Incanto e tormento delle foreste

Il bosco è stato al centro dei Colloqui di Dobbiaco, giunti dal 27 al 29 settembre alla trentesima edizione. “Che cosa sanno gli alberi? Incanto e tormento delle foreste” era il titolo: un tema di attualità, affrontato da diversi punti di vista, ma con un chiaro messaggio al mondo della politica e alla società, la necessità di un nuovo orientamento. Pubblichiamo un esauriente riepilogo così come ci è stato gentilmente fornito dall’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco che ha organizzato il simposio. Le foto sono di ©Ulrike Rehmann.

“Il bosco è la nostra vita“. L’ambiente non è quello che ci circonda, bensì quello in cui viviamo: è questa l’opinione condivisa dai relatori intervenuti al convegno presso il Grand Hotel di Dobbiaco. Ogni forma di vita è parte del cosmo, in cui tutti gli organismi, gli animali e le piante sono in costante comunicazione tra loro. Karl-Ludwig Schibel, curatore del convegno, ha stilato un bilancio estremamente positivo dei Colloqui. “Da decenni ci occupiamo delle questioni che ruotano intorno ai rapporti tra l’uomo e la natura, tra l’economia e le sue basi ecologiche: finalmente, la società ne ha recepito il significato per il futuro”, ha dichiarato, “e per questo, oggi è più importante che mai mostrare le alternative percorribili. Questo è ciò che abbiamo cercato di fare in questi giorni con interventi e dibattiti su una gestione forestale in armonia con la natura e sulla difesa della biodiversità nell’arco alpino”.

Le piante sono in comunicazione tra loro. Nel suo intervento, Daniele Zovi, attivista ambientale e scrittore di Asiago, ha sottolineato il significato esistenziale del bosco. “Dobbiamo tutelare il nostro pianeta”, ha affermato, “e rimediare agli errori commessi”. In questo processo, gli uomini possono imparare dalle piante: non abbiamo ancora inventato una macchina in grado di assorbire l’anidride carbonica, mentre le piante sono in grado di farlo benissimo. Oggi, anche la scienza ha riconosciuto che il mondo vegetale comunica, sia attraverso le sostanze minerali nell’apparato radicale, sia attraverso le note olfattive.

Un radicale cambiamento di paradigma. Il biologo e filosofo tedesco Andreas Weber afferma di esigere un radicale cambiamento di paradigma nel rapporto soggetto-oggetto tra l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Gli organismi sarebbero soggetti e non automi. “La visione occidentale del possesso è errata”, ha sostenuto, “poiché si basa sull’idea di poter superare la mortalità. Per questo è importante diffondere una nuova corrente di pensiero”. Weber ha citato anche l’attivista ambientale Greta Thunberg, che si sta battendo contro la visione, secondo cui il nostro pianeta sarebbe un bene in vendita. Rossella Guerrieri, ricercatrice dell’Università degli Studi della Basilicata., ha approfondito il tema del bilancio di CO2 nel bosco, da cui possiamo apprendere il significato di resilienza e diversità. Nella sua relazione, ha inoltre richiamato l’attenzione sull’impossibilità di prevedere la reazione delle foreste pluviali ai cambiamenti climatici e, pertanto, sull’importanza di un attento monitoraggio degli sviluppi.

Paesaggio in costante mutamento. “Non possiamo vivere nell’illusione che il paesaggio sia statico”, è il monito che Ulrike Tappeiner, biologa e presidente della Libera Università di Bolzano, ha rivolto a tutti i presenti, citando l’esempio della Val Venosta, il cui paesaggio è cambiato radicalmente negli ultimi 50.000 anni. Accanto allo sviluppo urbano che ha interessato località come Selva di Val Gardena e Kitzbühel, altrove si è assistito a una maggiore diffusione di boschi. Nella Stubaital, il patrimonio forestale è cresciuto del 30% e si è rinfoltito, con un triplice effetto. “Ciò nonostante, siamo di fronte a un’allarmante perdita di biodiversità”. Uno studio americano ha rivelato che, negli ultimi vent’anni, sono spariti 3 miliardi di uccelli. “Per preservare la biodiversità, è necessario tutelare l’habitat delle specie avicole, tra cui rientra naturalmente il bosco”.

Una silvicoltura naturale. Secondo Lutz Fähser, ex direttore forestale della città anseatica di Lubecca e consulente per progetti di sviluppo, un’economia forestale ecologica non serve a nulla se non tiene conto dei valori alla base del concetto di sostenibilità. Proprio in Germania, il valore produttivo del bosco ha assunto un peso eccessivo. “Noi forestali ci siamo ridotti ad assecondare le richieste dell’industria del legno“, ha sostenuto criticamente Fähser. Ancora oggi, in Austria, quello del taglio del bosco è un modello ampiamente diffuso. Non esistono praticamente isole in cui le foreste non siano state distrutte da pesanti macchinari. Per questo, Fähser si fa interprete di uno sfruttamento diverso. “Qualunque cosa facciamo”, ha proseguito, “dobbiamo scegliere l’alternativa che arreca meno danni al patrimonio boschivo”. L’idea di una silvicoltura in armonia con la natura cerca di mediare tra i vari estremi. Fähser si è detto a favore di una moratoria nel diboscamento delle aree pubbliche. “I forestali devono imparare a tutelare i boschi: il nostro è un compito etico”, ha concluso.

Fridays for Future A conclusione del convegno, i giovani rappresentanti di Fridays for Future, Majda Brecelj, Zeno Oberkofler e Michele Nesler di Bolzano (nella foto in apertura), hanno preso la parola  e risposto alle domande del pubblico sulle motivazioni che li hanno spinti a prendere parte a questo movimento mondiale. “Mi impegno per il mio futuro e quello di tutti noi”, ha dichiarato Majda. “Non molleremo fino a che non sarà cambiato qualcosa”. Nel frattempo, in attesa di trasformazioni di portata maggiore, il movimento ha già ottenuto alcuni risultati concreti: nell’ambito di una manifestazione benefica, sono stati raccolti oltre 5.000 euro, destinati all’acquisto di 5 ettari di foresta pluviale in Ecuador.

www.colloqui-dobbiaco.it

NOTA. Con piacere MountCity segnala che questo è il 1500° articolo sulle problematiche ambientali delle terre alte postato nel sito dalla sua nascita a oggi: un’occasione anche per ringraziare gli amici di Mountain Wilderness che ci hanno fatto partecipi delle loro campagne…delle loro battaglie per un futuro migliore.

L’intervento di Luigi Casnova (a sinistra), presidente onorario di Mountain Wilderness ai Colloqui di Dobbiaco. In apertura i rappresentanti di Fridays for Future. ©Ulrike Rehmann.

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