per alimentare i cannoni piantati a bordo pista ogni cento metri”. Occorre aggiungere altro? Ma in che mondo viviamo? (Ser)

In apertura la pittoresca Laguna veneziana. Qui sopra un aspetto del lago Ritorto nel Parco Adamello Brenta.

 

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