La bulimia turistica che umilia la montagna

Franco de Battaglia

Franco de Battaglia, illustre storico e cronista dell’universo alpino in Trentino, autore di una fondamentale enciclopedia delle Dolomiti, ha denunciato il 6 ottobre 2019 nella sua rubrica sul periodico Vita Trentina “la bulimia turistica di cifre e soldi che umilia le montagne del Trentino”. “Montagna involgarita, un futuro boomerang” è il titolo del suo severo intervento che non dovrebbe, si spera, passare sotto silenzio. “Non da oggi, ma questa estate in particolare”, scrive de Battaglia, “la montagna trentina è sembrata segnata da un uso volgare (e ci fermiamo a questo aggettivo) di un territorio prezioso e bellissimo, che non è solo una risorsa di economia, ma un riferimento di storia e di stile: per chi lo abita prima ancora che per chi lo visita…Con troppe esasperazioni di mercato sta infatti maturando – questa è l’impressione – una sorta di divorzio fra il Trentino, i Trentini e il loro turismo, mentre cresce, nonostante i ‘numeri’, una febbre di malessere e scontentezza, segnalata anche dal fatto che molti giovani, pur in cerca di lavoro, non vogliono farne i ‘servi’. Cercano altrove, se ne vanno”.

Di imbarbarimento culturale si parla in effetti nell’area dolomitica e tutto fa pensare che la Fondazione Dolomiti Unesco non solo non abbia posto un freno a questo fenomeno ma lo abbia al contrario accentuato facendosene complice in iniziative come il recente raduno dei quad a Falcade che niente hanno a che vedere con un uso rispettoso e ragionevole del territorio. Basti pensare anche ai “balconi panoramici” creati dall’Unesco con il cemento per consentire ai turisti di sostare, manufatti di cui nessuno ha mai sentito la necessità e che rappresentano veri pugni nell’occhio delle persone amanti del bello. Gli esempi si moltiplicano, dalle richieste di ampliamento del demanio sciabile nell’area (protetta) Adamello Brenta con i relativi progetti di meccanizzazione della montagna ai raduni di rombanti fuoristrada nel Primiero, dall’opaco progetto Translagorai, che inciderà su una delle poche aree vergini e incontaminate del Trentino, alla ciclabile del Garda pronta a ingabbiare le pareti e le calette fra Torbole e Malcesine con le sue passerelle a sbalzo sul lago.

Ciò che resta di un raduno di jeep nel Primiero.

“Ci sarà un limite a questo consumo dissennato e involgarimento generale del territorio?”, si chiede sempre su Vita Trentina il lettore Maurizio Gentilini. Non possono risultare soddisfacenti le risposte dell’assessore della Provincia Tonina, a sua volta presidente di Dolomiti Unesco, sul Corriere del Trentino del 12 ottobre. Che a proposito degli affollati concerti “live” in quota nel parco Adamello Brenta, si limita per esempio ad ammettere senza escludere nulla: “Nelle aree protette, esistono già delle limitazioni: si possono trovare anche altre zone meno delicate”. E che comunque mette le mani avanti: “Avere sensibilità ambientale non vuol dire bloccare ogni iniziativa: non avrebbe senso. Bisogna dare delle opportunità di sviluppo a chi ha sempre creduto nelle attività di montagna”. E chi ha mai pensato il contrario?

Ma poi di che tipo di sviluppo stiamo parlando? Con molta pacatezza la risposta la offre de Battaglia. “Bisognerebbe”, osserva il giornalista, “osservare più precisi limiti e difendere i diaframmi di natura di cui la montagna, in un mercato turistico di massa, ha bisogno, così come la musica, anche la pià sfrenata, ha bisogno di stacchi, di respiri…Quando la montagna diventerà anch’essa ‘città’, stadio di giochi ed eventi, annoierà anch’essa e verrà abbandonata. E allora il Trentino diverrà veramente marginale. Noi siamo orgogliosi di questa terra per la sua natura, i suoi uomini, la sua cultura di solidarietà, ma belle montagne, libere e non umiliate, ce ne sono tante al mondo”. (Ser)

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