La più grande sfida vinta da Maestri

Cesare Maestri nel 2002 a 74 anni con la nipote Carlotta. (ph. MountCity)

Nella foto sul “Corriere del Trentino” Cesare Maestri stringe i pugni e allarga trionfalmente le braccia. Ha ragione di esultare: il giornale è del 2 ottobre e quel giorno il ragno delle Dolomiti ha festeggiato 90 anni. O per meglio dire è stato festeggiato come si conviene dalla comunità alpinistica trentina con i protagonisti di ieri e di oggi, gli amici più stretti e i familiari riuniti nella Sala della cultura dell’Apt e con le guide alpine in prima fila, i sindaci di Pinzolo e Tre Ville oltre alla Sat.

“Un abbraccio corale di affetto al maestro della montagna con un tributo: l’anteprima di un documentario a lui dedicato”, precisa nel suo articolo Marika Giovannini che rievoca la storia di questo grande vecchio a cominciare dall’amato Campanile Basso per continuare sulle montagne del resto del mondo.

Vita e imprese di Maestri hanno alimentato per anni le cronache dei giornali. Nella foto il “ragno” con un gruppo di giornalisti della montagna riconosciuto dalla Federazione della Stampa. Qui sotto l’articolo del Corriere del Trentino nel giorno del novantesimo compleanno (ph. Serafin/MountCity)

La storia è iniziata nel 1950 quando Cesare poco più che ventenne tornò da Roma dopo l’esperienza di attore: una passione questa ereditata dalla madre (persa a 7 anni), dal padre Toni e dai fratelli Anna e Giancarlo. Forse però ci si è dimenticati che la sua vita è ricominciata nel 1995 quando al Santa Chiara di Trento i chirurghi gli misero i ferri addosso per eliminare un tumore che tanto maligno non dev’essere stato se oggi, sia pure con qualche ragionevole limite che lo costringe a usare un deambulatore, Maestri può godersi tra le sue montagne ciò che gli resta della vita. E può esultare per il traguardo raggiunto e per questa grande sfida con la malattia vinta. E dopo avere sentenziato più volte che il bravo alpinista è quello che muore nel suo letto. Sulla disavventura al Santa Chiara Maestri scrisse durante la convalescenza il bellissimo libro “…E se la vita continua” (Baldini&Castoldi, 1996). E’ lo stesso ospedale, il Santa Chiara, dove chi scrive è stato ricoverato nel 2001 dopo un grave malore che lo colse durante il TrentoFilmfestival.

Indimenticabile rimane, mentre il tipo che qui scrive questo post veniva sbarellato, l’immagine del Cesare che, chino su di lui, gli porgeva un bigliettino con segnato il suo numero di cellulare. “Casomai ti servisse”, sussurrò con un sorriso rassicurante. E aggiunse: “Al Santa Chiara sono di casa e si preoccupano se non hanno mie notizie”. Un episodio che la dice lunga sul grande cuore di questo “ragno” alpinista, guida alpina, scrittore e soccorritore. Auguri Cesare, che la vita continui a lungo! (Ser)

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