Ghisallo, una mistica ascensione

Per gli appassionati di ciclismo è la “Classica delle foglie morte”, la corsa della durata di un giorno più importante del calendario italiano insieme con la Milano-Sanremo. Anche sabato 12 ottobre 2019 il percorso del Giro di Lombardia risulta, come sovente accaduto negli ultimi anni, durissimo. Ma ciò che lo rende unico riguarda il passaggio per la centesima volta su un colle a 754 metri di quota che è croce e delizia di tutti gli amatori del “cavallo d’acciaio”: il bellissimo e tremendo passo del Ghisallo (8,6 km di salita al 6,2% di pendenza media con punte del 14%).

Il Ghisallo entrò a far parte del tracciato nel 1919, un secolo fa. “Un’ascensione mistica” lo definisce Marina Mojana sul Sole 24 Ore di domenica 6 ottobre. La definizione si spiega con il fatto che sul passo gli atleti sfilano facendosi il segno della croce (non tutti) accanto alla chiesetta dedicata alla Beata Vergine Maria e al Museo del Ciclismo, la cui prima pietra nel 1999 venne benedetta da Papa Giovanni Paolo II.

A tu per tu con il Bartali di bronzo che veglia davanti alla chiesetta della Beata Vergine del Ghisallo (in apertura). Ph. Serafin/MountCity

Un necessario retroscena. Per secoli la Beata Vergine del Ghisallo accolse lassù, fra i boschi del Triangolo Lariano, i pellegrini. Nel 1623 si ottenne la elezione della chiesetta a santuario mariano. Fu nel 1944 che don Ermelindo Viganò (1906 -1985), parroco del vicino borgo di Magreglio, appassionato ciclista e rettore del santuario fin dal 1944, scrisse all’arcivescovo di Milano, cardinale Ildefonso Schuster, e a Papa Pio XII, chiedendo di proclamare la Beata Vergine Maria del Ghisallo patrona universale dei pedalatori. E non si sa, detto per inciso, se fossero previsti anche quelli dotati di pedalata assistita. Successivamente dell’argomento si occuparono i corridori partecipanti al 31° Giro d’Italia firmando da Bari, il 24 maggio 1948, una petizione al Santo Padre perché volesse designare a loro patrona la Beata Vergine del Ghisallo.

Durante la cerimonia di dedicazione, una grande fiaccola di bronzo, opera dello scultore Carmelo Cappello, fu benedetta dal Papa e portata da una staffetta di ciclisti da Roma al Ghisallo; gli ultimi due tedofori furono Gino Bartali e Fausto Coppi. La fiaccola è tuttora sempre accesa nel santuario dove sono esposte le bici di Coppi del Tour del 1948, quella di Fabio Casartelli morto nel Tour del 1992 e quella usata da Francesco Moser per il record dell’ora nel 1984. Di fronte al porticato il busto in bronzo di don Viganò accoglie i visitatori insieme con quelli di Binda, Coppi e Bartali, e chi scrive non può ogni volta che passa di lì non rivolgere un saluto all’idolatrato “Ginettaccio” della sua gioventù ciclistica. (Ser)

Poco distante dal tempio sorge sul Ghisallo il monumento al ciclista e apre i battenti un frequentato museo del ciclismo. Ph. Serafin/MountCity

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