Tenero e leale. Il “vero” Whymper al setaccio di Ian Smith

Come è che, a un certo punto della vita, si viene improvvisamente contagiati dal morbo dell’alpinismo? Deve essersi posto questa non semplice domanda l’inglese Ian Smith nell’accingersi a ripercorrere ogni passo e ogni appiglio toccato da Edward Whymper, figura paradigmatica nella storia dell’alpinismo vittoriano. Il libro, ottava uscita nella collana “Stelle Alpine” diretta da Marco Albino Ferrari (Ian Smith, «L’ombra del Cervino. Vita e imprese di Edward Whymper», Ulrico Hoepli Editore, 2019, pp 443, € 27,90), non è solo l’ennesima ricostruzione della conquista del Cervino.

Quell’impresa del Cervino, che costò la vita alla guida Michel Croz trascinato giù dai tre sventurati che, era il 1870, erano uniti alla sua corda, perseguitò Whymper fino alla fine della sua lunga vita. Per 46 anni Whymper tornò in pellegrinaggio alla tomba di Croz, nel cimitero di Zermatt. Emerge nel libro di Smith il rapporto fra due uomini, due alpinisti alla pari, il cliente britannico e la sua guida francese, che nonostante la diversa estrazione sociale erano legati da un’amicizia e da una stima più profonda di quello che forse si potessero confessare.

Michel Croz

In oltre quattrocento pagine Smith scandaglia l’intera vita di Whymper, dal suo apprendistato come incisore a Londra nello studio del padre, agli ultimi pellegrinaggi per contemplare quelle stesse vette che un giorno lo avevano ammaliato. Quel giorno giunse, poco più che ventenne, sulle Alpi per realizzare le illustrazioni di un libro, e da semplice viaggiatore divenne la più esemplare figura di alpinista ed esploratore del suo tempo. Inizialmente quella vetta sghemba che John Ruskin aveva definito pomposamente “il più nobile scoglio d’Europa” gli era parsa poca cosa, “un pan di zucchero messo su un piedistallo con la testa inclinata” aveva scritto. Ma, saputo che nessuno ci era mai arrivato in cima, era diventata una vera ossessione.

Superbo, solitario, a tratti sprezzante ma di certo leale, metodico, competitivo, idealista e pragmatico, ironico, insofferente, ambizioso, romantico, Whymper continuò a scalare e a viaggiare anche dopo il Cervino: e il libro, documentatissimo e scorrevole, dà conto di tutti i suoi viaggi esplorativi, delle sue scalate dalle Ande all’Artide, e delle sue opere, come anche dei suoi affetti travagliati: un matrimonio che non poteva funzionare (visto anche il di lui caratteraccio) e una grande tenerezza per i bambini, e in particolare per la strillante figlia Ethel Rosa (1908-1969). E’ questa tenerezza il lato più umano del grande alpinista che ancora non conoscevamo e un motivo in più per leggere questo libro appassionante. (Maser)

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