Leggimontagna, le più belle storie del 2019

Conclusa a Tolmezzo la XVII edizione di “Leggimontagna”, premio dedicato al mondo dell’Alpe bandito dall’Associazione delle sezioni CAI di Carnia, Canal del Ferro e Valcanale. Massima manifestazione del genere dopo il Premio Itas del Filmfestival di Trento e il trevisano “Mazzotti”, ha aggiudicato molte decine di premi tra Narrativa, Saggistica e Inediti (per i quali, anche grazie alla collana “Sensazioni narrate” il concorso ha avuto le funzioni di incubatrice e di interfaccia con il mondo dell’editoria). Da alcuni anni è stata inoltre creata “Cortomontagna” una sezione audiovisivi, ormai autonoma, i cui esiti saranno resi noti a fine novrembre.

Per il 2019 la commissione giudicatrice della Narrativa ha premiato all’unanimità “Resto qui” di Marco Balzano (Einaudi), già vincitore del premio “Bagutta”. “Un bel romanzo, una prosa asciutta ed efficace, che sottende anche una documentazione puntuale e diffusa. Una vicenda verosimile, la sottrazione forzata di una bambina alla sua famiglia, serve a raccontare un fatto storico risalente alla fine del Secondo conflitto mondiale: l’evacuazione di un villaggio in Alto Adige, per far posto ad un bacino idroelettrico”, recita l’incipit della motivazione. “Questa vicenda si intreccia con le complesse problematiche legate all’irredentismo delle popolazioni altoatesine e con il difficile rapporto che lo Stato italiano ha sempre avuto con queste (ma anche con le altre) popolazioni di confine”.

Il secondo premio è andato a “La contadina” di Noëmi Lerch (“libro bello e ispirato, che per armonia e profondità dei contenuti, si rende un autentico inno all’immanenza della Natura”) edito da Capelli, il terzo a “Non sono un’alpinista”, silloge di scritti di Bianca Di Beaco a cura di Gianni Magistris e edito dal Cai (“La prosa, di nitida precisione, evita enfasi e supponenze formali, e trascorre a tratti verso la poesia, con spunti che si potrebbero definire ‘kugyani’… La prospettiva morale, più ancora dei contenuti, restituisce l’amore per la montagna”). Segnalato, inoltre, “Omini di pietra”, di Marco Rolando (Hever).

La saggistica ha visto invece prevalere “Sacri monti” di Guido Gentile per i tipi di Einaudi (“il pellegrinaggio sostitutivo che innerva la storia della pietà nella prima età moderna”), seguito da “Valle della Luce. Alpinismo nelle Valli del Sarca e dei Laghi” di Alessandro Gogna e Marco Furlani (“splendido e organico esempio di come dovrebbero evolversi le guide di montagna”) e da “Mario Rigoni Stern. Un uomo, tante storie, nessun confine” di Anna Maria Cavallarin e Annalisa Scapin edito da Priuli & Verlucca) “summa agile e interessante su una delle figure di maggiore rilievo nella letteratura sulla montagna e sugli uomini che ci vivono o vi sono mandati a morire”.

Il premio speciale Unesco è andato a “Breve storia delle Alpi tra clima e meteorologia” di Alex Cittadella (Franco Angeli). Per i racconti inediti, infine, “Questa notte sognerò” (Maria Grazia Menegon Paschini) ha vinto su “La montagna dei figli di Abramo (Paolo Borsoni) e su “L’uomo col bouquet di fiori” (Giuseppe Sandrini). Il premio dedicato all’”amico alpinista” è andato, per la sua straordinaria e schiva attività arrampicatoria, all’accademico tarvisiano-pordenonese Claudio Carratù.

Luciano Santin

Marco Balzano, 1° classificato della sezione narrativa con “Resto qui” (Einaudi), con il presidente della giuria Luciano Santin. Nella foto in apertura Claudio Carratù (al centro) riceve il Riconoscimento dell’Amico Alpinista 2019. A destra Enrico Pelucchi, presidente del Centro operativo editoriale del CAI, a sinistra Giovanni Anziutti, presidente dell’ASCA – Associazione delle Sezioni CAI di Carnia, Canal del Ferro, Val Canale che organizza il premio Leggimontagna.

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