Guide alpine, le donne vogliono la parità

Sedici donne (il 2 per cento) su un totale di 1129 Guide Alpine in Italia. Perché così poche e cresciute numericamente pochissimo in 35 anni? A queste domande ha cercato di rispondere nel week end del 9 e 10 novembre 2019 ad Arco il primo meeting di Guide alpine donna, una convenction con professioniste arrivate da Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. Ne riferisce qui per MountCity Laura Posani, medico di montagna, alpinista, attiva animatrice culturale che, anche in passato nella sua veste di presidente della Società Escursionisti Milanesi, si è battuta strenuamente perché il mondo (maschilista) della montagna riconosca e valorizzi il ruolo determinante della donna.

Laura Posani

L’esigua rappresentatività, un problema di pregiudizi. Il primo meeting Guide alpine donna ad Arco di Tento è stato caratterizzato da due momenti importanti: la tavola rotonda del 9 novembre “0.1 – Differenze di genere nelle professioni ad alto rischio, vantaggi ed opportunità” ed il primo Woman’s Climbing Day del 10 novembre. Una giornata questa di arrampicata nella falesia di Massone, organizzata dalle donne guida e dedicata a tutte le donne che arrampicano e che, almeno una volta, hanno pensato di fare di questa passione anche una professione. Sono state oltre 50 le interessate che hanno risposto all’invito. Alla tavola rotonda tenutasi presso Cantiere 26 ad Arco si sono avvicendate voci autorevoli del mondo della montagna. L’incontro è stato fortemente voluto da Anna Torretta, la prima ed unica donna guida appartenente alla Società delle Guide di Courmayeur. Di Anna alpinista, architetto, donna, scrittrice si sa già ma è sempre bello sottolineare anche il suo essere “voce”. Da quando nel 2001 ha fondato la prima Scuola di alpinismo al femminile “Avventura Donna”, a quando con la sua tenacia e resistenza più mentale che fisica si è guadagnata il titolo di Guida Alpina fino ad arrivare a condividere con gli altri la sua passione anche per mezzo della scrittura (perché le donne hanno scritto e scrivono di sé e del loro rapporto con la montagna troppo poco, dice Silvia Metzeltin). E’ proprio grazie a tutto questo che Anna dà voce a tutte le donne che come lei amano, frequentano e vivono la montagna ma che per i pregiudizi che ancora persistono nella società, difficilmente riescono a farne anche una professione. Sta di fatto che le donne Guida Alpina in Italia sono 16 su 1.129, circa il 2%.

La tavola rotonda. Grazie all’organizzazione ed alla regia di Marzia Bortolameotti, fondatrice della community “Donne di Montagna”, finalmente una rappresentanza di queste donne, dalle idee molto chiare, ha preso la parola. Alla tavola rotonda ed in sala numerose le donne a tenere il primato di guida: Giulia Venturelli prima donna guida del bresciani, Marika Favé prima donna trentina guida alpina, Ivana De Zanna seconda donna guida di Cortina, Elisabetta Caserini prima donna ligure a conseguire il titolo. Dopo che Giulia e Marika hanno parlato della propria esperienza e del loro lavoro di guida, ha preso la parola Antonella Bellutti, due volte campionessa olimpica di ciclismo su pista. Antonella ha parlato in rappresentanza di Assist, l’Associazione Italiana Atlete nata a tutela dei diritti collettivi delle atlete, invitando a contrastare il pensiero sessista facendo chiarezza una volta per tutte: non esistono differenze di rendimento e resistenza fisica o mentale tra il maschile ed il femminile. E’ proprio su questo terreno che si è sempre giocata la differenza e la segregazione della donna: non esistono discipline maschili o femminili, bisogna far parlare sempre di più chi ha fatto cose belle e grandi.

Marzia Bortolameotti, organizzatrice del meeting (Camilla Pizzini Photography). In apertura, da sinistra, Anna Monari, Ivana De Zanna, Anna Torretta, Marzia Bortolameotti, Elena Guella, Monica Malgarotto, Marika Favé, Giulia Venturelli, Elisabetta Caserini, Marta Bonomi (ph. Laura Posani)

L’indagine della SAT. Marta Bonomi ha posto il focus sulla figura dell’accompagnatore di media montagna dove la presenza femminile, circa il 30%, è molto richiesta per le sue conoscenze del territorio dal punto di vista sia naturalistico sia culturale ed antropologico. La parola è poi passata alla Vicepresidente della SAT Elena Guella che ha fornito alcune cifre: 46% è il numero delle socie ma le presidenti di sezione sono solo 14 su 80 e le gestrici di rifugi sono 4. Per meglio capire perché le donne ai vertici sono comunque sempre in minoranza, la SAT nel 2016 ha organizzato un congresso interrogando proprio le donne sul perché di questa esclusione. E’ emerso così che sono spesso le donne che preferiscono lasciare il ruolo di dirigente all’uomo anche perché pur essendo interessate non avrebbero comunque tempo. Si è quindi affrontato con la sociologa Barbara Poggio, prorettrice alle politiche di equità e solidarietà, il pregiudizio che vuole la donna non idonea allo svolgimento di professioni rischiose ad appannaggio esclusivo dell’uomo. Se poi il rischio su terreno si accompagna come spesso accade allo sporcarsi, al non essere curate ma anzi “scomposte” allora ecco la mancata corrispondenza con lo stereotipo femminile. Ma se la valenza femminile è prendersi cura dell’altro anche dal punto di vista relazionale, in questo caso la donna guida ha un valore aggiunto: oltre a saper affrontare il rischio oggettivo ha anche la capacità di accompagnare in tutti sensi la persona che porta in montagna. Per superare il pregiudizio che vuole la donna inabile a svolgere professioni rischiose è necessario fare rete, mettere oggi i semi nel terreno promuovendo iniziative che portino dei vantaggi nel futuro, come formare i giovani e formare chi forma rivedendo i modelli di ruolo.

Quote rosa? Dai numerosi interventi si è confermato come la esigua rappresentatività della donna nel mondo delle Guide sia ancora una volta un problema culturale, lo stesso problema che vede poco presente la donna in ogni luogo in cui si prendono decisioni, si cambiano schemi, si decidono i ruoli. Si è parlato di quote rosa che non piacciono alle donne perché non dovrebbe essercene bisogno. Ma se si vogliono accorciare i tempi bisogna spingere le normative.

Il primo passo da fare. Il Presidente nazionale delle Guide Alpine Pietro Giglio, sempre presente e sensibile a questi confronti, avrà sicuramente colto lo spirito e le richieste emerse. Come la voce così anche lo sguardo delle donne deve essere valorizzato. Insomma questo primo meeting delle donne guida è stato una proiezione con la lente rovesciata di quello che è la società con i tanti passi che si devono ancora fare per raggiungere le pari opportunità. Il primo passo è scardinare i pregiudizi e gli stereotipi, la prima porta sbarrata che impedisce di andare oltre: diritto al lavoro, sostegno economico e non solo della maternità, avere un proprio spazio dove esprimere la propria passione senza venirne escluse a priori, avere lo stesso riconoscimento nel merito. Sono stati due giorni densi di fatti, pensieri, parole e storie, in un clima di grande serietà ma anche leggerezza e serenità. Sicuramente sono stati messi i famosi semi che l’energia e la vitalità di tante donne determinate sapranno ben nutrire. Mi piace concludere con una famosa frase. “Le donne”, scrisse Charlotte Elisabeth Whitton, “devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile”.                              Laura Posani

Elisabetta Caserini impegnata in falesia al primo Woman’s Climbing Day (Camilla Pizzini Photography)

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