Il marmo, una maledizione?

Che cosa è rimasto, del marmo di Carrara? E soprattutto, che cosa rimane ai carraresi, del marmo di Carrara? Venerdì 8 novembre 2019 alle ore 21 presso la Sala di Rappresentanza del Comune di Carrara viene presentato il documentario “Il marmo di Carrara: una maledizione? – Le Alpi Apuane in pericolo”. Il progetto, sviluppato nei mesi scorsi, porta la firma del regista Yann Le Gléau per Arte TV, un’emittente televisiva franco-tedesca, visibile in streaming in diversi paesi europei fra cui anche l’Italia (https://www.arte.tv/it/videos/087191-003-A/il-marmo-di-carrara-una-maledizione/).

Alla realizzazione di questa delicata inchiesta hanno avuto modo di prendere parte geologi, ambientalisti, figure politiche e ovviamente anche personaggi direttamente collegati al settore lapideo carrarese. L’iniziativa ha luogo a cinque anni dall’ultima alluvione che ha devastato la valle del Carrione, e dal successivo presidio permanente all’interno della stessa Sala di Rappresentanza del Comune da parte di un’assemblea di cittadini che ha promosso molte iniziative di controinformazione dove moltissimi dei paradossi e dei pericoli trattati nel reportage sono stati sviscerati e denunciati con forza.

L’inchiesta delinea un quadro di paesaggi alpini compromessi dalle cave, di profitti nelle tasche di pochi e di diffusa illegalità e insostenibilità ambientale e sociale nel distretto minerario apuo-versiliese. Il grosso dei blocchi viene esportato nei paesi esteri dove la manodopera costa poco, mentre in città la disoccupazione tocca livelli record. Ben tre quarti del marmo, gli scarti, vengono invece trasformati da una multinazionale svizzera (la Omya Spa) in carbonato di calcio, un materiale utilizzato in moltissime filiere industriali quali la carta, i rivestimenti, adesivi o dentifrici, pitture, agroalimentare, cosmetici e farmaci ecc.

Il grosso dei blocchi viene esportato nei paesi esteri dove la manodopera costa poco. In apertura ciò che resta del picco di Falcovaia nelle Apuane.

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